Nasce la Carta di Firenze per le Foreste: istituzioni, scienziati e imprese uniti per proteggere i boschi dalla crisi climatica

Che cosa sarebbe Firenze senza le foreste che per secoli hanno contribuito a costruirla? Le travi delle sue basiliche, le impalcature utilizzate per realizzare la Cupola del Brunelleschi e persino i soffitti di Palazzo Vecchio raccontano una storia che comincia molto lontano dal centro cittadino, tra i boschi del Casentino e dell’Appennino.

Un legame antico che oggi assume un significato nuovo, perché proteggere i boschi non significa soltanto conservare alberi e biodiversità, ma anche difendere le risorse idriche, contrastare gli effetti della crisi climatica e sostenere le comunità montane.

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È da questa consapevolezza che nasce la Carta di Firenze per le Foreste, il documento programmatico presentato in questi giorni da FSC Italia in occasione dei suoi 25 anni di attività, durante l’evento Radici comuni – Un patto tra comunità e foreste, ospitato a Palazzo Vecchio.

Un accordo che riunisce enti pubblici, università, associazioni ambientaliste e imprese per riportare la gestione responsabile del patrimonio forestale al centro delle politiche ambientali ed economiche del Paese.

Cosa prevede la Carta di Firenze per le Foreste

L’obiettivo è riconoscere il valore delle foreste non soltanto per il legname che producono, ma soprattutto per i benefici che offrono alla collettività: assorbono e immagazzinano CO₂, proteggono il suolo dall’erosione, contribuiscono a regolare il ciclo dell’acqua e custodiscono una parte fondamentale della biodiversità.

Il documento prevede impegni volontari e differenziati per i soggetti che scelgono di aderire. Le amministrazioni pubbliche sono chiamate a integrare i servizi ecosistemici nella pianificazione territoriale e a favorire acquisti sostenibili e tracciabili. Parchi e aree protette dovranno promuovere la conservazione attiva degli habitat, mentre università e centri di ricerca contribuiranno con studi, strumenti di valutazione e formazione. Inoltre, alle imprese viene chiesto di garantire una maggiore tracciabilità delle materie prime forestali, mentre associazioni e cittadini potranno contribuire attraverso iniziative di sensibilizzazione e scelte di consumo consapevoli.

Tra i primi firmatari figurano le Regioni Toscana, Campania e Sardegna, il Comune di Firenze, il FAI, il Club Alpino Italiano, Slow Food Italia, Federparchi, ASviS, l’Università di Firenze e FederlegnoArredo, insieme a numerose altre realtà scientifiche e istituzionali.

Come ha ricordato Giuseppe Bonanno, direttore di FSC Italia, è fondamentale che anche chi vive lontano dai boschi riconosca il loro valore, perché dalle foreste dipendono risorse essenziali come l’acqua, la biodiversità e lo stoccaggio del carbonio.

La sfida della tutela forestale

La Carta non introduce nuovi obblighi di legge, ma rappresenta un impegno collettivo che dovrà essere tradotto in azioni concrete. Per questo è previsto un tavolo di confronto periodico tra i firmatari, con un primo incontro entro dodici mesi, per valutare i progressi e condividere le buone pratiche. Intanto, il documento rimane aperto a nuove adesioni da parte di istituzioni, organizzazioni e cittadini che ne condividano i principi.

La vera sfida, però, sarà trasformare questi impegni in risultati misurabili, garantendo risorse e strumenti adeguati a chi si occupa quotidianamente della gestione dei boschi, soprattutto nelle aree interne e montane più esposte allo spopolamento.

Un bosco non è solo un insieme di alberi, ma è anche e soprattutto acqua, biodiversità, protezione del territorio, lavoro e futuro, e difenderlo significa prendersi cura anche delle comunità che da quel patrimonio dipendono.

La Carta è consultabile sul sito ufficiale di FSC Italia

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