Non conosceranno mai una vita senza crudeltà, lontana dalle gabbie e da freddi laboratori. Per Alan e Larry, i due macachi diventati simbolo della battaglia contro la sperimentazione animale in Italia, non ci sarà la libertà per cui decine di migliaia di persone si sono mobilitate negli ultimi anni. La loro morte è stata annunciata dall’Avvocatura dello Stato durante l’udienza al TAR del Lazio, chiamato a pronunciarsi sul ricorso presentato dalla LAV (Lega Anti Vivisezione) contro il rinnovo dell’autorizzazione agli esperimenti condotti dall’Università di Parma.
Secondo quanto comunicato dall’associazione animalista, i due primati sono stati soppressi dopo aver trascorso anni nei laboratori dell’ateneo, dove venivano utilizzati per ricerche neuroscientifiche che prevedevano procedure invasive. Al momento non sono stati resi noti ulteriori dettagli sulle circostanze, sulle date esatte e sulle motivazioni della loro soppressione.
Anni di esperimenti invasivi e un progetto prorogato fino al 2027
Alan e Larry erano coinvolti dal 2019 in un progetto di ricerca sul cervello della durata iniziale di cinque anni. Le procedure sperimentali prevedevano, secondo quanto denunciato dalla LAV, l’impianto di elettrodi per registrare i movimenti oculari e lunghe sessioni di immobilizzazione su apposite sedie.
Il controverso progetto aveva suscitato fin dall’inizio forti contestazioni da parte delle associazioni per i diritti degli animali, preoccupate per le condizioni di vita dei macachi e per le conseguenze fisiche e psicologiche degli esperimenti. Nonostante le richieste di interruzione avanzate dalla LAV al Ministero della Salute e al Consiglio Superiore di Sanità, nel 2025 l’autorizzazione alla sperimentazione era stata prorogata di altri tre anni, fino al 2027.
Una decisione contro la quale l’associazione aveva immediatamente presentato ricorso al TAR del Lazio, contestando la prosecuzione del progetto. Parallelamente, la LAV si era rivolta anche al Consiglio di Stato per chiedere il rispetto delle prescrizioni relative al monitoraggio delle condizioni di benessere dei due macachi, con particolare attenzione ai livelli di stress provocati dalla detenzione e dalle procedure sperimentali.
Oltre 450mila persone si erano mobilitate per salvarli
La vicenda di Alan e Larry ha accompagnato per anni la battaglia italiana contro la sperimentazione sui primati non umani. Petizioni, manifestazioni e iniziative pubbliche hanno coinvolto oltre 460mila cittadini, che hanno sostenuto le richieste della LAV affinché i due animali potessero essere sottratti agli esperimenti.
La loro storia era diventata un simbolo della richiesta di una ricerca scientifica basata su metodi alternativi all’utilizzo degli animali. Ora, dopo la comunicazione della loro morte, l’associazione ribadisce la volontà di proseguire la battaglia legale. La LAV auspica infatti che il TAR del Lazio dichiari illegittimo il rinnovo dell’autorizzazione concesso dal Ministero della Salute, una decisione che, pur non potendo cambiare il destino di Alan e Larry, potrebbe avere conseguenze sulla valutazione di progetti analoghi.
La promessa della LAV: «Non ci fermiamo, continueremo a lottare»
La notizia della morte dei due macachi rappresenta un momento particolarmente doloroso per chi ne aveva seguito la vicenda e aveva sperato nella loro liberazione. Ma per la LAV la battaglia non si conclude con la scomparsa di Alan e Larry.
L’associazione chiede un cambiamento delle norme che regolano la sperimentazione animale e maggiori investimenti in metodi di ricerca che non prevedano l’impiego di animali vivi. “Non ci fermiamo, continueremo a lottare per una scienza etica e utile per tutti”: è il messaggio lanciato dalla LAV dopo l’udienza.
La questione sollevata dall’associazione riguarda non soltanto il caso dei due macachi, ma anche la necessità di sviluppare e adottare, dove scientificamente validati, metodi alternativi alla sperimentazione animale. Resta ora da conoscere la decisione del TAR e da chiarire le circostanze che hanno portato alla soppressione dei due primati. Per Alan e Larry, purtroppo, quella libertà tanto sognata non arriverà mai. La loro storia lascia aperta una domanda sul futuro della ricerca e sul prezzo che gli animali continuano a pagare nei laboratori.