Miracolo in Nepal: estratti vivi due operai da un tunnel dopo 10 giorni (mentre il bilancio del disastro supera i 5500 dispersi)

Un evento straordinario ha riacceso le speranze nel nord del Nepal, dove le squadre di soccorso sono riuscite a trarre in salvo due operai rimasti intrappolati per dieci giorni all’interno di una galleria invasa da fango e detriti. I due lavoratori erano rimasti bloccati dallo scorso 26 agosto 2026, giorno in cui un’imponente alluvione provocata dal collasso di un ghiacciaio ha devastato le vallate al confine con la Cina.

Nepal alluvione

@Sudan Gurung/Facebook

Nepal alluvione 2

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La prima conferma del ritrovamento è arrivata dal Ministro dell’Energia nepalese Biraj Bhakta Shrestha, che ha annunciato l’estrazione del primo sopravvissuto dal tunnel Trishuli-3. Pochi minuti dopo, il Ministro dell’Interno Sudan Gurung ha comunicato il recupero del secondo operaio, confermando il successo di un’operazione complessa che vedeva impegnati decine di tecnici locali affiancati da esperti arrivati da India, Cina e Corea del Sud.

La macchina dei soccorsi e la stima dei dispersi

Le operazioni di scavo nei cantieri idroelettrici della regione hanno richiesto l’uso combinato di escavatori ed esplosivi per farsi varco tra la massa di acqua, ghiaccio e rocce che aveva ostruito gli accessi alle condotte sotterranee. Subito dopo il disastro, le autorità locali stimavano che circa 100 persone fossero rimaste bloccate nel solo condotto Trishuli-3, mentre nell’intera area dei cantieri idroelettrici figurano ancora oltre 900 dipendenti dispersi.

Nel frattempo il bilancio complessivo della catastrofe continua ad aggravarsi: le stime ufficiali indicano almeno 1.280 morti e più di 5.600 dispersi in territorio nepalese, a cui si aggiungono 21 vittime e 541 dispersi nella regione del Tibet, dove diversi attivisti contestano la precisione dei dati forniti dal governo cinese. Tra le persone attualmente ricercate lungo la valle figurano anche i cittadini italiani Marco Ratto, Luca Barachini e Patrizia Marziale.

Nuove tecnologie per l’allerta precoce a Timure

Di fronte alla gravità del disastro, le autorità di Katmandu hanno annunciato un piano d’emergenza per la ricostruzione del sistema di monitoraggio ambientale lungo la linea di confine. La strategia prevede l’installazione di un nuovo sistema di allerta precoce per le frane nell’insediamento di Timure, situato nel distretto di Rasuwa, proprio lungo il corridoio fluviale maggiormente devastato dalla piena.

La nuova infrastruttura tecnologica integrerà sensori sismici, telecamere di sorveglianza e un collegamento satellitare Vsat, progettato per mantenere attiva la trasmissione dei dati anche in caso di totale black-out delle reti telefoniche mobili, la cui interruzione aveva neutralizzato ben quattro stazioni di rilevamento durante l’evento del 26 agosto. L’impianto consentirà di inviare segnalazioni tempestive ai centri abitati situati a valle, garantendo minuti preziosi per l’evacuazione in caso di nuovi smottamenti.

Fonte: Sudan Gurung/Facebook

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