Il Lago Trasimeno ha ufficialmente varcato una soglia critica devastante, perdendo circa la metà della propria profondità media a causa di un livello idrometrico sprofondato a oltre 2 metri sotto lo zero. Il tempo dei rinvii burocratici è definitivamente esaurito: la gravità della situazione impone di abbandonare qualsiasi logica di scelta esclusiva tra singole alternative, mobilitando simultaneamente tutte le risorse e le strategie tecniche disponibili. La sopravvivenza dell’ecosistema lacustre richiede una revisione urgente dei parametri di guardia e un immediato recupero dei progetti di ingegneria idraulica rimasti a lungo nei cassetti.
Lo sfruttamento degli invasi esistenti e la rete di Montedoglio
La prima linea di difesa per guadagnare preziosi centimetri d’acqua nello specchio lacustre, come avanzato da Passaggi Magazine, consiste nell’ottimizzazione immediata delle infrastrutture già collaudate. Dalla presa di Montedoglio affluiscono già 200 litri al secondo, un volume che una successiva implementazione attraverso il sistema di Paganico potrebbe incrementare fino a 800 litri al secondo filtrati, coprendo una condotta complessiva di circa 70 chilometri.
Parallelamente, il dirigente regionale Sandro Costantini ha rimesso sul tavolo il recupero strategico dell’invaso di Valfabbrica e la complessa riattivazione del progetto sul torrente Niccone, un’opera imponente dal costo stimato in 153 milioni di euro. Gli esperti sottolineano tuttavia la necessità di calcolare con precisione i prelievi destinati agli usi idropotabili e irrigui per evitare conflitti tra i fabbisogni agricoli e la tutela ambientale del bacino.
I nuovi progetti sul torrente Caina e la sfida della dissalazione
Sul fronte dei nuovi interventi strutturali spicca il progetto che prevede la realizzazione di un invaso da 1 milione di metri cubi nei pressi di Montesperello per convogliare le acque di piena direttamente nel lago in controcorrente attraverso l’emissario, garantendo un innalzamento stimato in 15 centimetri. Guardando agli scenari climatici più severi previsti per i prossimi decenni, si può pensare a soluzioni avveniristiche ma necessarie, come la grande adduzione di acqua marina dissalata proveniente dal mar Tirreno.
Nonostante i circa 100 chilometri di condotte necessari e i notevoli dislivelli altimetrici da superare, analoghi sistemi già operativi in Sicilia e in Israele dimostrano che la tecnologia della dissalazione rappresenta ormai una frontiera imprescindibile per garantire una fonte idrica indipendente dalle precipitazioni meteoriche e salvare definitivamente il futuro del territorio umbro.