Olio d’oliva, prezzi in picchiata e costi insostenibili: la protesta di 2000 agricoltori a Bari

Circa 2000 olivicoltori si sono riuniti il 12 ottobre davanti alla Prefettura di Bari per chiedere interventi urgenti contro la crisi del comparto. Al centro della protesta, promossa dal comitato Orgoglio Olivicolo, ci sono il calo delle quotazioni dell’olio, i costi di produzione sempre più difficili da sostenere e la richiesta di misure concrete per salvaguardare le aziende agricole e i frantoi.

La crisi dell’olio d’oliva torna così al centro dell’attenzione in Puglia, una delle regioni simbolo dell’olivicoltura italiana. Con la nuova campagna olearia alle porte, molti produttori si trovano a fare i conti con una situazione che, secondo le loro testimonianze, rischia di compromettere la sostenibilità economica delle imprese e il futuro di un’intera filiera.

La protesta a Bari e il crollo del prezzo dell’olio

Alla manifestazione hanno partecipato olivicoltori, frantoiani, rappresentanti di cooperative e altri operatori del settore, arrivati anche dai territori limitrofi. Trattori, bandiere e striscioni hanno accompagnato la richiesta di risposte alle istituzioni dopo mesi di confronto che, secondo il comitato, non hanno prodotto risultati sufficienti.

Il nodo principale riguarda il prezzo riconosciuto ai produttori. Gli olivicoltori hanno denunciato una discesa delle quotazioni dell’olio pugliese da circa 7 euro al chilo, raggiunti nei mesi precedenti, a circa 4 euro. Una riduzione che pesa sui ricavi proprio mentre le aziende devono sostenere le spese della nuova raccolta e della lavorazione delle olive.

A complicare il quadro ci sono anche i costi di carburanti ed energia, che incidono sulle attività agricole e sul funzionamento dei frantoi. I manifestanti contestano inoltre la concorrenza degli oli provenienti da Paesi extra Ue, venduti a prezzi che ritengono penalizzanti per la produzione locale.

Il problema, dunque, non riguarda soltanto il valore commerciale dell’olio, ma la possibilità per le aziende di coprire le spese e continuare a lavorare. Secondo quanto denunciato durante la manifestazione, nei frantoi pugliesi restano ancora importanti quantità di prodotto invenduto, mentre l’avvio della nuova campagna rischia di aggravare le difficoltà finanziarie degli operatori.

Stato di crisi, aiuti alle aziende e più controlli sull’olio

Gli agricoltori chiedono innanzitutto al Governo il riconoscimento dello stato di crisi del settore olivicolo. Non si tratta soltanto di una dichiarazione formale: i produttori vogliono che apra la strada a misure straordinarie per dare respiro alle imprese in difficoltà.

Tra le richieste di Orgoglio Olivicolo figurano la sospensione dei contributi previdenziali e il rinvio delle scadenze di mutui e cambiali agrarie. A queste si aggiungono interventi economici a sostegno dei frantoi e misure da parte della Regione Puglia per compensare almeno in parte l’aumento dei costi, a cominciare da quelli del carburante.

Un altro fronte riguarda i controlli sulla commercializzazione dell’olio. I manifestanti chiedono verifiche più incisive per contrastare le frodi e garantire una maggiore trasparenza lungo la filiera, anche attraverso l’introduzione del Documento di accompagnamento olivicolo in formato elettronico, uno strumento pensato per migliorare la tracciabilità dei movimenti del prodotto. Il comitato sollecita inoltre controlli più efficaci nei punti vendita, affinché le informazioni sull’origine dell’olio siano corrette e verificabili.

Dal palco di piazza Prefettura a Bari, il leader di Orgoglio olivicolo, Gennaro Sicolo, ha dichiarato:

Sindaci, andate nei supermercati e verificate se l’olio che viene venduto è pugliese o extracomunitario. Noi sappiamo che sugli scaffali si trovano porcherie.

Le richieste sono state portate all’attenzione della prefetta di Bari e dell’assessore regionale all’Agricoltura Francesco Paolicelli, che hanno incontrato una delegazione dei manifestanti. Gli agricoltori hanno chiesto risposte rapide, avvertendo che, in assenza di interventi adeguati, la mobilitazione potrebbe proseguire e arrivare fino a Roma.

La protesta del 12 ottobre si inserisce in un quadro di tensione che interessa da mesi il comparto olivicolo pugliese. Già a maggio la Regione aveva convocato un tavolo con le organizzazioni agricole, le organizzazioni di produttori e i frantoiani per discutere delle difficoltà della filiera e individuare possibili soluzioni condivise.

Per i produttori, ora la priorità è trasformare il confronto in misure concrete. La richiesta è quella di tutelare il reddito di chi coltiva le olive e di chi le trasforma in olio, evitando che il calo dei prezzi e l’aumento delle spese spingano altre aziende a ridurre gli investimenti o ad abbandonare le coltivazioni.

Fonte: Orgoglio Olivicolo

Leggi tutto