Dieci piccoli reattori nucleari in Europa entro il 2035, uno spazio anche per l’Italia e un prezzo-obiettivo dell’elettricità fissato intorno ai 100 euro al megawattora. EDF ha messo sul tavolo numeri e scadenze per trasformare il suo Nuward da progetto a prodotto industriale. Nel nostro Paese può contare sulla controllata Edison e su una filiera che si sta già organizzando. Il calendario, però, corre decisamente più veloce delle autorizzazioni: mentre EDF parla del 2035, l’Italia deve ancora approvare la legge che costruirà il quadro normativo del nuovo nucleare.
Il piano illustrato il 18 settembre dai vertici del gruppo francese prevede una prima serie di 10 Small Modular Reactors tra Francia e altri Paesi europei, con interlocuzioni anche in Polonia, Belgio e Finlandia. L’Italia è dentro questa partita attraverso Edison. Qualche mese prima, il 25 giugno, Edison, EDF e Nuward avevano già firmato insieme alle imprese della filiera italiana una dichiarazione d’intenti per sviluppare il reattore europeo, indicando come obiettivo i primi impianti operativi nel 2035. Tra i firmatari compaiono Ansaldo Energia, Ansaldo Nucleare, Maire, Saipem, Webuild e altri operatori industriali.
Questa volta, dunque, qualcosa si muove davvero: aziende, catena di fornitura, progettazione e interlocuzioni con le autorità di sicurezza. Rimane parecchia strada tra una dichiarazione d’intenti e una centrale collegata alla rete. E proprio quella distanza era già al centro del nostro precedente approfondimento sul Ddl nucleare. Da allora i voti sono avanzati. Anche Nuward ha fatto qualche passo. Il reattore italiano, comprensibilmente, continua a non avere fretta.
Il Nuward di oggi è già diverso da quello annunciato pochi anni fa
Il Nuward su cui EDF punta adesso è un reattore ad acqua pressurizzata di terza generazione, progettato per produrre elettricità e calore e raggiungere una potenza elettrica fino a 400 MW. Secondo la scheda tecnica della stessa Nuward, modularità e prefabbricazione dovrebbero spostare in fabbrica circa il 60% delle lavorazioni normalmente svolte nel sito della centrale. La società indica persino una consegna in 48 mesi per il prodotto industrializzato. È esattamente su standardizzazione e costruzione in serie che si gioca buona parte della promessa economica degli SMR.
Solo che il prodotto industrializzato deve ancora arrivare.
Nel 2023 EDF descriveva ancora Nuward come un impianto da 340 MW composto da due reattori da 170 MW e parlava della possibilità di arrivare al primo getto di calcestruzzo già nel 2030. Era il progetto entrato allora nella fase di basic design.
Nel luglio 2024 EDF ha annunciato una revisione dell’impostazione, scegliendo un design basato maggiormente su tecnologie già sperimentate. La nuova versione è quella arrivata oggi fino a 400 MW. La scelta può ridurre il rischio tecnologico, ed è precisamente questo l’obiettivo dichiarato da EDF. Dice anche qualcosa sul grado di maturità del progetto: il reattore che dovrebbe entrare nella flotta europea negli anni Trenta ha cambiato architettura appena due anni fa.
La stessa documentazione finanziaria di EDF pubblicata nell’aprile 2026 indicava come traguardo il completamento del conceptual design entro metà anno e la commercializzazione negli anni Trenta, con una prima unità costruita in Francia o altrove in Europa. Anche le offerte di lavoro pubblicate da Nuward a settembre parlano ancora dell’ambizione di consegnare il primo SMR europeo nel corso degli anni Trenta. Il salto verso dieci unità entro il 2035 è quindi un obiettivo industriale molto più aggressivo rispetto alla formulazione utilizzata fino a pochi mesi fa.
I 100 euro al MWh sono ancora un obiettivo
C’è poi il numero destinato a fare parecchia strada: 100 euro per megawattora. EDF punta sulle economie di scala di una prima serie di dieci reattori per portare il costo dell’energia Nuward intorno a quella soglia.
