Il voto è arrivato. I nuovi reattori italiani, invece, restano parecchi passaggi più avanti. Oggi, 23 settembre il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge delega sul nucleare in Italia, già passato alla Camera il 4 giugno. Il risultato è stato di 81 voti favorevoli, 51 contrari e 7 astenuti. Il provvedimento chiude così il suo percorso parlamentare, come risulta dal resoconto della seduta del Senato del 23 settembre.
Questo, però, non significa che da domani l’Italia possa cominciare a costruire una centrale. Prima dell’entrata in vigore ci sono ancora la promulgazione del Presidente della Repubblica e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, secondo quanto previsto dall’articolo 73 della Costituzione. E soprattutto parliamo di una legge delega: il Parlamento ha stabilito principi e criteri, mentre gran parte delle regole concrete dovrà essere scritta dal Governo attraverso successivi decreti legislativi.
Anche il famoso conto alla rovescia dei dodici mesi va letto bene. L’articolo 1 del testo approvato dalla Camera e arrivato al Senato concede al Governo un anno dalla data di entrata in vigore della legge per adottare uno o più decreti legislativi. Il cronometro, quindi, non parte dal voto di Palazzo Madama.
Dentro quei provvedimenti dovranno trovare posto la produzione e l’utilizzo dell’energia nucleare, la gestione degli impianti esistenti, il combustibile, i rifiuti radioattivi, la ricerca sulla fusione e la riorganizzazione delle competenze pubbliche. In altre parole, il Parlamento ha dato il via libera alla costruzione del quadro normativo. Il cantiere, quello vero, viene parecchio dopo.
Quali reattori entrano nella delega
Su questo passaggio conviene attenersi alle parole della legge. L’articolo 3 chiede al Governo di individuare le tipologie di impianti che potranno essere abilitate rispettando il principio della “neutralità tecnologica” e scegliendo le migliori tecnologie nucleari disponibili, “comprese le tecnologie modulari o avanzate”.
Gli SMR, gli Small Modular Reactor, e le tecnologie nucleari avanzate sono dunque espressamente dentro il perimetro della delega e sono quelle sulle quali il Governo ha concentrato finora buona parte della propria strategia. Il testo, però, affida ai decreti legislativi la definizione concreta degli impianti ammissibili.
Il perimetro va comunque molto oltre la centrale elettrica. La legge comprende la fabbricazione e il riprocessamento del combustibile, lo smantellamento degli impianti, lo stoccaggio e lo smaltimento dei rifiuti radioattivi. È entrato nel testo anche l’impiego dell’energia nucleare a bordo delle navi, con regole ancora da definire su autorizzazioni, sicurezza, utilizzo e dismissione.
Insomma, più che scegliere oggi quale reattore costruire, il Parlamento ha preparato la scatola dentro cui quella scelta potrà essere fatta.
Comuni, siti e autocandidature: cosa dice davvero la delega
Anche sul rapporto con i territori le parole contano. Se verranno individuate in anticipo aree con caratteristiche adatte a ospitare nuovi impianti nucleari, strutture per il combustibile o impianti legati ai rifiuti, il testo prevede forme di consultazione dei Comuni interessati. Potranno inoltre essere valutate misure per la promozione e la valorizzazione dei territori coinvolti. È scritto sempre nell’articolo 3 della delega.
Per i soggetti che realizzeranno gli impianti potranno essere previste anche misure compensative ambientali, territoriali ed economiche, con costi a carico dei proponenti.
L’autocandidatura dei territori compare invece espressamente in un caso più specifico: la localizzazione degli impianti destinati allo stoccaggio temporaneo e allo smaltimento definitivo dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito. La legge chiede che la futura disciplina contempli questa possibilità e prevede nuove procedure di valutazione ambientale strategica per gli eventuali strumenti di pianificazione delle aree.
La distinzione non è piccola: leggere “autocandidatura” e trasformarla automaticamente in “i Comuni potranno candidarsi per avere una centrale nucleare” sarebbe andare più avanti del testo.
Le scorie ci sono già, il Deposito nazionale ancora no
La gestione dei rifiuti torna così dentro la nuova stagione nucleare italiana mentre resta aperta quella precedente. Il Paese deve ancora arrivare alla realizzazione del Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, destinato a raccogliere in via definitiva quelli a molto bassa e bassa attività e a ospitare temporaneamente quelli a maggiore attività.
Il tema entra direttamente nella delega: i decreti dovranno stabilire le modalità per lo stoccaggio temporaneo, lo smaltimento e la gestione del combustibile esaurito, insieme alla disattivazione e allo smantellamento finale degli impianti. Il tutto dovrà rispettare anche la direttiva europea 2011/70/Euratom sulla gestione responsabile e sicura del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi.
Il nuovo nucleare, insomma, dovrà fare i conti anche con una questione che in Italia esiste già da parecchio tempo.
I 60 milioni stanziati non servono a costruire le centrali
C’è poi una cifra che rischia di sembrare molto più grande di quello che rappresenta. Per l’attuazione degli investimenti previsti dalla delega sono disponibili 20 milioni di euro l’anno nel 2027, 2028 e 2029, quindi 60 milioni complessivi. Lo stanziamento è indicato nei documenti parlamentari e proviene dalle risorse già assegnate al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica per la linea dedicata all’abilitazione della produzione nucleare.
Sessanta milioni non sono, però, il budget delle future centrali. Il dossier del Servizio del bilancio del Senato chiarisce che lo stanziamento riguarda la prima fase: studi, ricerca, sperimentazione, qualificazione tecnologica, competenze e preparazione delle condizioni tecniche, organizzative e regolatorie necessarie. Non finanzia integralmente programmi industriali o costruzione di impianti nucleari.
Nel frattempo, le rinnovabili non stanno aspettando i decreti
C’è poi una questione di tempi. Mentre per il nucleare comincia adesso la costruzione delle regole, fotovoltaico ed eolico stanno già aggiungendo capacità alla rete italiana. A maggio 2026 Terna contava 86,4 GW di potenza rinnovabile installata, di cui 46,1 GW di solare e 13,9 GW di eolico; nello stesso mese le fonti rinnovabili hanno coperto il 52,8% della domanda elettrica nazionale. I dati sono quelli del gestore della rete elettrica nazionale.
Il PNIEC dello stesso Governo rende il confronto ancora più interessante. Gli scenari al 2050 con nucleare e senza nucleare prevedono entrambi circa 245 GW di fotovoltaico e 51 GW di eolico. Nello scenario che comprende l’atomo, il nucleare coprirebbe circa l’11% della domanda elettrica. Anche nello scenario con nucleare, quindi, il PNIEC continua a prevedere centinaia di GW di fotovoltaico ed eolico. L’atomo si aggiunge a quel sistema, non lo sostituisce.
Il 23 settembre può essere segnato sul calendario come il giorno in cui il Parlamento ha concluso l’iter della delega sul nucleare. Adesso serviranno decreti, autorizzazioni, tecnologie, siti, finanziamenti e una soluzione per i rifiuti radioattivi. Solare ed eolico, nel frattempo, non devono aspettare dodici mesi per capire se possono esistere: sono già in rete e continuano a crescere.