NaNaZ: il gruppo punk di donne over50 che urla contro pensioni, menopausa e raccolta differenziata (e spacca di brutto)

Dimenticate il punto e croce. Dimenticate i pomeriggi passati a lamentarsi del meteo e della ricrescita. E, soprattutto, dimenticate l’idea che dopo i 50 la vita imbocchi l’uscita d’emergenza. In Galles c’è un gruppo di donne che sta facendo esattamente il contrario.

Loro, sei donne tra i cinquanta e i sessant’anni, hanno formato la NaNaz e hanno deciso che, se proprio bisogna invecchiare, tanto vale farlo con una chitarra elettrica in mano, un amplificatore e una sana dose di rabbia contro tutto ciò che rende la vita un po’ più complicata: pensioni inique, menopausa, sessismo, case di riposo dai costi proibitivi e perfino quei maledetti bidoni della raccolta differenziata che “sembrano progettati da qualcuno con un evidente senso dell’umorismo”.

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Proprio così: esiste una punk band che canta della raccolta differenziata. E funziona.

Dal reparto geriatria al pogo il passo è breve

Prima di salire sui palchi, queste donne facevano tutt’altro. C’era l’infermiera, la madre affidataria, la performer teatrale, la gelataia ambulante, l’agente di attori. Nessuna aveva in programma di diventare la nuova eroina del punk over 50.

Tutto nasce dai laboratori “Nana Punk“, aperti alle donne oltre la mezza età senza alcuna esperienza musicale. Insomma, il motto è: non serve saper suonare, non serve avere uno strumento, basta la voglia di provarci.

Una di loro si presenta pensando di passare una domenica diversa. Un’altra cerca un modo per uscire da un periodo nero. Un’altra ancora vuole semplicemente fare qualcosa che non sia l’ennesimo impegno di cura verso gli altri. Morale? Dopo pochi mesi, si ritrovano a scrivere canzoni, registrare singoli e riempire festival.

Non esattamente il classico corso di bricolage creativo, insomma.

La menopausa? Facciamoci una hit

Le NaNaz hanno capito una cosa fondamentale: se la vita ti regala vampate di calore, insonnia e sbalzi d’umore, puoi sempre trasformarli in un pezzo punk. Così nascono brani che parlano della campagna WASPI sulle pensioni delle donne britanniche, della rabbia improvvisa che accompagna la menopausa, dell’essere invisibili dopo una certa età e di tutti quei piccoli soprusi quotidiani che sembrano normali finché qualcuno non decide di urlarli con un microfono.

Perché il punk, in fondo, serve proprio a questo: prendere quello che ti fa arrabbiare e restituirlo al mondo con tre accordi e zero diplomazia.

E la cosa più sorprendente non è che queste donne suonino bene, ma che il loro pubblico è pieno di ventenni. Secondo le componenti della band, le ragazze più giovani vedono in loro qualcosa che sui social è sempre più raro: persone imperfette che sbagliano, ridono degli errori e continuano a divertirsi senza l’ansia di sembrare impeccabili. Una specie di antidoto vivente all’epidemia del filtro Instagram.

Il vero messaggio

Le NaNaz non vogliono diventare rockstar, ma il loro obiettivo è molto più sovversivo. Dopo ogni concerto sperano che qualcuno torni a casa pensando: “Aspetta… ma allora posso farlo anch’io“.

Aprire un gruppo. Scrivere una canzone. Imparare uno strumento a sessant’anni. Cambiare vita a cinquanta. Ricominciare a quaranta. O semplicemente smettere di chiedere il permesso. Ed è forse questa la cosa più punk di tutte. Non credete?

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