Mandare 10.000 minuscoli satelliti negli anelli di Saturno? La NASA vuole provarci davvero: ecco perché

Mandare 10.000 minuscoli satelliti dentro gli anelli di Saturno, sapendo già che alcuni potrebbero essere distrutti lungo il percorso. La NASA ha deciso di finanziare lo studio dell’idea proposta da Michael Rubenstein della Northwestern University: uno sciame di piccoli veicoli dovrebbe raccogliere dati direttamente tra ghiaccio e polveri, dove una grande sonda rischierebbe molto di più. Per ora ci sono un progetto e nove mesi per capire se può funzionare. Il lancio verso Saturno è parecchio più lontano.

La proposta è stata selezionata dal programma NASA Innovative Advanced Concepts (NIAC), che finanzia idee ancora nelle primissime fasi di sviluppo. Il nome tecnico del progetto è lungo quasi quanto il viaggio: Actively Steerable Femtosat Constellations for In-situ Exploration of Saturn’s Rings, Atmosphere, and Magnetosphere. L’obiettivo, molto più semplice, è studiare da vicino gli anelli, l’atmosfera e il campo magnetico di Saturno.

Perché servono proprio 10.000 piccoli satelliti

femtosatellite Saturno

©Rebecca Manchester – Cornell University

Gli anelli di Saturno nelle fotografie sembrano quasi lisci. Da vicino la faccenda cambia: sono formati da una quantità enorme di particelle, soprattutto ghiaccio, che possono colpire un veicolo spaziale.

Per una grande sonda una collisione seria può significare perdere strumenti costosi e, nel peggiore dei casi, compromettere l’intera missione. Con uno sciame di circa 10.000 piccoli satelliti, invece, il rischio verrebbe distribuito. Alcuni potrebbero andare perduti mentre gli altri continuano a raccogliere informazioni.

È proprio questa la parte insolita della proposta: la perdita di una parte dello sciame sarebbe messa in conto fin dall’inizio. La NASA cita come confronto Cassini, la grande missione che ha studiato Saturno per anni. Spingere un unico veicolo del genere dentro regioni molto dense degli anelli avrebbe comportato un rischio troppo alto. Migliaia di unità più semplici potrebbero permettersi qualche caduto sul campo.

I veicoli vengono definiti femtosat, cioè satelliti estremamente piccoli. La scheda NASA pubblicata finora, però, non indica il peso preciso né descrive ancora nel dettaglio strumenti, alimentazione e sistema di comunicazione. Sono proprio alcune delle questioni che dovranno essere affrontate nella fase di studio.

La NASA sta pagando lo studio, non costruendo lo sciame

Qui serve tenere i piedi a Terra, almeno finché i satelliti non ne avranno uno loro. Il progetto di Rubenstein è uno dei 18 selezionati dal NIAC per il 2026. Complessivamente la NASA ha assegnato 3,2 milioni di dollari; ciascun progetto di Phase I può ricevere fino a 175.000 dollari per nove mesi.

La NASA precisa che le idee NIAC selezionate non sono missioni approvate. In questa fase si studiano fattibilità, problemi tecnici e possibili soluzioni. Nessuno sta quindi costruendo 10.000 satelliti e non esiste una data di partenza per Saturno.

Le difficoltà, del resto, non mancano. Uno sciame del genere dovrebbe essere trasportato fino a Saturno, liberato nello spazio, controllato e messo nelle condizioni di effettuare misure utili. Poi quei dati dovrebbero arrivare fino alla Terra. Tutto con dispositivi abbastanza piccoli da poter essere prodotti e utilizzati a migliaia.

Saturno ha attirato due progetti nello stesso programma

Nella selezione NIAC 2026 c’è anche un’altra idea dedicata agli anelli planetari. Si chiama PRAXIS ed è guidata da Marco Quadrelli del Jet Propulsion Laboratory della NASA. Anche questo progetto punta a raggiungere direttamente le particelle degli anelli, utilizzando però un sistema robotico progettato per prelevarne campioni.

Due proposte diverse nello stesso anno raccontano bene quanto gli anelli di Saturno abbiano ancora parecchie informazioni da consegnare agli scienziati, soprattutto quando si prova a passare dalle osservazioni a distanza alle misure effettuate direttamente sul posto.

Per lo sciame di Rubenstein il passaggio successivo è molto meno cinematografico: fare i conti. Se l’idea reggerà ai nove mesi di studio, potrà continuare il suo percorso. I 10.000 satelliti, intanto, possono aspettare. Saturno è lì da un po’.

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