L’impero Inca potrebbe essere nato diversi decenni prima di quanto sempre indicato dagli storici

A Machu Picchu gli Inca vivevano già intorno al 1420. Il problema è che, secondo la cronologia utilizzata dagli storici per decenni, il sovrano al quale viene attribuita la costruzione del complesso non sarebbe salito al potere prima del 1438. Quasi vent’anni di differenza, abbastanza per mettere in discussione una ricostruzione storica che sembrava ormai consolidata. E Machu Picchu è soltanto uno dei luoghi in cui le date hanno cominciato a non tornare.

Dal Perù al Cile, passando per Ecuador e Argentina, le analisi al carbonio-14 stanno anticipando la presenza degli Inca in territori che, secondo le cronache tradizionali, sarebbero stati conquistati soltanto diversi decenni dopo. Alcuni risultati suggeriscono che l’espansione imperiale fosse già in corso nei primi decenni del Quattrocento. Altri aprono la possibilità di una storia ancora più lunga, con conquiste, resistenze e accordi distribuiti su più generazioni.

Per oltre ottant’anni il riferimento principale è stato il 1438, anno in cui Pachacuti avrebbe assunto il potere trasformando il regno di Cusco in un impero. Da quel momento all’arrivo dei conquistadores spagnoli, nel 1532, sarebbero trascorsi appena 94 anni. Un periodo straordinariamente breve per costruire un dominio esteso lungo buona parte della cordigliera delle Ande.

Questa ricostruzione risale soprattutto al lavoro dell’archeologo statunitense John Rowe, che negli anni Quaranta ordinò le informazioni tramandate dai cronisti coloniali spagnoli, attribuendo date e conquiste ai diversi sovrani.

Il problema è che le cronache furono scritte dopo la conquista europea, sulla base di testimonianze e tradizioni precedenti. Gli Inca utilizzavano i khipu, sistemi di corde annodate per registrare informazioni, ma non ci hanno lasciato una cronaca storica organizzata secondo il calendario europeo. E i racconti dei sovrani, come spesso accade quando a tramandare le imprese è chi detiene il potere, potevano avere anche qualche interesse a distribuire diversamente i meriti.

Le datazioni che anticipano le conquiste Inca

I primi dubbi seri sulla cronologia tradizionale erano arrivati ben prima delle ricerche più recenti. Già nel 2012 l’archeologo Dennis Ogburn, in uno studio pubblicato su Radiocarbon, aveva esaminato le datazioni del sito di Chamical, nell’Ecuador meridionale. I risultati suggerivano che l’espansione verso nord fosse cominciata uno o due decenni prima rispetto alle date riportate dalle fonti storiche.

Le discrepanze non si limitavano all’Ecuador. Nel 2017, Erik Marsh e altri tre ricercatori hanno pubblicato un’analisi basata su modelli statistici delle datazioni archeologiche raccolte in Ecuador e Argentina. Per la regione argentina di Mendoza, il modello collocava l’inizio dell’occupazione inca tra il 1350 e il 1440, con un intervallo di probabilità del 95%.

La forbice rimane ampia, dunque sarebbe scorretto scegliere il 1350 come nuova data certa della conquista. Il risultato indicava però una presenza potenzialmente molto più antica rispetto al 1471 previsto dalla cronologia tradizionale per l’espansione meridionale. Nel nord del Cile, invece, gli archeologi sono riusciti a restringere considerevolmente l’incertezza.

Uno studio pubblicato su Radiocarbon, coordinato da Beau Murphy dell’Università del New Mexico, ha analizzato 34 datazioni al carbonio-14 provenienti da insediamenti fondati dagli Inca nell’area dell’alto fiume Loa. Dopo aver escluso due risultati anomali, il modello ha collocato l’inizio della presenza imperiale tra il 1401 e il 1437, con una data mediana intorno al 1420.

Le strutture studiate comprendevano basi amministrative e insediamenti collegati alle attività minerarie. Gli Inca, quindi, sembrano aver organizzato il controllo di questa regione ben prima del periodo indicato dalle cronache. E parliamo di territori lontani circa mille chilometri da Cusco.

Anche Machu Picchu era già abitata prima del previsto

A complicare ulteriormente il calendario è arrivato uno dei siti archeologici più conosciuti del mondo. Nel 2021 un gruppo di ricercatori guidato da Richard Burger, dell’Università di Yale, ha pubblicato su Antiquity le analisi di resti umani provenienti da Machu Picchu.

Gli studiosi hanno esaminato campioni di ossa e denti appartenenti a 26 individui recuperati durante gli scavi del 1912. Le nuove datazioni indicano che il complesso era occupato approssimativamente dal 1420 fino al periodo della conquista spagnola.

Machu Picchu sarebbe dunque entrata in funzione almeno vent’anni prima di quanto suggerissero le ricostruzioni fondate sui testi coloniali. Questo risultato, da solo, non permette di stabilire quando sia nato l’impero. Le date dei resti umani documentano l’occupazione del sito e devono essere interpretate insieme alle informazioni archeologiche e storiche. Rendono però difficile continuare a considerare il 1438 un punto di partenza valido per tutte le trasformazioni politiche e territoriali attribuite a Pachacuti.

