Il 24 settembre 1991 usciva Nevermind, il secondo album dei Nirvana
Come as you are, Smells Like Teen Spirit, Polly, giusto per citare alcune delle tracce di un album storico, su cui chi ha più o meno 40 anni oggi ha passato pomeriggi e occupazioni al Liceo e sognato Kurt Cobain in salsa privata. Tutto negli anni ’90. È Nevermind, gente, e il rock è partito da qui.
Il 24 settembre, Nevermind – il secondo album in studio dei Nirvana (sì quello col bebè in acqua in copertina) – compie 35 anni. Era il 1991, l’era di MTV, non c’era il web a portata di mano e i ragazzini di allora aspettavano quei video in televisione per godere pochi minuti di ottima musica. Kurt Cobain, Krist Novoselic e Dave Grohl stavano riscrivendo la storia e regalando ai giovani di fine millennio un bagaglio musicale che non avrebbero mai più abbandonato.
Un album che ha cambiato il modo di ascoltare il rock
Prima di Nevermind il rock sembrava appartenere soprattutto a un’altra generazione, fatta di grandi band, assoli interminabili e palchi giganteschi. Poi arrivarono quei quattro ragazzi di Aberdeen e cambiarono le regole del gioco. Il suono sporco, le melodie immediate e quella miscela di rabbia e fragilità raccontavano perfettamente il disagio e le inquietudini di un’intera generazione.
Nevermind non era soltanto un disco da ascoltare: era un simbolo. Finì nelle camerette degli adolescenti, nei lettori CD portatili, nelle compilation registrate con cura e nelle discussioni tra amici su quale fosse la canzone migliore. Il successo di Smells Like Teen Spirit portò il grunge al centro della scena mondiale, ma dietro quel singolo c’era un album capace di alternare energia e introspezione, rumore e delicatezza.
A distanza di decenni, quelle canzoni continuano a parlare anche a chi le scopre per la prima volta. Forse perché Nevermind non raccontava soltanto gli anni Novanta: raccontava quella sensazione universale di sentirsi fuori posto e cercare una voce capace di dare un nome a quello che si aveva dentro.
Il suono della chitarra di Kurt Cobain in Nevermind dei Nirvana stabilisce il tono di tutta la musica rock degli anni novanta, scrisse allora Guitar Rock.
E noi, adolescenti di allora, lo sappiamo bene.