L’Artico sta cambiando colore e non è una metafora. Dove per secoli il bianco del ghiaccio ha dominato il paesaggio, oggi compare sempre più spesso il blu dell’oceano. La banchisa si ritira, i ghiacciai arretrano, il permafrost si scioglie e quello che fino a pochi decenni fa appariva come un mondo immobile sta diventando, anno dopo anno, quasi irriconoscibile.
A lanciare l’allarme è stata Camilla Brekke, direttrice del Norsk Polarinstitutt, l’Istituto Polare Norvegese, intervenuta in occasione della prima Conferenza Nazionale Polare, “Poli di conoscenza: dalle terre estreme alle sfide globali”, organizzata dal 5 al 7 ottobre 2026 nella sede centrale del CNR a Roma.
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Nell’Artico si possono osservare cambiamenti drastici del paesaggio a occhio nudo, di anno in anno – ha spiegato Brekke. Il risultato è sotto gli occhi dei ricercatori: con il ghiaccio marino che diminuisce, l’Oceano Artico perde progressivamente il suo aspetto bianco e lascia spazio sempre più frequentemente all’acqua libera.
L’Artico si scalda molto più rapidamente del resto del pianeta
Il problema è che quelle trasformazioni non riguardano soltanto un luogo lontanissimo dalle nostre città. Secondo il nuovo documento strategico italiano sull’Artico, presentato a gennaio 2026, negli ultimi decenni la temperatura media della regione è aumentata a una velocità almeno tre volte superiore alla media mondiale e, in alcune aree, anche quattro volte superiore.
È quella che gli scienziati definiscono “amplificazione artica”: un insieme di meccanismi che fanno sì che l’estremo Nord del pianeta si riscaldi più velocemente rispetto alla media globale e uno dei più importanti riguarda proprio il colore.
Il ghiaccio e la neve, chiari, riflettono verso lo spazio gran parte della radiazione solare. L’acqua dell’oceano, molto più scura, ne assorbe invece una quota maggiore. Quando la superficie ghiacciata diminuisce e lascia il posto al mare aperto, quindi, l’oceano accumula più calore. E quel calore può a sua volta favorire un’ulteriore perdita di ghiaccio.
In buona sostanza, meno bianco significa anche più energia trattenuta dal sistema climatico. Va da sé, quindi, che l’immagine di un Artico che “diventa blu” racconta molto più di un semplice cambiamento del paesaggio.
Come se non bastasse, poi, il ritiro del ghiaccio apre allo stesso tempo spazi che diventano più facilmente accessibili alle attività umane: nuove rotte commerciali, turismo, trasporti e sfruttamento delle risorse stanno assumendo un peso sempre maggiore in una regione che fino a pochi decenni fa restava isolata per gran parte dell’anno.
La stessa strategia italiana sull’Artico riconosce che la progressiva fusione dei ghiacci sta aumentando l’interesse economico e geopolitico verso il Grande Nord. L’Italia, Paese osservatore del Consiglio Artico dal 2013, ha individuato nella ricerca scientifica, nella sicurezza e nello sviluppo economico tre dei principali assi della propria presenza nella regione.
Un paradosso? Certo che sì. Mentre la perdita del ghiaccio rappresenta uno dei segnali più chiari del riscaldamento globale, la stessa scomparsa del ghiaccio rende quella regione più accessibile a navigazione, turismo e interessi economici.
Vedere l’Artico passare dal bianco al blu può sembrare quasi un’immagine suggestiva ma non lo è. È piuttosto il colore di un equilibrio che stiamo perdendo.