Ti porto nel bellissimo borgo medievale tutto colorato con il mulino più antico della Toscana che in pochi conoscono

Nel nostro continuo girovagare per i borghi più belli d’Italia, abbiamo deciso di percorrere la suggestiva strada della Via Setteponti per raggiungere una perla incastonata nel Valdarno Superiore, in Toscana: il borgo di Lorociuffenna.

@RebeccaManzi/GreenMe

Appena siamo arrivati, la toponomastica locale ci ha subito incuriosito: il nome del paese deriva infatti dall’unione della parola latina laurus (alloro) e del torrente che spacca in due l’abitato, il Ciuffenna, termine derivato dall’antico nome romano Clufennius, le cui radici affondano direttamente nella civiltà etrusca. Camminando verso il centro storico, siamo rimasti affascinati dal perfetto connubio tra natura e ingegno umano, con il massiccio montuoso del Pratomagno a fare da spalla e il corso dell’Arno a delimitare l’orizzonte.

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La nostra esplorazione a piedi è iniziata dal magnifico e vertiginoso ponte vecchio in pietra, una struttura di origine romana riadattata in epoca medievale, che scavalca con un’unica e alta arcata la profonda gola del fiume. Da questo esatto punto, nei secoli passati, transitava il tracciato originario della via consolare Cassia Vetus, l’arteria stradale che metteva in comunicazione le città di Arezzo e Fiesole prima di toccare la colonia di Firenze.

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Il mulino del dodicesimo secolo e le antiche fortificazioni feudali

La vera chicca l’abbiamo però trovata affacciandoci su Piazza dello Scoglio, dove si trova l’attrazione più famosa del territorio. Edificato su uno sperone roccioso nel pieno centro del paese intorno al 1100, si staglia il vecchio mulino ad acqua di Lorociuffenna, riconosciuto ufficialmente come il più antico ancora attivo dell’intera Toscana.

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Abbiamo guardato le pale girare mossa dalla corrente del torrente, scoprendo che la struttura viene tuttora impiegata per la tradizionale macinazione delle castagne, il prodotto tipico locale. Proprio lì vicino si notano le tracce della casermetta del doganiere e il suggestivo agglomerato del Fondaccio, una schiera di abitazioni nate sopra i vecchi fondachi dei mercanti medievali.

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Continuando a salire i vicoli, abbiamo cercato le tracce della possente rocca che difendeva il feudo. La storia ci racconta che il castello venne menzionato per la prima volta in assoluto in un documento d’archivio datato 1059, anno in cui i conti Guidi decisero di concederlo in sub-feudo a dei nobili locali. La giurisdizione della casata rimase intatta fino al 1293, quando il Comune di Firenze strappò il controllo di queste terre inquieti per annetterle ai propri domini, portando successivamente alla nascita degli statuti comunitari del 1462. Gran parte dell’area della fortezza è oggi occupata dalla chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, un edificio ampliato nei secoli successivi la cui attuale cappella battesimale coincide esattamente con l’abside dell’antico tempio originario del paese.

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La magia viola del Pratomagno

Prima di rimetterci in viaggio, abbiamo voluto esplorare i dintorni naturalistici del borgo per comprendere appieno la sua anima rurale. Le colline che circondano l’abitato sono un tripudio di boschi di querce, castagni e pini montani, ma l’elemento che più ci ha colpito è la diffusa coltivazione del giaggiolo. I fiori di questa pianta dipingono i terrazzamenti di una splendida tonalità viola e rossastra, e vengono tuttora raccolti e lavorati a mano dagli artigiani locali per essere trasformati in preziose essenze destinate alla profumeria d’alta gamma. È stata l’ultima, profumatissima sorpresa di una gita perfetta, scandita dai rintocchi della torre civica ottocentesca che domina l’antica porta del paese.

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