Tra il 30 luglio e il primo agosto 2026, la località di Salalah, situata nel Governatorato di Dhofar in Oman, si è trasformata nello scenario di una delle esibizioni più inquietanti e disumane della recente cultura digitale diventando il teatro di un’installazione culinaria trasformata in attrazione da luna park. L’iniziativa è stata ideata e promossa da Ahmed Al Saadi, un celebre creatore di contenuti ed emittente social omanita seguito da circa 1,7 milioni di utenti su Instagram.
Durante la stagione turistica del Khareef, presso l’Al Hashi Camp su Ayn Razat Road, l’influencer ha allestito quella che è stata presentata come la più grande griglia rotante del mondo. Il sistema meccanico, strutturato come una vera e propria montagna russa integrata a forni e ruote panoramiche, trasportava centinaia di polli crudi o parzialmente arrostiti lungo un binario sopra braci a carbone. Gli operatori della struttura assicuravano la carne alle sedute metalliche simulando le procedure di sicurezza dei passeggeri umani, trasformando la preparazione dello shawarma in uno spettacolo visivo ad alto impatto per le piattaforme digitali.
L’ossessione per la viralità a tutti i costi
Per incentivare la partecipazione del pubblico e alimentare questo circo mediatico, Ahmed Al Saadi ha promesso regali immediati e la partecipazione a un concorso a premi con in palio due automobili Mercedes. Per accedere alla lotteria, i visitatori dovevano girare filmati dell’impianto, pubblicarli online e taggare il profilo dell’organizzatore.
La risposta della rete è stata spaventosa quanto l’installazione stessa: milioni di visualizzazioni, decine di migliaia di interazioni, migliaia di condivisioni e folle di curiosi accorse ad applaudire la mercificazione assoluta del cibo e la spettacolarizzazione del cattivo gusto. Uno show a dir poco raccapricciante che tutto era tranne che divertente quanto piuttosto una macabra parodia del cibo e della vita: centinaia di polli spennati legati alle sedute metalliche di un binario elettrico, fatti scorrere sopra le braci come fossero passeggeri umani di un parco divertimenti.
Il blitz delle autorità e la chiusura per carne non cotta
La parabola di questo scempio si è interrotta non per una presa di coscienza etica sulla deriva grottesca dell’evento, ma per il puro e semplice fallimento tecnico della giostra. L’eco mediatico scatenato dalle immagini in rete ha infatti spinto gli ispettori sanitari del Comune di Dhofar a effettuare un sopralluogo immediato presso l’area dell’evento. I tecnici hanno prelevato campioni di carne in lavorazione e li hanno inviati a un laboratorio specializzato per le analisi biologiche. I primi riscontri analitici hanno confermato una realtà tanto prevedibile quanto grave: il sistema meccanico non garantiva la cottura e il prodotto presentava ampie tracce di sangue e carne cruda, rappresentando un serio rischio per la salute pubblica
A seguito dei risultati, le autorità del Governatorato di Dhofar hanno disposto la chiusura temporanea dell’impianto di Salalah per tutelare i consumatori. L’intervento municipale ha interrotto la manifestazione e bloccato la somministrazione della carne al pubblico in uscita dalla giostra. Mentre sono in corso ulteriori test di laboratorio sui campioni sequestrati, il dipartimento di igiene ha esteso i controlli a tutti gli esercizi di somministrazione della regione.
L’episodio lascia in eredità un’immagine desolante: la parabola di una società dello spettacolo disposta a trasformare la morte e il cibo in un macabro balletto meccanico pur di elemosinare qualche secondo di attenzione sui social network. Una triste e dura rappresentazione della realtà in cui viviamo a caccia di like ad ogni costo, anche speculando sulla vita di poveri animali.