Una pagina sgranata del 1969, 24 righe di numeri, lettere e strani segni disegnati a mano. Per 217 anni nessuno aveva pubblicato una lettura completa di quel messaggio militare. A settembre 2026 Carter Church, ingegnere di intelligenza artificiale di SentinelOne, ha affidato l’immagine a GPT-6 Astra e, secondo il suo resoconto tecnico, il modello ha impiegato circa sei ore di esecuzione per arrivare a una soluzione. Sei ore di macchina, va precisato: Church racconta di aver dedicato anche alcune sere al lavoro.
La lettera, poi, non fu scritta direttamente da Napoleone. Partì dal quartier generale di Eugène de Beauharnais, figliastro dell’imperatore e viceré d’Italia, ed era destinata al generale Auguste de Marmont, isolato con le sue truppe in Dalmazia. Napoleone aveva ordinato il 16 marzo 1809 che gli venissero comunicate in cifra le posizioni delle principali forze francesi e alleate. Quel messaggio sembra essere proprio la risposta all’ordine.
Prima ha dovuto capire cosa stava guardando
Il documento era conosciuto attraverso una riproduzione pubblicata dal tenente colonnello J. Vilcoq nella Revue historique des Armées del 1969, oggi conservata nell’archivio accademico Persée. La scansione misura appena 1.202 per 1.836 pixel. Il genere di immagine davanti alla quale anche un essere umano allenato comincia presto a desiderare caratteri tipografici e una buona luce.
GPT-6 Astra ha dovuto anzitutto trasformare quella pagina in qualcosa di analizzabile. Durante la trascrizione ha individuato 175 segni apparentemente diversi, trattando inizialmente anche le possibili variazioni della grafia come simboli separati. Dopo aver riunito le varianti, il cifrario risultava composto da circa 1.300 unità e 155 segni distinti. Ecco perché nei resoconti circolano entrambi i numeri: 175 erano le etichette provvisorie create leggendo l’immagine, 155 i segni effettivamente riconosciuti nella soluzione finale.
Qualche appiglio esisteva già. Lo storico della crittologia Daniel Tant aveva ricostruito una tabella parziale del codice con 33 valori alfabetici. Quei valori permettevano di leggere 435 delle 1.300 unità, circa un terzo del messaggio. Le parole intere rappresentate da un unico simbolo, invece, erano ancora tutte da individuare.
Il sistema utilizzato era un cifrario a sostituzione omofonica: una stessa lettera poteva essere rappresentata da segni diversi, proprio per rendere meno efficace il vecchio trucco di contare quante volte compare ciascun carattere. Astra ha costruito un programma che provava possibili corrispondenze e valutava il francese ottenuto usando statistiche ricavate da testi di Hugo, Dumas e dalle memorie dello stesso Marmont. Ventinove segni si sono rivelati parole complete, tra cui termini comuni come “de”, “que”, “les”, “vous” e “général”.
Church ha poi ripetuto il procedimento eliminando dal materiale di confronto le memorie di Marmont e gli altri testi napoleonici. Il programma è tornato sostanzialmente alla stessa lettura. Un controllo piuttosto importante, perché riduce il rischio che il modello si sia limitato a riconoscere una storia già incontrata durante l’addestramento e a riempire i vuoti con ciò che si aspettava di trovare.
Dentro c’erano eserciti, numeri e parecchia propaganda
Una volta ricomposta, la lettera appare per quello che era: un rapporto militare destinato a convincere Marmont che, in caso di guerra con l’Austria, non sarebbe rimasto solo. Compaiono i 40mila bavaresi schierati tra Monaco e Passau, i 30mila polacchi di Poniatowski sulla Vistola, i sassoni davanti a Dresda, gli 80mila uomini di Davout a Bayreuth, i 60mila di Masséna tra Ulm e Donauwörth e altri 40mila sotto Oudinot ad Augusta e lungo il Lech. È quasi la stessa sequenza contenuta nell’ordine inviato da Napoleone a Eugène il 16 marzo 1809, conservato nella sua corrispondenza pubblicata nell’Ottocento.
Il messaggio aggiunge però informazioni sulle posizioni austriache e consente a Church di collocarlo negli ultimi giorni di marzo, poco prima dell’attacco austriaco del 10 aprile. C’è anche un piccolo regalo agli storici: nella corrispondenza pubblicata di Napoleone una frase si interrompe dopo l’ordine a Marmont di non lasciarsi intimidire da “una manciata di…”. Nel messaggio cifrato la frase prosegue con un riferimento a “poche truppe” e a un “rassemblement de canailles”, più o meno un’accozzaglia di gente.
Un’altra riga racconta bene quanto un dispaccio militare possa essere anche uno strumento di persuasione. Il testo assicura a Marmont che i russi stanno marciando contro l’Austria. Pochi giorni prima Napoleone aveva ordinato a Eugène di diffondere proprio quell’idea. Il 24 marzo, scrivendo all’ambasciatore francese a San Pietroburgo, si lamentava invece di non sapere dove fossero le truppe russe e temeva di dover affrontare l’Austria praticamente da solo. I russi sarebbero entrati in Galizia soltanto a giugno. Un cifrario militare, insomma, proteggeva le informazioni dal nemico. Non garantiva necessariamente che tutte quelle informazioni fossero vere.
Cinque simboli restano ancora aperti
La soluzione richiede comunque cautela. Church stesso segnala cinque segni la cui interpretazione resta incerta: in alcuni punti potrebbe cambiare una parola, per esempio tra “Sua Maestà” e “l’Imperatore”, oppure tra singolare e plurale. Nessuna di queste alternative modifica il significato generale del documento.
Satoshi Tomokiyo, che da anni cura il catalogo Cryptiana dedicato ai cifrari storici, ha esaminato la soluzione e il documento compare ora tra quelli risolti. Church ha inoltre pubblicato il pacchetto completo con scansione, trascrizione, chiave dei 155 simboli e programmi necessari per rigenerare la lettura. Questo rimane un resoconto tecnico, non uno studio accademico sottoposto a peer review, ma il risultato è almeno controllabile pezzo per pezzo anziché affidato a un semplice “fidatevi dell’IA”.
Alla fine, i documenti esistevano già, la tabella incompleta anche, la corrispondenza napoleonica era pubblica dall’Ottocento. Servivano tempo, occhio, francese storico, crittoanalisi e una notevole disponibilità a trascorrere settimane dietro 1.300 piccoli segni storti. Adesso esiste anche una chiave di 155 simboli. Se da qualche archivio dovesse saltare fuori un altro messaggio scritto con lo stesso sistema, almeno quello non dovrà aspettare altri due secoli.