PFAS, scatta la diffida a Tefal in Francia: tre associazioni chiedono un piano per eliminarli definitivamente

I PFAS tornano al centro delle polemiche in Francia. Questa volta protagonista è Tefal e il suo gruppo proprietario, Groupe SEB, su cui hanno puntato il dito tre associazioni ambientaliste. L’8 ottobre 2026, Générations Futures, Notre Affaire à Tous e ClientEarth hanno inviato all’azienda una diffida formale, chiedendole di aggiornare il proprio piano di vigilanza e di programmare lo stop all’uso dei  “forever chemicals” nella produzione.

La vicenda non riguarda soltanto le padelle antiaderenti, ma anche le scelte che un grande gruppo industriale è chiamato a fare per ridurre l’uso dei PFAS e limitare il loro impatto sull’ambiente. Groupe SEB, la società a cui è stata inviata la diffida, possiede infatti diversi marchi molto conosciuti, tra cui Tefal, famosa per pentole e padelle, Moulinex, Rowenta e Calor.

Tre mesi per cambiare il piano sui PFAS

Nel comunicato, le tre associazioni spiegano di aver chiesto a Groupe SEB di identificare in modo più completo i rischi connessi all’utilizzo dei PFAS e di predisporre un piano per abbandonarli nelle proprie attività, prevedendo anche la riconversione dei posti di lavoro eventualmente coinvolti.

Il riferimento è alla normativa francese sul dovere di vigilanza delle grandi imprese, che impone di individuare e prevenire i rischi più gravi per i diritti umani, la salute e l’ambiente legati alle attività aziendali e alla catena di fornitura.

Secondo le associazioni, il piano di vigilanza di Groupe SEB non affronta ancora adeguatamente il problema. Si contesta, in particolare, il modo in cui i PFAS sono stati trattati nei documenti aziendali degli ultimi anni: prima come sostanze problematiche, poi come “inquinanti emergenti” nei piani del 2025 e del 2026.

Le organizzazioni chiedono una strategia che non si limiti a riconoscere il problema, ma che indichi come individuare i rischi, prevenirli e arrivare progressivamente alla sostituzione delle sostanze interessate.

Groupe SEB ha tre mesi per rispondere alle richieste. In assenza di un aggiornamento ritenuto soddisfacente, le associazioni si riservano di portare il gruppo davanti al Tribunale giudiziario di Parigi.

Tefal utilizza i PFAS nelle pentole antiaderenti

Al centro della contestazione c’è anche il PTFE, il materiale utilizzato per rendere antiaderenti molte pentole e padelle, che appartiene alla famiglia dei PFAS, un insieme molto ampio di sostanze chimiche, accomunate da particolari legami tra carbonio e fluoro. Queste sostanze non sono tutte uguali, alcune sono particolarmente persistenti nell’ambiente e possono accumularsi negli organismi.

Secondo le associazioni, il problema non si esaurisce con l’utilizzo della pentola in cucina. Occorre considerare anche ciò che può accadere durante la produzione, la gestione dei rifiuti e lo smaltimento dei prodotti a fine vita, fasi in cui possono verificarsi rilasci di PFAS o di altre sostanze problematiche. Per questo Générations Futures, Notre Affaire à Tous e ClientEarth chiedono a Groupe SEB di valutare i rischi lungo l’intero ciclo di vita dei prodotti, includendo anche le attività dei fornitori, e non soltanto durante l’uso domestico.

Le associazioni fanno inoltre notare che esistono già alternative al PTFE e che lo stesso Groupe SEB commercializza prodotti basati su tecnologie differenti. La loro richiesta è quindi quella di investire maggiormente in queste soluzioni e definire un percorso per abbandonare progressivamente l’impiego dei PFAS nei processi produttivi.

Il caso dello stabilimento Tefal e le proteste dei residenti

La vicenda non è nuova. A Rumilly, nell’Alta Savoia, la presenza di PFAS è emersa nel 2022, quando le analisi hanno rilevato PFOA nell’acqua potabile. Le successive indagini ambientali hanno acceso i riflettori anche sulle falde acquifere e su altri punti del territorio, facendo emergere un quadro complesso, con diverse possibili fonti di contaminazione. Tra queste c’è proprio lo stabilimento Tefal.

L’attenzione si è concentrata sulle emissioni dell’impianto. I controlli ambientali hanno individuato PFAS nei punti di emissione atmosferica dello stabilimento, spingendo le autorità a chiedere verifiche più estese. Il 29 aprile 2026, la Prefettura dell’Alta Savoia ha adottato un provvedimento che impone a Tefal di approfondire le analisi e di predisporre misure per ridurre i rilasci. Le autorità hanno chiesto di esaminare tutte le 18 fonti di emissione e di presentare un piano d’azione, con interventi per ridurre le emissioni a partire da marzo 2027.

Le associazioni locali, però, chiedono di intervenire prima. Il 29 settembre 2026, AERA (Agir ensemble pour Rumilly et l’Albanais), Cyclamen e France Nature Environnement Haute-Savoie hanno presentato un ricorso d’urgenza al Tribunale amministrativo di Grenoble. Con questa iniziativa chiedono alla Prefettura di adottare misure più incisive per fermare le emissioni atmosferiche di PFAS dello stabilimento e di imporre a Tefal il rispetto delle prescrizioni. Le associazioni sollecitano inoltre studi sugli effetti sanitari dell’esposizione per la popolazione locale.

A questa iniziativa se  è aggiunta poi la diffida formale del 9 ottobre a Groupe SEB, di cui abbiamo parlato sopra.

Quali sono i rischi per la salute?

I PFAS preoccupano soprattutto per la loro persistenza nell’ambiente e per gli effetti che alcuni di questi composti possono avere sulla salute. Secondo il Ministero della Salute francese, l’esposizione a determinate sostanze di questa famiglia è associata a una riduzione della risposta immunitaria ad alcuni vaccini, all’aumento del colesterolo, a un minor peso alla nascita e a un maggior rischio di alcuni tumori, tra cui quelli del rene e dei testicoli. Altri possibili effetti riguardano la tiroide, il fegato, il sistema ormonale e la fertilità, ma per questi ambiti le evidenze scientifiche sono ancora limitate.

È anche per tutti questi motivi che le associazioni chiedono a Groupe SEB di intervenire non solo sui prodotti finiti, ma sull’intero processo produttivo, riducendo le emissioni e individuando alternative ai PFAS utilizzati.

Abbandonare i PFAS prima che lo impongano le nuove regole

La richiesta rivolta a Groupe SEB si inserisce in un dibattito più ampio sul futuro dei PFAS in Europa, dove sono in corso interventi normativi e discussioni per limitarne l’impiego in diversi prodotti e settori.

Per le associazioni, le aziende dovrebbero anticipare questi cambiamenti, invece di attendere che le restrizioni diventino più stringenti. Notre Affaire à Tous richiama anche la necessità di una “transizione giusta” per i lavoratori, sostenendo che la pianificazione della sostituzione delle sostanze debba accompagnarsi alla tutela dell’occupazione.

Per ora, c’è è una diffida formale e non una condanna del gruppo. Saranno la risposta dell’azienda, gli eventuali successivi passaggi giudiziari e gli accertamenti delle autorità a chiarire come evolverà la vicenda.

Fonte: Notre Affaire à Tous

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