Qui serve tenere separati progetto e contatore. I 100 euro/MWh rappresentano un obiettivo economico della futura produzione in serie. Oggi non esiste una flotta Nuward operativa dalla quale ricavare quel costo, così come non esiste ancora il primo esemplare commerciale della nuova configurazione.
La scommessa degli SMR sta tutta lì: costruire molte unità uguali dovrebbe ridurre costi, tempi di cantiere e complessità rispetto alle grandi centrali tradizionali. Prima, però, bisogna costruire abbastanza unità perché la produzione in serie produca davvero quelle economie. Una piccola circolarità industriale: per diventare conveniente serve la serie, per avere la serie servono clienti disposti a scommettere sulla convenienza.
Nuward assicura che il ricorso a componenti e tecnologie già conosciute renda il progetto più semplice da autorizzare e costruire. È anche la ragione della correzione di rotta decisa da EDF nel 2024. Il vantaggio industriale promesso dalla modularità resta invece qualcosa che questa specifica tecnologia dovrà dimostrare sul campo.
In Italia l’autorità di sicurezza sta ancora osservando
L’Italia, intanto, è entrata nel percorso europeo di valutazione del Nuward. Lo ha fatto però con una qualifica piuttosto precisa: osservatore.
Dal 21 gennaio 2026 l’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione partecipa alla terza fase della revisione congiunta europea del progetto. L’ISIN spiega che questa posizione è prevista per le autorità dei Paesi che ancora non dispongono di un quadro normativo che consenta di avviare un processo autorizzativo per reattori nucleari di potenza. La partecipazione serve quindi ad acquisire competenze tecniche in vista di un eventuale nuovo programma nucleare.
Detto in termini meno burocratici: l’Italia siede già al tavolo dove si studia il reattore che potrebbe utilizzare, mentre deve ancora costruire le regole necessarie per autorizzarlo.
Ed è qui che rientra il Ddl nucleare. La Camera lo ha approvato il 4 giugno; al 18 settembre l’Atto Senato 1924 è ancora all’esame dell’Assemblea. Il 16 settembre sono state respinte le questioni pregiudiziali ed è terminata la discussione generale.
Come avevamo già raccontato, è inoltre una legge delega. Una volta approvata, il Governo avrà fino a dodici mesi per adottare la disciplina organica destinata a regolare ciclo di vita degli impianti, autorizzazioni, sicurezza, smantellamento e gestione dei rifiuti radioattivi. Lo specifica lo stesso resoconto del Senato.
Non serve quindi rifare da capo la storia parlamentare: tra l’approvazione della delega e l’accensione di un Nuward ci sono ancora i decreti legislativi, il sistema autorizzativo, la valutazione tecnica del progetto, l’individuazione di un sito e le relative procedure.
La filiera italiana è partita prima della centrale
Sul lato industriale i movimenti sono molto più veloci. Edison lavora con EDF sul nuovo nucleare almeno dal 2024 e l’accordo di giugno ha allargato il perimetro a una fetta consistente della manifattura italiana. È un passaggio concreto: anche senza centrali nucleari operative, il Paese conserva aziende con competenze nella componentistica, nell’ingegneria e nelle grandi opere che già lavorano sul mercato internazionale.
Per EDF la serie europea serve proprio a questo: evitare di sviluppare un esemplare isolato e costruire una catena industriale abbastanza grande da abbassare i costi. Francia, Italia, Polonia, Belgio e Finlandia compongono al momento il terreno sul quale il gruppo sta cercando opportunità e partner.
In Italia, però, nei documenti ufficiali pubblicati finora non compare ancora un sito destinato a ospitare il primo Nuward. C’è una filiera, c’è un progetto e c’è una data-obiettivo. Manca ancora quella parte piuttosto ingombrante chiamata centrale.
Il 2035 è abbastanza vicino da funzionare benissimo in una presentazione industriale e abbastanza lontano da contenere ancora parecchie incognite. EDF prova ora a stringere i tempi con una prima serie di dieci reattori. Fra nove anni potremo misurare la distanza tra il calendario e il cemento. Per oggi, in Italia, siamo ancora alla legge che deve spiegare come quel cemento potrà essere autorizzato.