Penne rigate, il test francese trova cadmio in 16 prodotti su 18: i risultati di Barilla, De Cecco, Garofalo e Rummo

Un test di laboratorio condotto dalla rivista francese 60 Millions de Consommateurs ha analizzato diverse confezioni di penne rigate alla ricerca di contaminanti come metalli pesanti, pesticidi e micotossine. Tra i risultati che attirano maggiormente l’attenzione c’è quello relativo al cadmio, individuato in 16 delle 18 referenze esaminate.

Le quantità rilevate restano comunque entro i limiti previsti dalla normativa, ma il confronto tra i diversi prodotti mostra differenze piuttosto marcate.

Cadmio nelle penne: cosa ha trovato il test

Sul fronte del cadmio, soltanto due delle 18 penne analizzate, appartenenti ai marchi francesi Marque Repère e U, non presentavano tracce rilevabili del metallo.

Negli altri prodotti, invece, le concentrazioni variavano sensibilmente: si partiva da 0,009 mg/kg nelle penne Delverde fino ad arrivare a 0,066 mg/kg nelle penne integrali Barilla, che hanno registrato il valore più elevato tra tutte le referenze di questa categoria.

È proprio il risultato delle penne integrali Barilla a spiccare maggiormente nel test: per il parametro cadmio hanno infatti ottenuto un giudizio definito “molto insufficiente”, pur rimanendo al di sotto del limite stabilito dalla legge.

Anche le Penne Rigate Protein+ di Barilla rientrano tra i cinque prodotti ai quali la rivista ha assegnato lo stesso giudizio negativo per questo contaminante.

Come si posizionano le penne italiane

Guardando alla valutazione complessiva, che tiene conto non soltanto dei contaminanti ma anche degli altri parametri analizzati dalla rivista, alcune referenze italiane hanno comunque ottenuto punteggi relativamente alti.

Le Penne Rigate Protein+ di Barilla hanno raggiunto 14,8 punti su 20.

Subito dopo troviamo le Penne Rigate n. 41 di De Cecco, che hanno ottenuto un risultato complessivo di 14,7/20.

Le Penne Rigate n. 70 di Garofalo si sono fermate invece a 13,4/20.

Più basso il punteggio assegnato alle Penne Rigate n. 66 senza glutine di Rummo, che hanno totalizzato 11,8/20.

Il quadro mostra quindi come il giudizio complessivo di un prodotto non dipenda esclusivamente dalla presenza di cadmio: una pasta può ottenere una buona valutazione generale e, allo stesso tempo, presentare un risultato meno favorevole per uno specifico contaminante.

Perché il cadmio è sotto osservazione

Il cadmio è un metallo pesante che può trovarsi naturalmente nel terreno e arrivare negli alimenti attraverso le coltivazioni.

Secondo quanto riportato dalla rivista, per chi non fuma l’alimentazione rappresenta una delle principali vie di esposizione a questo contaminante. Tra gli alimenti che possono contribuire all’assunzione di cadmio ci sono anche i prodotti derivati dai cereali, pasta compresa.

Il punto da considerare non è tanto il consumo di una singola porzione, quanto l’esposizione ripetuta nel tempo, dato che il cadmio può accumularsi nell’organismo.

Il grano duro, utilizzato per produrre gran parte della pasta, è inoltre particolarmente interessato dalla presenza di questo metallo. Il gruppo francese che monitora il cadmio nella filiera alimentare ha rilevato nel grano duro un valore medio di 0,056 mg/kg, comunque molto al di sotto del limite europeo di 0,18 mg/kg previsto per il grano.

E sul fronte pesticidi?

Dal test arrivano indicazioni più rassicuranti per quanto riguarda i pesticidi. La rivista ha ricercato complessivamente 728 molecole nei 36 campioni di pasta sottoposti ad analisi. Circa due terzi dei prodotti non presentavano residui rilevabili, indipendentemente dal fatto che fossero paste tradizionali, integrali, biologiche o senza glutine.

Le paste italiane analizzate hanno ottenuto il voto più alto proprio su questo parametro. Nei prodotti in cui sono state trovate tracce di pesticidi, i livelli risultavano comunque inferiori ai limiti massimi consentiti. Tra le sostanze individuate figurano il piperonil butossido, la deltametrina e il clopiralid.

Sotto controllo anche le micotossine

Le analisi hanno riguardato anche le micotossine, sostanze che possono essere prodotte da alcune muffe presenti sulle colture prima del raccolto oppure durante la conservazione.

Nel complesso, secondo il test, non emerge una situazione particolarmente allarmante, anche se alcuni valori si sono avvicinati alle soglie normative.

Proprio tra le penne, ad esempio, l’ocratossina A ha raggiunto 2,1 µg/kg nelle penne integrali Barilla, a fronte di un limite fissato a 3 µg/kg.

Il test mette quindi in evidenza differenze anche importanti tra una referenza e l’altra: tutti i valori riscontrati restano nei limiti previsti, ma alcune penne mostrano risultati meno favorevoli soprattutto per quanto riguarda il cadmio.

Fonte: 60 Millions de Consommateurs

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