Vivo a Riposto, un piccolo comune alle pendici dell’Etna, e negli ultimi giorni il sottofondo che sento è quello del via vai dei Canadair che vanno a prelevare l’acqua dal mare. Tutto attorno si vedono fiamme e fumo, che stanno devastando boschi e minacciando abitazioni.
Le temperature che sfiorano i 40°C, l’afa unita alla sabbia proveniente dal Sahara (che rende l’aria irrespirrabile) e i soliti piromani criminali hanno dato vita a un’emergenza. Gli incendi stanno interessando praticamente tutte le province: le aree più colpite sono quelle del Palermitano e la Sicilia orientale. E la Protezione Civile e i Vigili del Fuoco stanno lavorando senza sosta, con mezzi di terra ed elicotteri, per domare le fiamme.
Dal Palermitano al Catanese, l’isola brucia
Nel Catanese momenti di apprensione nei pressi del casello autostradale di Acireale, dove ieri un incendio si è sviluppato in un deposito di oli esausti, generando un enorme nube nera
Fiamme anche a Scordia, in contrada Fico, e a Linguaglossa, dove un rogo in via Croceferro ha sfiorato un’abitazione e nelle campagne di Mascali, dove un incandio ha minacciato anche le case. Le fiamme hanno interessato anche il nel Siracusano, con interventi a Lido Sacramento – dove sono state evacuate diverse famiglie -, lungo la provinciale Carlentini-Brucoli e a Baia Arcile, ad Augusta. Nel Messinese i roghi hanno coinvolto coinvolto i territori di Gioiosa Marea e Piraino, mentre altri roghi sono stati segnalati a Gallodoro e Furnari. L’emergenza incendi sta colpendo le contrade Silemi e Andreana di Letojanni, dove il fuoco è arrivato vicino a zone abitate.
Nel Ragusano un vasto incendio è divampato in contrada Santa Lucia, a Chiaramonte Gulfi. Le fiamme bruciato la pineta e si sono avvicinate alla chiesetta rupestre e ad alcune abitazioni, rendendo necessario anche l’intervento dei mezzi aerei. Non si salva neanche l’Agrigentino, in particolare Menfi, dove è andato in fume il Serrone Cipollazzo, un’area sottoposta a vincolo ambientale, con dune mobili dove nidificano animali.
Sul fronte occidentale, diverse squadre anti-incendio sono impegnate nel Trapanese a Mazara del Vallo, Poggioreale e Partanna. Restano gravi, intanto, le condizioni di Salvatore Giglia, 26 anni, rimasto ustionato durante l’incendio a Ciminna, nel Palermitano. Il giovane avrebbe cercato di difendere la propria campagna prima di essere sopraffatto dalle fiamme e adesso si trova ricoverato all’ospedale Civico di Palermo, in prognosi riservata.
Fanno male le immagini che arrivano da Polizzi Generosa (Palermo), dove il fuoco ha raggiunto il centro abitato.
Polizzi brucia e brucia di brutto. Il giorno dopo, per chi si aggira nei luoghi colpiti per una prima sommaria analisi dei danni, si presenta uno scenario da incubo, un paesaggio lunare che ha portato via tutto. Davvero spettrale lo spettacolo, con le persone che hanno avuto i maggiori danni che si aggirano come tanti disperati tra fuliggine e distruzione. – scrive il primo cittadino – Tutto è venuto a nudo, ossia l’ossatura di un territorio fragile, ancora una volta colpito a morte.
Sì, siamo salvi, ma si ha la sensazione di chi sopravvive. In attesa dell’ulteriore, ennesima prova. Per esempio, ma non voglio essere né Cassandra né menagramo di sventura, quelle che potranno puntualmente verificarsi all’arrivo della stagione delle piogge. Come pensate che reagirà un territorio che, dalle sue alte quote, è stato spogliato e raso al suolo di tutta la sua coltre arborea, arbustiva e vegetativa, se non creando un incontrollato scivolamento del terreno dai suoi livelli fino alle più basse quote, con slavine, frane e smottamenti? Dal primo sopralluogo, le avvisaglie di una cronaca di una morte annunciata, per parafrasare un noto titolo, ci sono tutte.
Il copione si ripete
E così, ancora una volta, la Sicilia si ritrova nella morsa delle fiamme senza essere riuscita davvero a prevenirle. Ogni estate si ripetono gli stessi allarmi, gli stessi roghi e le stesse devastazioni, mentre la mano dolosa continua a colpire un’isola già piegata dalla siccità e da chi la sfrutta senza scrupoli. Bruciano i boschi, ma bruciano anche uliveti, vigneti, agrumeti, pascoli e terreni agricoli che rappresentano il lavoro e il reddito di migliaia di famiglie.
E in una regione dove l’acqua è già una risorsa sempre più scarsa, ogni incendio aggrava ulteriormente il problema: impoverisce il suolo, distrugge la vegetazione che trattiene l’umidità, aumenta il rischio di erosione e rende ancora più difficile la capacità del territorio di resistere alle ondate di calore e alla mancanza di piogge. Il fuoco, quindi, non lascia soltanto cenere: lascia un’economia agricola più debole, un ambiente più vulnerabile e la sensazione amara che, nonostante tutto ciò che è già accaduto negli anni passati, continuiamo a rincorrere l’emergenza invece di prevenirla.