La peste suina africana si diffonde in 20 comuni a nord di Roma: stop a picnic (e i sindaci chiedono l’abbattimento dei cinghiali)

La peste suina africana (PSA) torna a preoccupare il Lazio. Dopo la conferma di alcuni casi tra i cinghiali nel territorio di Riano, a nord di Roma, è stata istituita una zona infetta e sono scattate diverse restrizioni. Ora 20 Comuni e i Municipi III e XV di Roma Capitale chiedono alla Regione Lazio e al Commissario straordinario per la PSA di intervenire rapidamente, con un piano coordinato per contenere la diffusione del virus.

La situazione è tornata a complicarsi a fine agosto, con il ritrovamento di carcasse di cinghiali positive al virus nel territorio di Riano. La Regione Lazio ha quindi formalizzato la zona infetta con l’ordinanza Z00005 del 2 settembre 2026, facendo scattare le relative misure di controllo.

Tra queste ce n’è una che riguarda direttamente le attività del tempo libero. L’ordinanza vieta infatti eventi, assembramenti e picnic all’aperto nelle aree agricole e naturali. Nelle stesse aree sono vietate anche attività come trekking e mountain bike.

L’obiettivo è ridurre le occasioni di contatto con l’ambiente frequentato dai cinghiali e quindi il rischio di contribuire, anche indirettamente, alla diffusione del virus. Ai cittadini viene inoltre chiesto di non avvicinare, alimentare o disturbare i cinghiali e di segnalare tempestivamente eventuali carcasse o animali in difficoltà.

Non parliamo certo di una malattia nuova per il territorio. La PSA aveva già interessato l’area romana negli anni scorsi, ma la situazione era progressivamente migliorata fino all’uscita dall’emergenza. La nuova circolazione del virus riporta quindi il Lazio davanti a un problema che riguarda contemporaneamente la fauna selvatica, gli allevamenti suinicoli e le attività economiche dei territori interessati.

Il Ministero della Salute spiega che in Italia la malattia interessa prevalentemente i cinghiali selvatici e solo in un numero limitato di occasioni i suini allevati. Proprio per questo il piano nazionale prevede una sorveglianza specifica della popolazione selvatica, la ricerca delle carcasse e una serie di misure per impedire che il virus raggiunga gli allevamenti.

L’appello dei 22 territori: “Non possiamo più aspettare”

L’appello è stato firmato dai sindaci di Campagnano di Roma, Capena, Castelnuovo di Porto, Civitella San Paolo, Fiano Romano, Filacciano, Fonte Nuova, Formello, Guidonia Montecelio, Magliano Romano, Mazzano Romano, Mentana, Monterotondo, Morlupo, Nazzano, Ponzano Romano, Riano, Rignano Flaminio, Sacrofano e Sant’Oreste, insieme ai Municipi III e XV di Roma Capitale.

Il documento, chiede alla Regione Lazio e al Commissario straordinario per la PSA un intervento coordinato e urgente. I territori firmatari chiedono in particolare un piano straordinario di contenimento e depopolamento, insieme alla convocazione di un tavolo istituzionale che stabilisca con chiarezza interventi, risorse, soggetti incaricati e tempi.

Abbiamo accettato restrizioni e sacrifici, ma da soli non possiamo affrontare un’emergenza di queste dimensioni – scrivono gli amministratori.

Nel documento si sottolinea anche che cittadini, imprese e attività economiche stanno già sopportando le conseguenze delle limitazioni. Manifestazioni cancellate, limitazioni alla fruizione di alcune aree e difficoltà per attività legate a turismo, agricoltura, ricettività ed eventi rischiano, secondo i Comuni, di avere conseguenze sempre più pesanti se l’emergenza dovesse protrarsi.

Nel loro appello, i 22 territori chiedono che la popolazione dei cinghiali venga “significativamente ridotta” e parlano di rafforzare catture, controllo e depopolamento, sia nelle aree protette sia nei territori esterni.

Ovviamente, la vera preoccupazione dal punto di vista economico e sanitario, è che il virus passi dalla fauna selvatica agli allevamenti.

Per un’azienda suinicola un focolaio può significare restrizioni alla movimentazione degli animali e dei prodotti e, nei casi previsti dalle norme, l’abbattimento degli animali presenti negli allevamenti colpiti o epidemiologicamente correlati. A questo si aggiungono i danni indiretti per tutta la filiera.

È una situazione nella quale la rapidità della risposta conta davvero, ma la risposta non può essere ridotta a una sola misura, quella di abbattere i cinghiali.

L’ENPA contesta gli abbattimenti: “Non fermano la peste suina”

Già ad agosto, prima del nuovo allarme a nord di Roma, la sezione di Viterbo e provincia dell’Enpa aveva contestato il piano regionale di contenimento dei cinghiali per il 2026-2027, mettendo in dubbio l’efficacia degli abbattimenti su larga scala come strumento per contrastare la peste suina africana.

L’associazione sostiene che per contenere la malattia sia necessario puntare soprattutto sulla prevenzione, sulla gestione delle fonti di cibo e dei rifiuti, sulle recinzioni a protezione delle coltivazioni e sulla ricerca di metodi alternativi per la gestione della popolazione dei cinghiali, come l’immunocontraccezione.

Una posizione che riporta al centro una domanda importante: ridurre la presenza dei cinghiali è davvero possibile solo attraverso gli abbattimenti o esistono strategie complementari che permettano di contenere il virus limitando l’impatto sulla fauna selvatica?

Che cos’è la peste suina africana

La peste suina africana (PSA) è una malattia virale che colpisce suini domestici e cinghiali e può causare un’elevata mortalità. Non esistono al momento una cura specifica né un vaccino efficace.

Non si trasmette alle persone, né attraverso il contatto con animali infetti né attraverso il consumo di carne. Il virus può però diffondersi rapidamente tra gli animali, sia attraverso il contatto diretto sia indirettamente tramite carcasse, materiali, attrezzature, veicoli e abbigliamento contaminati. Per questo la biosicurezza e la corretta gestione degli animali morti sono fondamentali per limitarne la circolazione.

Cosa possono fare i cittadini

Anche le persone che vivono nei territori interessati possono contribuire a evitare che il virus si sposti. La prima regola è non alimentare mai i cinghiali e non lasciare rifiuti o avanzi di cibo facilmente accessibili.

Se viene trovata una carcassa, invece, non bisogna avvicinarsi o manipolarla, ma segnalarla ai servizi competenti. Il Comune di Riano indica per l’emergenza in corso anche il numero verde regionale della Protezione Civile 803 555, attivo 24 ore su 24.

Sono comportamenti semplici che possono contribuire a ridurre le occasioni di contatto e, soprattutto, a migliorare la sorveglianza della malattia.

Fonte: Comune di Riano

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