Cacciatore entra in un giardino, uccide a fucilate il cane Zeus e prova a occultarne il corpo: orrore a Olbia

Un episodio di inaudita violenza ha sconvolto la comunità della Gallura nella mattinata dell’8 ottobre. Il tragico evento si è consumato in località Su Trambuccone, nei pressi di Olbia, dove un cacciatore armato si è introdotto in una proprietà privata scatenando la reazione di Zeus, un pastore maremmano di 3 anni. L’animale, giunto in famiglia all’età di appena 3 mesi, stava semplicemente svolgendo la sua naturale mansione di difesa del territorio abbaiando contro l’intruso.

Dopo un iniziale e vano tentativo di allontanarlo scagliandogli contro delle pietre, l’uomo ha imbracciato l’arma da fuoco ed ha esploso 2 colpi a bruciapelo verso l’animale, freddandolo a pochissima distanza dall’ingresso dell’abitazione. Un’aggressione spietata vissuta in diretta dal proprietario, rientrato da circa 15 minuti dopo aver accompagnato la compagna al lavoro, che ha assistito inerme al duplice sparo e al successivo tentativo dell’aggressore di trascinare la carcassa dalle zampe verso un canalone per occultare il corpo.

Le minacce al proprietario, le indagini dei Carabinieri e il ruolo della Lida

Richiamato dall’esplosione dei proiettili, l’uomo è corso all’esterno affrontando direttamente l’intruso armato. Durante il drammatico confronto, l’aggressore non ha esitato a puntare per ben 2 volte il fucile di lui, minacciandolo apertamente di morte prima di allontanarsi. Immediato l’intervento dei Carabinieri, che hanno avviato una complessa inchiesta per ricostruire l’accaduto e accertare le responsabilità penali dell’accaduto.

Nel frattempo, l’autorità giudiziaria ha disposto il sequestro della salma del cane, affidata ai veterinari della Asl Gallura per l’esecuzione dell’esame autoptico. Al fianco della famiglia distrutta si è subito schierata la Lida di Olbia, guidata da Cosetta Prontu, che gestisce il rifugio I Fratelli Minori e ha garantito assistenza legale completa fino all’ultimo grado di giudizio, annunciando la volontà di costituirsi parte civile.

La mobilitazione social e la richiesta di abrogazione dell’articolo 842 del Codice Civile

La denuncia social pubblicata dalla Lida ha sollevato un’ondata irrefrenabile di sdegno popolare in tutta Italia. L’associazione animalista chiede alle istituzioni la revoca immediata e definitiva del porto d’armi, la confisca di tutte le armi dell’aggressore e l’imputazione per reati gravi come uccisione crudele di animali, violazione di domicilio a mano armata, minaccia di morte e tentato occultamento di cadavere. La vicenda ha riaperto con forza il dibattito sulla sicurezza nei fondi privati, portando sotto accusa l’articolo 842 del Codice Civile che disciplina l’accesso dei cacciatori nelle proprietà altrui. Attraverso un messaggio postato sui social, l’associazione ha promesso di lottare per modificare le norme venatorie e disarmare chi si crede padrone delle vite altrui a ridosso delle abitazioni.

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