La Carriera del Palio di Siena che si è svolta ieri sera in Piazza del Campo ha rischiato di concludersi nel peggiore dei modi. Dopo una mossa estenuante durata oltre un’ora, segnata da tre uscite dai canapi e da altrettante partenze annullate dal mossiere Renato Bircolotti, la Contrada del Nicchio ha dominato la gara dal primo all’ultimo metro. Il fantino Giovanni Atzeni, detto Tittia, in sella al cavallo Anda e Bola, ha impresso un ritmo insostenibile per gli inseguitori delle contrade di Selva, Torre e Istrice, riportando il Nicchio al successo dopo un digiuno lungo 28 anni.
Tuttavia, subito dopo aver varcato il traguardo a nerbo alzato, la festa si è trasformata in tragedia: un contradaiolo entrato sconsideratamente in pista ha impattato contro Anda e Bola, provocando la rovinosa caduta del cavallo, di Tittia e il coinvolgimento di una terza persona. Il fantino, rimasto privo di sensi a terra per diversi istanti, è stato soccorso dai sanitari e trasportato in ambulanza all’ospedale di Santa Maria delle Scotte di Siena, dove gli è stato riscontrato un trauma cranico e una microfrattura a una vertebra del collo. Tittia dovrà restare in osservazione per almeno 24 ore per monitorare l’evoluzione del trauma cranico, mentre per la microfrattura cervicale dovrà indossare un collare per circa 30 giorni.
L’ennesima conferma di una manifestazione anacronistica e pericolosa
L’incidente capitato a Giovanni Atzeni e ad Anda e Bola – fortunatamente dichiarato in buone condizioni dai veterinari – rappresenta soltanto l’ultimo capitolo di una lunga scia di eventi drammatici. La struttura di Piazza del Campo, caratterizzata da un tracciato cittadino in pendenza con curve ad angolo retto e mantelli di tufo scivolosi, trasforma ogni edizione in un azzardo ingiustificato.
La presenza di decine di persone sul percorso a gara appena conclusa dimostra quanto le attuali misure di sicurezza siano insufficienti a garantire l’incolumità sia degli uomini che degli animali. Questa manifestazione continua a perpetuare un modello di intrattenimento arcaico, in cui la vita e l’integrità fisica degli equidi vengono subordinate a logiche di campanilismo e folklore.
La scia di sangue: il pesante bilancio degli incidenti negli anni
I dati storici confermano che il dramma sfiorato dal Nicchio non è un caso isolato, ma la naturale conseguenza di una corsa ad alto rischio. Dagli anni Settanta a oggi si stima che circa 50 cavalli abbiano perso la vita a causa di infortuni riportati in pista o nelle prove ufficiali. La memoria corre a tragici abbattimenti come quelli di Quasar nel 1980, Rodomonte nel 1983, Quebel nel 1995 e Quercino nel 1998, fino ai casi più recenti di Zodiach nel 2004, Aramis nel 2006, Ombrone nel 2010 e Raol nel 2018. Emblematico resta il caso di Abbasantesa, la cavalla della Contrada della Giraffa infortunatasi nell’agosto 2023 e sottoposta a eutanasia settimane dopo, in un contesto di opacità comunicativa. È giunto il momento di dire basta a una tradizione che sfrutta i cavalli e mette a repentaglio le vite dei fantini in nome dello spettacolo.