Marcello Fois ha vinto il Premio Campiello 2026 con L’immensa distrazione, il suo romanzo sulla memoria, sulla famiglia e su quella strana corsa che chiamiamo vita. Ma sul palco del Palazzo del Cinema di Venezia, prima ancora del premio, c’è stato spazio per un’assenza che continua a farsi presenza. Quella di Michela Murgia.
“Una donna bellissima, tutt’altro che livorosa, molto resiliente”, l’ha ricordata Fois, dedicandole alcune delle prime parole dopo la vittoria. Un omaggio alla scrittrice sarda scomparsa nel 2023 e, insieme, a un legame umano e culturale che evidentemente il tempo non ha cancellato.
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È stato questo uno dei momenti più intensi della 64esima edizione del Premio Campiello, che ha incoronato Fois con 83 voti della giuria popolare. Una vittoria arrivata sul filo: Lo sbilico di Alcide Pierantozzi si è fermato a 80 voti, appena tre in meno. Seguono La vita sempre di Elena Varvello con 54 voti, La ragazzina di Valeria Parrella con 33 e Storia di un’amicizia di Ermanno Cavazzoni con 32.
L’immensa distrazione, la trama
Al centro del libro vincitore c’è Ettore Manfredini e, attraverso di lui, la storia di un’intera famiglia e di un pezzo d’Italia. Il romanzo si apre con Ettore appena morto, il 21 febbraio 2017, mentre ha quasi la sensazione di svegliarsi. Da quel momento la sua esistenza torna a scorrergli davanti: l’infanzia povera, il lavoro nel mattatoio kosher della famiglia Teglio, l’ascesa economica, gli affetti, le colpe e i compromessi.
È la storia di una dinastia che cresce nell’Emilia del Novecento, tra campagne, allevamenti e industria, fino a costruire un piccolo impero. Ma dietro il successo restano inganni, ambizioni e scelte moralmente ambigue che attraversano le generazioni.
Fois mette insieme la grande Storia e quella privata, la Seconda guerra mondiale e i cambiamenti della Pianura Padana, la memoria collettiva e i piccoli dettagli di una vita: fotografie, oggetti, sapori, gesti apparentemente insignificanti.
Ne nasce un romanzo sul potere, sulla colpa, sul tempo e soprattutto sul modo in cui ricordiamo ciò che siamo stati. Perché, come suggerisce lo stesso titolo, vivere potrebbe non essere altro che “un’immensa distrazione dal morire”.
Fois ricorda anche Grazia Deledda
Nel suo intervento, Fois ha voluto allargare lo sguardo anche a un’altra grande scrittrice sarda: Grazia Deledda e il riferimento non è casuale. Nel 1926, esattamente cento anni fa, Deledda riceveva il Premio Nobel per la Letteratura, unica donna italiana ad averlo conquistato.
Per Fois, la letteratura ha una forza precisa:
La letteratura è potente perché mette le persone dentro la storia. Ed è per questo che a certa politica letteratura e cultura fanno paura.
Parole che hanno dato alla serata una dimensione diversa dalla semplice consegna di un premio.
Un Campiello deciso dai lettori
Una delle caratteristiche del Campiello resta infatti la sua giuria popolare. Sono 300 i cosiddetti “Lettori anonimi”, persone di età, professioni e provenienze diverse chiamate a scegliere il vincitore tra i cinque romanzi selezionati dalla Giuria dei Letterati.
È così fin dalla nascita del premio, nel 1963. Persino il nome “Campiello” richiama questa idea: il piccolo spazio veneziano dove ci si incontra, si discute e si condivide la vita pubblica.
Quest’anno la cerimonia ha lasciato il centro storico di Venezia per trasferirsi al Palazzo del Cinema del Lido, davanti a oltre 900 spettatori. A condurre la serata sono stati Alessio Viola e Arianna Porcelli Safonov, con Margherita Vicario come ospite musicale e Matteo Caccia impegnato nel racconto dei cinque libri finalisti.
Gli altri premi del Campiello 2026
Il Campiello Opera Prima è andato a Nadeesha Uyangoda per Acqua sporca, mentre Domenico Starnone ha ricevuto il Premio Fondazione Campiello alla carriera.
Matteo Ghisleri ha invece conquistato il Campiello Giovani con il racconto Ricalcolo percorso, mentre il Campiello Junior ha premiato Rosella Postorino e Daniele Mencarelli.