Oggi 6 settembre è il Plastic Overshoot Day: abbiamo già superato la nostra capacità di gestione della plastica

Oggi è 6 settembre e abbiamo già superato la nostra capacità di gestire la plastica: il 6 settembre è il Plastic Overshoot Day 2026. Evidentemente non abbiamo ancora imparato le molteplici lezioni che l’inquinamento da plastica ci mostra ogni giorno.

Il Plastic Overshoot Day

Il Plastic Overshoot Day segna il momento in cui la quantità di rifiuti di plastica generati dagli imballaggi monouso, dai prodotti per la casa e dal settore tessile supera la capacità globale di gestirli, causando inquinamento ambientale.

Ogni Paese ha il proprio, determinato dalla quantità di rifiuti di plastica generati e dalla capacità nazionale di gestirli. E noi lo abbiamo già raggiunto, 4 mesi prima della fine dell’anno.

Ma questa giornata, in realtà, non fornisce però un quadro completo di questo complesso problema: pertanto, per facilitare soluzioni mirate ed efficaci, sono stati definiti cinque archetipi di Paese, che consentono di profilare quelli reali in base a fattori determinanti come il consumo locale pro capite di plastica, i volumi di importazione ed esportazione di rifiuti e le proprie capacità di trattamento.

E naturalmente di fornire suggerimenti mirati: tra queste strategie rientrano la riduzione del consumo e dell’utilizzo della plastica, la promozione di modelli di economia circolare come le iniziative di riparazione e riutilizzo, l’attuazione di solide politiche di gestione dei rifiuti come la responsabilità estesa del produttore (EPR), il potenziamento delle infrastrutture locali per la gestione dei rifiuti e la cessazione dell’importazione di rifiuti di plastica da altri Paesi.

L’inquinamento da plastica

La plastica, in realtà, era nata per ridurre lo sfruttamento di risorse naturali, in particolare l’avorio degli elefanti e il carapace delle tartarughe. La prima plastica fu progettata nel 1862 dal chimico britannico Alexander Parkes: era la Parkesine, il primo materiale plastico semi-sintetico.

Otto anni dopo i fratelli Hyatt brevettarono il celluloide, pensato proprio per sostituire l’avorio in pettini, manici e palle da biliardo.

Ma non solo tali risorse sono tutt’oggi sfruttate, la plastica ha poi causato nei secoli dei danni enormi, proprio a quell’ambiente che si voleva in qualche modo preservare.

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A partire da quegli anni, infatti, la crescita della plastica come materiale per costruire praticamente qualsiasi cosa è letteralmente esplosa. E alla fine degli anni ’90 è arrivato lo “shock”, con la scoperta del Great Pacific Garbage Patch, la grande area di accumulo del Pacifico settentrionale denunciata dal navigatore Charles Moore.

Il mondo scoprì così che l’abbandono di rifiuti di plastica era tutt’altro che un problema locale: la plastica torna sempre a galla. E nel mezzo del Pacifico, tra le Hawaii e la California, ci sono pezzi minuscoli, cassette rigide, corde, reti da pesca abbandonate, frammenti che il sole e le onde hanno sbriciolato lentamente.

Il Great Pacific Garbage Patch copre attualmente circa 1,6 milioni di chilometri quadrati e contiene, secondo le stime più citate, oltre 1,8 trilioni di pezzi di plastica per circa 100.000 tonnellate di materiale galleggiante.

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Non solo abbandono di rifiuti

Ma c’è di più, e purtroppo lo abbiamo scoperto solo dopo aver pensato per decenni che la plastica fosse la rivoluzione: la plastica non è solo un problema di abbandono di rifiuti. Perché la plastica contamina, soprattutto nelle forme apparentemente invisibili, le microplastiche, che oggi vengono trovate davvero ovunque.

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Una recente ricerca ha dimostrato, solo per citare un esempio, che, in media, chi beve solo acqua del rubinetto ingerisce tra 39.000 e 52.000 particelle di microplastica all’anno, mentre chi consuma regolarmente acqua in bottiglia può arrivare a circa 90.000 particelle in più. Considerando un consumo protratto per decenni, l’accumulo nel corpo può diventare preoccupante.

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A onor del vero, la data del Plastic Overshoot Day si è progressivamente spostata verso la fine dell’anno dal 2021, evidenziando un miglioramento nella capacità di gestione dei rifiuti plastici. Ma purtroppo è significativamente aumentata la produzione: negli ultimi cinque anni la quantità di rifiuti plastici gestiti in modo inadeguato è cresciuta di oltre 3 milioni di tonnellate.

E, se è vero che la ricerca di soluzioni di plastica più sostenibili, per esempio riciclabili e biodegradabili, una produzione così spropositata indica oltre ogni ragionevole dubbio che non abbiamo ancora imparato le molteplici lezioni che l’inquinamento da plastica ci mostra ogni giorno.

Fonte: Plastic Overshoot Day 2026

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