Nella classifica dei pesti pronti stilata da Altroconsumo, in cima ci sono due vasetti a marchio MD e uno della linea vegana di Lidl. Il sorriso si spegne presto, perché quel primo posto vale appena un accettabile. Tutto intorno si stende una distesa di bocciature, figlia di grassi saturi in abbondanza, formaggi, olio oltre misura e additivi, che zavorrano quasi ogni prodotto, compresi quelli più blasonati e costosi. Il pesto è solo un capitolo di un’indagine più ampia, visto che l’associazione dei consumatori ha messo sotto la lente d’ingrndimento oltre 280 sughi pronti in vendita nei principali supermercati e discount italiani, e la graduatoria finale ha regalato più di una sorpresa.
I sughi al pomodoro hanno superato l’esame a pieni voti, con molte referenze piazzate nelle fasce alte, mentre il pesto al basilico, al contrario, è la categoria uscita nel modo peggio redal confronto. I numeri parlano chiaro: dei 79 pesti esaminati nessuno tocca la sufficienza, e di giudizi buono o molto buono neppure l’ombra. Appena tre vasetti si collocano nella fascia “accettabile”, gli altri finiscono tutti tra gli scarsi. Una stroncatura collettiva che merita di essere guardata da vicino, a partire da chi è riuscito a non affondare.
I tre pesti che strappano un “accettabile”
In testa, a pari merito con 42 punti, figurano due prodotti di Lettere dall’Italia, la marca privata di MD, il Pesto alla Genovese e la variante Senza Aglio. Un solo punto più sotto, a quota 41, si piazza il Pesto Vegano al Basilico di Vemondo, la linea vegetale di Lidl. Il dato curioso è che due dei tre “superstiti” portano l’etichetta del discount MD, mentre il terzo arriva dallo scaffale vegano di Lidl. Sul risultato di quest’ultimo pesa con ogni probabilità l’assenza di formaggi animali, rimpiazzati da ingredienti vegetali: meno grassi saturi, e quindi un profilo nutrizionale nel complesso più favorevole. In termini assoluti non c’è da stappare lo spumante, ma in una classifica del genere un accettabile equivale quasi ad una medaglia d’oro.
Perché nemmeno i migliori arrivano alla sufficienza
Il nodo sta nella ricetta stessa, perché il pesto alla genovese nasce, per definizione, da ingredienti carichi di grassi. C’è l’olio, extravergine d’oliva o di altro tipo (spesso versato con mano generosa), ci sono i formaggi, parmigiano e pecorino, e c’è la frutta secca, i pinoli della tradizione o, più di frequente, gli anacardi. Conta anche il metodo con cui Altroconsumo assegna i voti.
Il 55% del punteggio di un pesto dipende dal Nutri-Score, che penalizza grassi saturi, sale e, dove ci siano, zuccheri in eccesso. Per il pesto i primi due fanno la parte del leone, perché olio, formaggi e frutta secca spingono in alto i grassi saturi e al resto pensano sale e additivi. Un altro 15% riguarda il grado di trasformazione industriale, e qui vale una regola semplice: più un prodotto è ultra-processato, più perde posizioni. Gli edulcoranti, quando presenti, incidono per un ulteriore 10%, ma per il pesto il vero tallone d’Achille resta la ricchezza di grassi che si porta dietro per natura. Il verdetto, in fondo, non dipende dal marchio sbagliato né da un prezzo troppo stracciato: è il pesto in quanto tale a uscire male da una valutazione costruita su questi criteri.
Marchi famosi e prezzo alto non bastano
Chi sperava che una spesa più alta assicurasse un pesto migliore sul piano nutrizionale dovrà ricredersi, almeno a giudicare dai dati di Altroconsumo. Basta scorrere i punteggi di alcuni dei prodotti più diffusi sugli scaffali, tutti finiti nella fascia scarso. Alce Nero, con il suo Pesto alla Genovese, si ferma a 39 punti, appena davanti al Deluxe di Lidl al basilico e rucola con anacardi (38).
Più in basso, appaiati a quota 32, si ritrovano il Barilla Basilico e Limone, il Terre d’Italia Pesto della Liguria con Basilico Genovese DOP e olio EVO al 37%, l’Esselunga Bio con Basilico Genovese DOP Senza Aglio e il Biffi 100% Vegetale Senza Formaggio. Segue il Sapori & Dintorni di Conad, Pesto Genovese con Basilico Genovese DOP, a 31 punti, mentre a 30 si attestano Il Viaggiator Goloso Pesto Genovese con Basilico Genovese DOP e il Pesto Fresco di PAM, nelle versioni con e senza aglio. Il caso di Biffi è istruttivo, visto che la ricetta, pur essendo interamente vegetale, priva di formaggio, non lo salva dallo scarso, e a penalizzarlo potrebbero essere le dosi di olio e frutta secca, grassi anche quando di origine vegetale. Ancora più giù, tra i vasetti più bastonati della classifica, compare il pesto Rana, che si ferma a 24 punti.
Come regolarsi davanti allo scaffale
Nessuno chiede di mettere il pesto al bando, e se ogni tanto dovesse finire in tavola, il profilo nutrizionale non rappresenterebbe di certo un problema. La strada migliore resta quella del pesto fatto in casa, dove le dosi di olio e formaggio possono essere calibrate a piacere.
Fonte: Altroconsumo