Un’altra indagine riguarda Saqsaywaman, il grande complesso monumentale che domina Cusco, celebre per le sue enormi mura di pietra a zigzag. Qui gli archeologi stanno cercando di ricostruire le diverse fasi edilizie e di capire quando le strutture più antiche lasciarono spazio alle costruzioni monumentali associate al potere imperiale.

Il gruppo di ricerca comprende Julia Earle, del Centro di Studi Andini dell’Università di Varsavia, insieme ad archeologi e specialisti peruviani e internazionali. Il lavoro, intitolato Building Saqsaywaman: Absolute Chronology for Monumentality in the Inka Imperial Capital, risulta ancora in fase di revisione per la rivista Antiquity.

Le anticipazioni sulle costruzioni avviate intorno al 1400 sono interessanti, ma i risultati completi non sono ancora disponibili in una pubblicazione scientifica definitiva. Le nuove date dovranno quindi essere valutate insieme ai metodi utilizzati, ai campioni e ai rispettivi margini di incertezza.

Le popolazioni andine resistettero molto più di quanto raccontavano le cronache

La revisione delle date modifica anche un altro aspetto della storia inca: il modo in cui venivano conquistati e governati i territori. Nella ricostruzione tradizionale, l’impero si allargava attraverso una successione relativamente rapida di campagne militari. Le evidenze archeologiche restituiscono situazioni assai meno uniformi.

Nell’altopiano peruviano, a nord del lago Titicaca, molte comunità vivevano in insediamenti fortificati sulle montagne, chiamati pukara. Erano luoghi costruiti per difendersi, spesso su alture difficili da raggiungere. L’archeologa Elizabeth Arkush, dell’Università di Pittsburgh, ha documentato come queste fortificazioni fossero diventate particolarmente diffuse tra il 1300 e il 1450. Con Sarah Kennedy sta inoltre studiando i rapporti tra le fortezze delle popolazioni Colla e gli insediamenti inca, per comprendere meglio le forme assunte dalla conquista e dalla resistenza locale.

La presenza di strutture militari e le diverse fasi di occupazione mostrano una storia che richiede di essere ricostruita territorio per territorio. Non tutte le comunità furono incorporate nello stesso momento e il controllo imperiale poteva assumere forme differenti.

In Cile sono emerse testimonianze ancora più concrete dei conflitti. Nel sito di Iglesia Colorada, nella valle di Copiapó, gli archeologi Francisco Garrido e Catalina Morales hanno individuato resti di teste umane recise, alcune perforate e probabilmente utilizzate per essere esposte. Nel loro studio pubblicato nel 2019 su Latin American Antiquity, i ricercatori interpretano questi resti come possibili testimonianze di pratiche rituali legate all’esibizione del potere imperiale sulle popolazioni locali. La conquista, evidentemente, poteva avere conseguenze ben più immediate di un cambio di sovrano.

La stessa valle di Copiapó, però, racconta anche una storia di adattamenti e negoziati. In un successivo studio pubblicato online nel 2024, Garrido ha ricostruito tre fasi dell’espansione inca: prima la realizzazione di strade e santuari sulle montagne, poi la costruzione di edifici amministrativi in un villaggio locale e, successivamente, interventi più limitati in altri insediamenti, forse destinati a favorire relazioni diplomatiche.

L’impero poteva dunque ricorrere alla forza, intervenire direttamente nell’organizzazione dei villaggi oppure negoziare con le autorità locali. La strategia cambiava secondo i territori e le circostanze.

Il carbonio-14 non ha ancora trovato una nuova data di nascita dell’impero

Le tecniche di datazione permettono oggi di affrontare questioni che fino a pochi decenni fa erano difficilissime da risolvere. Il carbonio-14 viene utilizzato per stimare l’età dei materiali organici, come ossa, semi e carbone. Le misurazioni, combinate con modelli statistici e curve di calibrazione aggiornate, possono aiutare a restringere gli intervalli cronologici.

Rimane però un limite importante: come spiega anche il laboratorio di datazione al radiocarbonio dell’Università di Oxford, il metodo misura l’età del materiale organico, che può essere precedente al suo utilizzo nel contesto archeologico. Un pezzo di legno bruciato, per esempio, potrebbe provenire da un albero molto più vecchio della costruzione nella quale è stato ritrovato.

Per ricostruire la storia dell’espansione inca, quindi, servono campioni ben identificati, contesti archeologici affidabili e confronti tra siti diversi. Soprattutto, bisogna distinguere la presenza di oggetti di cultura inca dall’effettivo controllo politico di un territorio. Sono due informazioni che possono coincidere, ma non necessariamente.

I risultati già pubblicati rendono comunque sempre meno convincente una cronologia imperiale rigidamente concentrata nei 94 anni successivi al 1438. La ricerca sta ricostruendo un’espansione più lunga e articolata, nella quale le popolazioni locali ebbero un ruolo attivo, attraverso resistenze, alleanze e forme di collaborazione.

Rimane da stabilire quali sovrani abbiano guidato le prime conquiste e quanto indietro debba essere spostata l’origine del potere imperiale. Per ora non esiste una nuova data universalmente accettata. Una cosa, però, è già documentata: in alcune regioni andine gli Inca avevano costruito insediamenti e organizzato attività molto prima di quando, secondo il vecchio calendario, avrebbero dovuto arrivarci.

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