Un bagnante rilascia in acqua circa un milligrammo di fosfato, quantità che in un lago di pianura, dove le correnti non mancano ed il ricambio d’acqua è costante, si disperde in fretta. In un lago alpino questo non avviene e lì resta, si accumula, e con il tempo cambia le regole del gioco per chi in quell’acqua ci vive da sempre.
Bacini piccoli, equilibri fragili
Lo spiega un’analisi pubblicata a novembre 2025 da CIPRA Slovenia, che ha studiato i quattro laghi della Valle dei Laghi del Triglav, meta sempre più battuta dagli escursionisti della Via Alpina. Il motivo per cui questi bacini sono così vulnerabili risiede nelle loro stesse dimensioni: piccoli, poco profondi, alimentati da un ricambio idrico debole. Le sostanze che vi finiscono dentro non si diluiscono e non vengono portate a valle, ed al contrario restano, si concentrano e finiscono con l’alterare l’equilibrio chimico. Gli esperti chiamano questo processo eutrofizzazione, ed il risultato più visibile è la fioritura di alghe e cianobatteri, già osservata nel Dvojno jezero, il “doppio lago” sloveno (immagine sottostante).

Creme solari, repellenti, trentadue molecole
Il punto verte sul fato che entrando in acqua non portiamo solo noi stessi, tra filtri UV delle creme solari, repellenti per insetti, saponi e profumi, tutti prodotti per la cura della pelle (impiegati soprattutto in estate) che rilasciano molecole che l’acqua fredda smaltisce con estrema lentezza. Nei pressi della sorgente della Savica, in Slovenia, i ricercatori ne hanno contati trentadue tipi diversi, infiltrati fino alle falde che alimentano l’acqua potabile delle valli sottostanti. Il terreno calcareo tipico delle Alpi, fratturato e poco filtrante, non aiuta, visot che lascia passare più di quanto trattenga.
Il precedente italiano: il Lago di Sorapis
In Italia il caso più noto resta quello del Lago di Sorapis, nelle Dolomiti bellunesi. Dal 1° agosto 2019 il Comune di Cortina d’Ampezzo ne ha vietato la balneazione con un’ordinanza firmata dall’allora sindaco Gianpietro Ghedina, motivata sia dalla tutela ambientale che dalla sicurezza dei bagnanti, vista l’assenza di soccorso e l’ingannevole profondità del fondale.

Tale ordinanza non rappresenta di certo un’eccezione isolata: possiamo citare la legge sul già menzionato Parco Nazionale del Triglav, il quale vieta il bagno in tutti i quattordici laghi del nucleo centrale del parco, ed altri enti alpini che nel corso degli anni hanno adottato misure simili.
Decenni per formarsi, un’estate per alterarsi
Nessuna di queste norme proviene dal capriccio di un’amministrazione. Nasce dal fatto che un lago glaciale impiega decenni, a volte secoli, per raggiungere l’equilibrio chimico e biologico che oggi permette di vederlo trasparente, un’armonia che rischierebbe di venir meno a causa di poche estati ed annessi bagni di massa.
