Aveva 19 anni, era straniero e raccoglieva pomodori. Nei campi di Stagno Lombardo, nel Cremonese, raccoglieva pomodori ed è morto. Morto, dopo essere stato portato d’urgenza in ospedale per un malore. Un malore chissà a cosa dovuto, perché è ancora tutto da accertare. Così come la sua nazionalità. E il suo nome.
Il giovane bracciante non si sarebbe sentito bene mentre stava lavorando, così i colleghi avrebbero chiesto l’intervento dei soccorsi. Sul posto sarebbero poi arrivati gli operatori del 118 che non hanno potuto fare altro che disporre il trasferimento urgente con l’elisoccorso.
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Delle indagini si stanno occupando i carabinieri della Compagnia di Casalmaggiore e gli ispettori di Ats Val Padana.
Credo che oggi per il nostro paese, sia una brutta giornata – è il messaggio sui social dal sindaco di Stagno Lombardo, Roberto Mariani. Un ragazzo di 19 anni che perde la vita sul lavoro è sempre una grande tragedia al di là della provenienza e la nazionalità. Ci saranno le indagini sulla vicenda che accerteranno le cause ma resta il dramma di un nuovo morto sul lavoro. un grazie di cuore alle forze dell’ordine, ai sanitari ed ATS e sincere condoglianze dell’amministrazione comunale ai famigliari del giovane ragazzo.
Una morte che riporta inevitabilmente l’attenzione sulle condizioni in cui migliaia di braccianti agricoli – stranieri – lavorano in ogni stagione nei nostri campi. Se le indagini dovranno chiarire le cause del decesso e l’eventuale ruolo avuto dalle temperature estreme, resta il fatto che il settore agricolo continua a essere uno di quelli più esposti allo sfruttamento, ai ritmi massacranti e alla scarsa tutela dei lavoratori, soprattutto quando si tratta di persone di altre nazionalità (praticamente tutti) o particolarmente vulnerabili.
Purtroppo è ancora così: il fenomeno del caporalato continua a rappresentare una delle più gravi piaghe del lavoro agricolo in Italia. Nonostante la legge 199 del 2016 abbia introdotto strumenti più severi per contrastare l’intermediazione illecita e lo sfruttamento della manodopera, le cronache raccontano ancora di persone provenienti da ogni dove costrette a lavorare per salari irrisori, senza adeguate pause, sotto il sole cocente e, in molti casi, senza un’effettiva protezione della propria salute e sicurezza.
Eppure, di fronte all’ennesima morte nei campi, dalla attuale classe di Governo continua ad arrivare un silenzio assordante. Le dichiarazioni che – solo a volte – si susseguono (e sembra non in questo caso) raramente si traducono in controlli più capillari e interventi strutturali capaci di spezzare davvero il legame tra sfruttamento, caporalato e produzione agricola. Stagione dopo stagione, i nomi delle vittime si aggiungono a una lista che sembra non finire mai. E, in questo caso, non conosciamo nemmeno il suo nome.
La morte di un ragazzo di appena 19 anni, al di là delle responsabilità che saranno accertate dagli inquirenti, ricorda quanto sia urgente rafforzare controlli, tutele e condizioni di lavoro dignitose affinché nessuno sia costretto a rischiare la vita per raccogliere il cibo che arriva sulle nostre tavole. Non può più bastare indignarsi ogni volta che un bracciante muore: serve la volontà politica di impedire che accada ancora.