Pescatori in rivolta in Francia: bloccati porti e depositi petroliferi contro il caro carburante e le nuove regole europee

Centinaia di pescatori francesi sono scesi in piazza nei giorni scorsi per protestare contro l’aumento del prezzo del carburante, i costi sempre più alti della pesca e alcune norme europee che, secondo la categoria, renderebbero sempre più difficile lavorare in mare.

La mobilitazione ha coinvolto soprattutto i pescatori del Mediterraneo, con blocchi a Fos-sur-Mer, Sète, Frontignan e altri porti della costa sud della Francia.

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Insieme, sono riusciti a bloccare il deposito petrolifero di Frontignan, nell’Hérault, dove una centinaia di operatori hanno impedito temporaneamente l’accesso ai camion cisterna.

“Non riusciamo più a lavorare”

Al centro della protesta c’è soprattutto il costo del gasolio, una delle principali spese per la pesca professionale. La categoria denuncia una situazione economica sempre più difficile, con margini ridotti e costi operativi in aumento. Il carburante incide infatti in modo particolarmente pesante sulla redditività dei pescherecci: secondo le organizzazioni dei pescatori, alcuni grandi motopescherecci possono consumare migliaia di litri di gasolio ogni settimana.

A marzo 2026 il Governo francese aveva già annunciato misure di sostegno alla filiera proprio a causa dell’aumento dei prezzi energetici, sottolineando come la pesca fosse tra i settori più esposti alla volatilità del costo del carburante.

Nel mirino anche il piano europeo West Med

La protesta non riguarda solo il carburante. I pescatori contestano anche alcune restrizioni previste dal piano europeo West Med, il programma che disciplina lo sforzo di pesca nel Mediterraneo occidentale. Secondo le associazioni di categoria, le limitazioni sui giorni di attività e sulle modalità di pesca rischierebbero di ridurre ulteriormente la redditività delle imprese.

Le istituzioni europee, invece, considerano queste misure strumenti necessari per tutelare gli stock ittici e favorire una gestione più sostenibile delle risorse marine.

Dopo giorni di mobilitazione, i rappresentanti della pesca mediterranea hanno incontrato la ministra francese della Pesca Catherine Chabaud e il Governo ha annunciato nuove misure di sostegno, tra cui il rafforzamento degli aiuti sul carburante, l’accelerazione dei pagamenti delle somme già previste e strumenti finanziari per aiutare le imprese in difficoltà.

Intanto, la protesta francese non può non riportare al centro un tema più ampio: come rendere compatibile il futuro della pesca con la tutela degli ecosistemi marini e la sopravvivenza economica delle comunità costiere.

La Francia è il secondo produttore europeo di prodotti della pesca dopo la Spagna: nel 2024 ha registrato circa 477 mila tonnellate di pesce e crostacei pescati, un dato quasi stabile rispetto all’anno precedente.

Da una parte ci sono le esigenze ambientali legate alla conservazione del mare e alla riduzione della pressione sugli stock ittici; dall’altra le difficoltà di una categoria che denuncia costi crescenti e una crescente complessità normativa. Il confronto tra pescatori, Governo ed Europa sarà quindi decisivo per capire quale equilibrio sarà possibile costruire tra sostenibilità ambientale e sostenibilità economica della pesca.

Fonti: AFP / Le Monde

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