L’Europa vuole mettere le etichette di sostenibilità ai data center: classi da A a G per acqua ed energia

Entro 15 agosto 2027, aprendo la banca dati europea dei data center, accanto a ogni grande struttura potremmo trovare due lettere. Una dirà quanto è efficiente nell’uso dell’energia, l’altra quanto lo è nell’uso dell’acqua. A, naturalmente, sarà il risultato migliore. G quello con qualche margine di miglioramento in più. È il nuovo sistema di classificazione presentato dalla Commissione europea il 21 settembre 2026, insieme a un pacchetto di misure dedicato all’efficienza di queste infrastrutture. Il regolamento delegato dovrà ora superare il normale periodo di controllo di due mesi da parte di Parlamento e Consiglio.

La novità arriva mentre i data center europei stanno diventando parecchio più affamati di elettricità. Nel 2024 ne hanno consumati circa 68 TWh; secondo le stime citate dalla Commissione potrebbero arrivare a 114 TWh nel 2030, superando il 3% della domanda elettrica complessiva dell’Unione. Nello stesso periodo Bruxelles vuole aumentare rapidamente la capacità di calcolo europea: l’obiettivo dichiarato è triplicare la capacità dei data center nei prossimi cinque-sette anni, spinta anche dalla crescita dell’intelligenza artificiale e dei servizi cloud.

L’idea europea, quindi, è far crescere queste infrastrutture cercando contemporaneamente di capire meglio quanto consumano e quanto bene utilizzano le risorse. Al momento i due movimenti vanno avanti insieme.

Una lettera per l’energia e una per l’acqua

L’etichetta sarà una sola, ma con due scale distinte dalla A alla G. La prima riguarda il Power Usage Effectiveness, il PUE. Il nome è da manuale tecnico, il concetto molto meno: confronta tutta l’elettricità consumata dal data center con quella che arriva effettivamente ai server e alle altre apparecchiature informatiche.

I computer, infatti, rappresentano solo una parte della macchina. Servono sistemi di raffreddamento, gruppi di continuità, distribuzione elettrica e altre apparecchiature che tengono in funzione l’intera struttura. Più il PUE si avvicina al valore teorico di 1, minore è la quota di energia utilizzata per tutto ciò che circonda il lavoro informatico vero e proprio. Nel sistema europeo una classe A corrisponderà ai valori migliori, mentre quelli meno efficienti scenderanno progressivamente verso la G.

La seconda lettera sarà assegnata attraverso il Water Usage Effectiveness, WUE, che mette in relazione l’acqua dolce utilizzata dal data center con l’energia consumata dalle apparecchiature IT. Anche qui un valore più basso indica una maggiore efficienza. È un dato particolarmente interessante perché il consumo idrico cambia parecchio in base alla tecnologia di raffreddamento e al luogo in cui si trova l’impianto: usare la stessa quantità d’acqua in una zona ricca di risorse idriche o in un territorio sottoposto a stress idrico, evidentemente, racconta due storie diverse. Proprio per questo la Commissione prevede che le etichette siano accompagnate da informazioni utili a leggere i valori nel loro contesto geografico e climatico.

Dentro l’etichetta ci saranno anche rinnovabili, rete e calore recuperato

Le due lettere sono la parte più immediata, ma l’etichetta conterrà altre informazioni. Tra queste ci saranno il ricorso alle fonti rinnovabili, la capacità del data center di offrire servizi alla rete elettrica e l’indicazione sulla possibilità di recuperare il calore generato dagli impianti. Tutto sarà raccolto nella banca dati europea e consultabile elettronicamente.

Quello del calore di scarto è uno dei passaggi più interessanti. Un data center produce calore praticamente mentre lavora e, dove esistono le condizioni tecniche e una rete abbastanza vicina, parte di quell’energia può essere recuperata e utilizzata per il teleriscaldamento di abitazioni ed edifici. La Commissione stima che recuperare circa la metà del calore di scarto prodotto dai data center europei equivarrebbe alla domanda complessiva di riscaldamento di circa quattro milioni di famiglie. Una quantità abbastanza grande da meritare qualcosa di meglio dell’aria aperta.

La Commissione guarda anche alla flessibilità. Data center capaci di spostare parte dei propri consumi nelle ore più favorevoli alla rete potrebbero contribuire a gestire meglio la domanda elettrica e facilitare l’integrazione di una maggiore quantità di energia rinnovabile. È uno dei motivi per cui Bruxelles considera queste infrastrutture anche come possibili risorse del sistema elettrico, purché progettate e gestite in quella direzione.

Cosa resterà fuori dalla pagella europea

Una A sull’energia o sull’acqua descriverà bene quei due aspetti, senza trasformarsi automaticamente in un bollino di sostenibilità complessiva. Il sistema, almeno nella sua prima versione, non assegna una classe al consumo di suolo e non riassume in un unico voto gli impatti legati alla costruzione degli edifici, ai materiali, al rumore, ai generatori di emergenza o alle nuove infrastrutture elettriche necessarie per collegare impianti molto grandi.

Sono questioni che dipendono molto dal progetto e dal territorio e continueranno a essere affrontate attraverso altri strumenti autorizzativi e ambientali. Lo stesso regolamento prevede comunque di poter aggiungere in futuro altri indicatori climatici e ambientali. La doppia A-G va quindi letta per quello che misura: consente di confrontare con più facilità strutture simili e rende visibili differenze che finora rimanevano soprattutto dentro documenti tecnici e rendicontazioni. Un primo passo verso la trasparenza.

Le etichette arrivano nel 2027, i limiti obbligatori sono ancora in preparazione

Il sistema riguarderà i data center che già rientrano negli obblighi europei di rendicontazione previsti dalla direttiva sull’efficienza energetica: strutture con una potenza IT installata di almeno 500 kW. I gestori comunicano già alla banca dati europea informazioni su energia, acqua e altri indicatori; le nuove etichette saranno generate automaticamente a partire da questi dati.

La prima emissione è prevista entro il 15 agosto 2027 e verrà poi aggiornata ogni anno. Le etichette saranno pubblicamente accessibili nella banca dati europea, nelle lingue ufficiali dell’Unione. La Commissione sta lavorando separatamente sugli standard minimi obbligatori di prestazione, cioè sulle eventuali soglie che in futuro potrebbero chiedere agli impianti meno efficienti di intervenire davvero. Il 21 settembre è stata aperta una consultazione pubblica di dodici settimane, che terminerà il 14 dicembre 2026; la proposta legislativa è prevista per il secondo trimestre del 2027.

Il sistema di classificazione stesso potrà cambiare. Entro il 31 marzo 2029 la Commissione dovrà valutarne il funzionamento e potrà aggiungere nuovi aspetti ambientali e climatici, modificare le scale oppure introdurre perfino un indicatore capace di riunire più parametri di sostenibilità.

Intanto il calendario europeo mette insieme due numeri difficili da ignorare: capacità dei data center destinata a crescere rapidamente e consumi elettrici che potrebbero superare i 100 TWh entro il 2030. Dal 2027 sapremo almeno con maggiore precisione quali strutture stanno usando meglio acqua ed energia. Sul consumo di suolo, invece, la pagella per ora resta vuota.

Fonte: Unione Europea

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