Alle 11.30 di oggi, 5 ottobre 2026, il Karolinska Institutet annuncerà il Nobel per la Medicina e aprirà una settimana che proseguirà con Fisica, Chimica e Letteratura. Venerdì 9 ottobre toccherà alla Pace e tra i nomi indicati dagli osservatori ce n’è uno che gira a circa 400 chilometri sopra le nostre teste: la Stazione Spaziale Internazionale, dove Stati Uniti e Russia continuano a lavorare insieme anche dopo quattro anni e mezzo di guerra in Ucraina.
Il calendario ufficiale dei Nobel 2026 fissa la Fisica al 6 ottobre, la Chimica al 7, la Letteratura all’8, la Pace al 9 e il premio per l’Economia al 12. Quindi una prima correzione rispetto ad alcune anticipazioni circolate in queste ore: il Nobel per la Pace sarà annunciato venerdì 9 ottobre, non sabato 10.
E proprio sulla Pace conviene fare anche un’altra distinzione. Il Comitato norvegese ha ricevuto 287 candidature per il Nobel 2026: 208 persone e 79 organizzazioni. L’elenco resta segreto per 50 anni. Se conosciamo alcuni nomi è perché chi li ha proposti ha deciso di renderli pubblici; in altri casi siamo nel campo delle previsioni.
La ISS appartiene a questa seconda categoria. Non sappiamo se sia formalmente tra i 287 candidati. Sappiamo però che il Peace Research Institute Oslo, uno degli istituti di ricerca sulla pace più conosciuti al mondo, l’ha inserita il 22 settembre nella sua lista aggiornata dei possibili vincitori. E il motivo, per una volta, è piuttosto facile da vedere.
Russi e americani continuano a dividersi anche l’aria
La Stazione Spaziale Internazionale mette insieme le agenzie spaziali di Stati Uniti, Russia, Europa, Giappone e Canada. La NASA la definisce il programma di esplorazione spaziale politicamente più complesso mai realizzato: mezzi di lancio diversi, centri di controllo sparsi nel mondo, equipaggi internazionali e pezzi costruiti in Paesi diversi che spesso si incontrano per la prima volta direttamente in orbita.
Poi è arrivato il 24 febbraio 2022. Sulla Terra i rapporti tra Washington e Mosca sono precipitati; sulla ISS, semplicemente, non potevano.
La collaborazione tra NASA e Roscosmos è continuata perché la stazione funziona come un unico sistema e la sicurezza degli astronauti dipende anche da quello che succede nel segmento gestito dall’altro. Lo scorso giugno se n’è avuta una dimostrazione molto meno simbolica e parecchio più concreta: durante i lavori per individuare una perdita nel segmento russo, NASA e Roscosmos hanno dovuto coordinare procedure e misure di sicurezza. Gli astronauti americani sono stati temporaneamente fatti riparare nella capsula Dragon mentre i tecnici valutavano un intervento russo sulla struttura.
Insomma, mentre a terra le due potenze riescono a litigare praticamente su tutto, lassù devono ancora mettersi d’accordo anche prima di tagliare una staffa.
È questa la ragione indicata dal PRIO. La ISS ha attraversato guerre, crisi diplomatiche e sanzioni mantenendo operativo un sistema nel quale nessun partner può comportarsi come se gli altri non esistessero. Il suo direttore Haakon Gjerløw propone quindi di premiare la partnership della Stazione Spaziale come esempio di cooperazione internazionale proprio mentre lo spazio diventa più affollato, commerciale e anche militarmente sensibile.
C’è anche una certa urgenza temporale. La ISS è vicina alla pensione: secondo gli attuali programmi dei partner, la sua attività dovrebbe concludersi intorno al 2030, prima del rientro controllato nell’atmosfera. Dopo oltre venticinque anni trascorsi a far convivere nello stesso laboratorio russi, americani, europei, giapponesi e canadesi, potrebbe uscire di scena mentre sulla Terra quella capacità di collaborazione sembra diventata merce piuttosto rara.
Francesca Albanese è tra i nomi resi pubblici
Tra i nomi legati al Nobel per la Pace 2026 compare anche Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967.
In questo caso una proposta pubblica esiste. Nel luglio 2025 l’International Civil Society Action Network e la Women’s Alliance for Security Leadership hanno annunciato la candidatura di Francesca Albanese, motivandola con il suo lavoro sui diritti dei palestinesi e sul rispetto del diritto internazionale.
Questo non significa che il Comitato Nobel l’abbia riconosciuta come candidata o che sia entrata nella selezione finale. Il Comitato non conferma né smentisce i singoli nomi prima che siano trascorsi 50 anni. La candidatura resa pubblica da chi la propone e la lista ufficiale del Nobel sono, per forza di regolamento, due cose diverse.
Lo stesso vale per molti dei nomi che ogni anno riempiono le previsioni nelle settimane precedenti al premio. Essere proposti non equivale a ricevere un riconoscimento dal Comitato e, soprattutto, non esiste una lista pubblica dei “finalisti”.
Oggi si comincia da GLP-1, retina e sistema immunitario
Prima della Pace c’è però una settimana quasi intera di Nobel scientifici. E anche qui la parola “candidati” viene usata con una certa generosità: le candidature ufficiali restano segrete per 50 anni anche per Medicina, Fisica e Chimica.
Tra i ricercatori più osservati per il premio che verrà annunciato oggi ci sono Daniel Drucker, Jens Juul Holst e Svetlana Mojsov, protagonisti degli studi sul GLP-1 che hanno aperto la strada ai farmaci oggi utilizzati contro diabete e obesità. A indicarli tra i possibili futuri Nobel è Clarivate, che li ha inseriti nei suoi Citation Laureates 2026 per la Medicina.
Nella stessa selezione compaiono James Fujimoto, David Huang ed Eric Swanson per lo sviluppo della tomografia a coerenza ottica, OCT, oggi fondamentale soprattutto nell’imaging dell’occhio, e Timothy Springer per gli studi sui recettori di adesione del sistema immunitario.
Clarivate costruisce queste previsioni osservando l’impatto scientifico e il numero di citazioni delle ricerche. Non è un’anticamera del Nobel: dal 2002, però, 89 ricercatori indicati come Citation Laureates hanno poi ricevuto effettivamente un premio, spesso parecchi anni dopo.
Quella che comincia oggi è anche l’edizione dei 125 anni dei Nobel. Tra il 1901 e il 2025 i premi sono stati assegnati 633 volte, a 990 persone e 28 organizzazioni distinte. Le donne premiate sono state appena 67; Marie Curie compare due volte, portando a 68 il numero complessivo dei premi assegnati a donne.
Alle 11.30 sapremo i nuovi nomi della Medicina. Per la Pace bisognerà aspettare venerdì. Intanto, tra guerre che continuano e relazioni diplomatiche sempre più fragili, uno dei simboli indicati per il premio resta un laboratorio dove russi e americani non possono semplicemente smettere di parlarsi: condividono ancora la stessa stazione. E, dettaglio non trascurabile, anche la stessa aria.