Il pollo che mettiamo nel carrello può nascondere batteri potenzialmente pericolosi, anche quando si tratta di prodotti regolarmente in vendita. A riportare l’attenzione sulla sicurezza di questa carne è una nuova indagine condotta in Svizzera dalla rivista per consumatori K-Tipp insieme alla trasmissione televisiva Kassensturz della SRF, che ha fatto analizzare in laboratorio 16 confezioni di petto di pollo crudo acquistate nella grande distribuzione.
I risultati mostrano due problemi distinti. Da una parte ci sono gli E. coli produttori di ESBL, batteri resistenti ad alcuni antibiotici, individuati in 3 prodotti importati; dall’altra il Campylobacter, un patogeno molto diffuso nel pollame e presente in nove campioni su 16.
L’indagine
La prima parte dell’indagine ha riguardato la presenza di batteri produttori di ESBL, enzimi capaci di rendere inefficaci diversi antibiotici, tra cui alcune penicilline e cefalosporine. Questi microrganismi possono provocare infezioni difficili da trattare e contribuire alla diffusione della resistenza agli antibiotici.
Il laboratorio ha individuato questi batteri in tre confezioni di petto di pollo importato, vendute rispettivamente da Lidl, con carne proveniente dalla Germania, Denner, con pollo originario dei Paesi Bassi, e Migros, con un prodotto proveniente dall’Ungheria.
I tre prodotti avevano prezzi relativamente contenuti, compresi tra 13,50 e 15 franchi svizzeri al chilo. Il dato, tuttavia, non dimostra che la carne più economica sia necessariamente più contaminata, altri campioni importati di prezzi simili non hanno evidenziato la presenza dei batteri ricercati.
Il risultato più incoraggiante riguarda invece i dieci prodotti di origine svizzera, tutti risultati negativi ai test per i batteri resistenti agli antibiotici. Un miglioramento rispetto a una precedente indagine di K-Tipp del 2021, quando questi microrganismi erano stati individuati in 14 campioni su 30, compresi diversi prodotti svizzeri. Anche uno studio dell’Università di Zurigo citato dalla rivista aveva rilevato una diminuzione dei batteri resistenti nella carne di pollo rispetto al passato.
La situazione, dunque, sembra essere migliorata su questo fronte, ma il campione esaminato è limitato e non permette di stabilire quanto sia diffuso il fenomeno nell’intero mercato.
Il Campylobacter è il problema più diffuso
La seconda parte dell’indagine ha cercato il Campylobacter, un batterio che rappresenta una delle cause più comuni di infezioni gastrointestinali. In questo caso, il risultato è meno rassicurante: 9 confezioni su 16 sono risultate contaminate, con prodotti provenienti da Svizzera, Germania, Francia, Paesi Bassi e Ungheria.
Tra i campioni positivi figurano sia prodotti economici sia referenze vendute a prezzi decisamente più elevati. Il laboratorio ha rilevato il batterio, per esempio, in un petto di pollo XXL di Denner, venduto a 13,50 franchi al chilo, ma anche in un prodotto Bigler Suisse Garantie acquistato da Avec a 37,80 franchi al chilo e in un petto di pollo biologico di Migros, dal costo di 56 franchi al chilo.
Il prezzo più alto, quindi, non garantisce da solo l’assenza di questo patogeno. Allo stesso tempo, la presenza di Campylobacter in alcuni campioni non significa che tutta la carne della stessa marca o provenienza sia contaminata.
Questo batterio può causare diarrea, febbre, crampi addominali e vomito. Secondo i dati riportati da K-Tipp, nel 2025 in Svizzera sono stati segnalati dai medici 8.645 casi di infezione associati al Campylobacter.
Le catene di distribuzione e i produttori interpellati hanno richiamato l’attenzione sull’importanza della corretta preparazione della carne. La presenza del batterio, infatti, non comporta automaticamente che il prodotto sia vietato alla vendita, la sicurezza dipende anche dal rispetto delle regole igieniche e dalla cottura.
E in Italia?
L’indagine svizzera non permette di stabilire quale sia la situazione nei supermercati italiani. I prodotti analizzati, infatti, appartengono al mercato elvetico e comprendono carni di diverse provenienze. È però utile ricordare che la contaminazione microbiologica del pollame è un tema che riguarda anche il nostro Paese.
Nel 2022, ad esempio, un test condotto dalla rivista Il Salvagente aveva individuato salmonelle in 7 campioni di pollo su 24 acquistati in supermercati e discount italiani. Le analisi successive avevano aggiunto un elemento importante, identificando il batterio come Salmonella Infantis, una variante resistente agli antibiotici. Tutti i campioni analizzati erano di origine italiana.
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Le due indagini hanno analizzato microrganismi differenti: quella svizzera ha rilevato soprattutto Campylobacter e ha cercato anche batteri resistenti agli antibiotici, mentre il test italiano si era concentrato sulle salmonelle. I risultati non sono quindi direttamente confrontabili, ma entrambi i casi riportano l’attenzione su un aspetto importante: il pollo crudo può contenere batteri patogeni e va maneggiato con attenzione, indipendentemente dalla marca, dal prezzo o dalla provenienza.
Come preparare il pollo riducendo i rischi
Per limitare il rischio di infezioni alimentari, la prima regola è cuocere completamente la carne, evitando che rimangano parti crude o poco cotte. La cottura adeguata elimina i batteri patogeni eventualmente presenti.
È altrettanto importante evitare che i microrganismi passino dal pollo crudo agli alimenti che verranno consumati senza cottura, come insalate, frutta e verdura. Per farlo:
- non lavare il pollo crudo sotto l’acqua corrente, perché gli schizzi possono diffondere i batteri sulle superfici circostanti
- lavare accuratamente le mani con acqua e sapone dopo aver toccato la carne
- pulire coltelli, taglieri, piatti e piani di lavoro utilizzati per prepararla
- tenere il pollo crudo separato dagli altri alimenti, soprattutto da quelli già pronti da mangiare
- rispettare le indicazioni di conservazione riportate sulla confezione e cuocere bene la carne prima di consumarla
Fonte: K-Tipp