La storia della natura a volte cambia direzione quando qualcuno decide semplicemente di guardare meglio ciò che tutti pensavano di conoscere. Succede spesso con i funghi, organismi discreti, poco appariscenti, eppure protagonisti silenziosi degli equilibri degli ecosistemi.
È successo anche con Psilocybe cubensis, il fungo psichedelico più famoso e coltivato al mondo. Per anni gli scienziati hanno pensato di conoscere abbastanza bene la sua storia. Poi, tra le praterie dell’Africa australe, è spuntato qualcosa di familiare e allo stesso tempo completamente nuovo.
Un gruppo di ricercatori ha identificato una specie mai descritta prima: Psilocybe ochraceocentrata. A prima vista assomiglia molto al celebre Psilocybe cubensis. Stessa forma, stesso habitat, stessa preferenza per i terreni ricchi di sterco di erbivori. Solo che non è lui.
Le analisi genetiche raccontano una storia molto più antica e affascinante: questi due funghi condividono un antenato comune vissuto circa 1,5 milioni di anni fa. Una scoperta che cambia il modo in cui gli scienziati ricostruiscono l’origine e la diffusione globale di una delle specie più studiate degli ultimi decenni.
La scoperta arriva dalle praterie del Sudafrica e dello Zimbabwe, ambienti dove il paesaggio è dominato da erba alta, animali al pascolo e suoli ricchi di materia organica. È proprio qui che i micologi hanno raccolto alcuni esemplari di funghi che, per anni, erano stati considerati semplicemente una variante locale del Psilocybe cubensis.
Capita spesso nella scienza. Si attribuisce un organismo a una specie già conosciuta perché le somiglia molto. Poi arriva qualcuno che decide di guardare più a fondo. Il micologo Breyten van der Merwe, dell’Università di Stellenbosch, ha confrontato questi esemplari africani con i cosiddetti type specimens, gli esemplari di riferimento conservati negli erbari scientifici che stabiliscono l’identità ufficiale di una specie. Il risultato è stato sorprendente.
Il DNA mostrava chiaramente che quei funghi appartenevano a una linea evolutiva distinta, separata dal Psilocybe cubensis da oltre un milione di anni. Da qui la decisione di descrivere una nuova specie: Psilocybe ochraceocentrata. A livello visivo la somiglianza resta forte. I cappelli, la struttura del gambo, il colore generale ricordano molto il loro “cugino” più famoso. Ma la genetica non lascia dubbi: si tratta di due specie diverse che condividono un passato lontano.
Dalle praterie africane alle Americhe
©Cathy Sharp – Clark University
Per decenni molti studiosi hanno sostenuto una teoria piuttosto semplice. Secondo questa ipotesi, Psilocybe cubensis sarebbe arrivato nelle Americhe dopo il 1493, quando gli europei introdussero bovini e altri animali domestici nei Caraibi. L’idea sembrava plausibile perché questi funghi crescono spesso proprio sul letame degli erbivori, che fornisce nutrienti ideali per il loro sviluppo.
La nuova ricerca rende questa ricostruzione molto meno convincente. Se il Psilocybe cubensis e il suo parente africano si sono separati circa 1,5 milioni di anni fa, significa che la loro storia è molto più antica della domesticazione del bestiame e delle rotte commerciali umane. Gli scienziati guardano quindi a un altro protagonista di questa storia: le grandi migrazioni degli erbivori preistorici.
Durante alcune fasi climatiche del Pleistocene, le praterie tropicali e subtropicali si espandevano rapidamente. Grandi mandrie di animali si spostavano dall’Africa verso Eurasia e altre regioni del pianeta. Per un fungo specializzato nel colonizzare lo sterco animale, seguire queste rotte naturali significava avere a disposizione un corridoio ecologico perfetto per espandersi. La scoperta ha anche risolto un piccolo enigma che circolava da tempo tra i coltivatori di funghi.
Molti appassionati conoscono infatti un ceppo chiamato Natal super strength, talvolta indicato anche con il nome Transkei. È considerato uno dei più popolari, perché cresce facilmente ed è noto per la sua potenza. Per anni è stato classificato come una semplice variante di Psilocybe cubensis. Lo studio ha dimostrato che quel fungo appartiene invece proprio alla nuova specie africana Psilocybe ochraceocentrata.
Una correzione che potrebbe sembrare un dettaglio tecnico, ma che in realtà ha implicazioni importanti. Nella ricerca scientifica, nella medicina e nelle normative legali, il nome di una specie rappresenta il punto di partenza per comprendere le sue proprietà chimiche, ecologiche e biologiche.
Il grande vuoto nella ricerca sui funghi africani
La storia di questa scoperta mette in luce anche un altro aspetto interessante: in molte regioni dell’Africa la biodiversità fungina è ancora poco esplorata. I micologi sanno da tempo che il numero di specie documentate è probabilmente solo una piccola parte di quelle realmente presenti negli ecosistemi africani.
Quando le raccolte scientifiche sono sporadiche e i campioni disponibili sono pochi, è facile che organismi simili vengano attribuiti alla specie sbagliata. Così può succedere che un parente stretto di uno dei funghi più conosciuti al mondo resti invisibile alla scienza per decenni.
Per provare a ricostruire la storia geografica del Psilocybe cubensis, i ricercatori hanno analizzato anche i dati disponibili sulla distribuzione della specie. Dopo aver filtrato i database scientifici, hanno lavorato con 1.001 segnalazioni affidabili, di cui solo dodici provenienti dall’Africa.
Incrociando queste informazioni con modelli climatici che ricostruiscono gli ambienti degli ultimi tre milioni di anni, gli studiosi hanno individuato diverse regioni potenzialmente adatte alla crescita del fungo: alcune aree dell’Africa, parti dell’Asia e vaste zone delle Americhe. Questo suggerisce che l’area storica di diffusione della specie potrebbe essere stata molto più ampia rispetto a quella documentata oggi.
L’origine del Psilocybe cubensis resta un mistero
La scoperta del nuovo parente africano aggiunge un tassello importante alla storia evolutiva di questi funghi, ma non risolve ancora il puzzle. Gli scienziati non possono stabilire con certezza dove sia nato davvero il Psilocybe cubensis. Le nuove analisi ridimensionano la teoria della diffusione recente legata al bestiame europeo, ma lasciano aperte diverse possibilità: antichi spostamenti attraverso l’Asia, una presenza precoce nelle Americhe o una distribuzione molto più ampia nel passato.
Per arrivare a una risposta definitiva serviranno molti più campioni provenienti da regioni ancora poco studiate. È il promemoria perfetto di quanto la biodiversità fungina resti, ancora oggi, uno dei territori più misteriosi della natura. A volte basta osservare con più attenzione qualcosa che pensavamo di conoscere per scoprire che la sua storia comincia molto prima di quanto immaginassimo.
Fonte: Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences – Clark University
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