Ottenere una concreta opportunità di riscatto attraverso la dignità del lavoro sul litorale salentino. Con questo obiettivo è nato Io Salvo, il percorso formativo e professionale promosso dalla Casa Circondariale di Borgo San Nicola a Lecce per favorire la rieducazione e il reinserimento lavorativo dei detenuti. Forte della sinergia interistituzionale ideata dal Prefetto di Lecce Natalino Manno, il progetto ha permesso a 14 persone (13 in procinto di ultimare le abilitazioni e uno già collocato in regime di semilibertà a Taranto) di intraprendere un cammino verso il diploma abilitante per diventare bagnini.
L’iniziativa ha richiesto una specifica deroga governativa per consentire ai partecipanti di conseguire il brevetto di Assistente Bagnanti. Un traguardo sostenuto dalla direttrice della struttura penitenziaria Maria Teresa Susca, che ha ribadito la centralità dell’impiego retribuito per orientare la quotidianità verso la legalità e abbattere il tasso di recidiva.
Formazione, contratto nazionale e impiego sui lidi salentini
La preparazione dei corsisti è iniziata a marzo con lezioni mirate sulle ordinanze balneari, le tecniche di salvataggio in acqua, il primo soccorso e le manovre pratiche sull’uso del defibrillatore, concluse dalle prove finali a San Cataldo con la tradizionale consegna del fischietto. Una volta superata la rigida selezione, i neo bagnini hanno sottoscritto un contratto di lavoro nazionale da 50 euro al giorno per 36 ore settimanali, garantendosi un’occupazione stagionale attiva da giugno fino a metà settembre.
Gli operatori sono stati inseriti in otto stabilimenti balneari distribuiti lungo le marine di Lecce, Melendugno e Vernole – tra cui Torre Chianca e San Foca – oltre che nella piscina di un agriturismo locale. Come confermato dal presidente di Confimprese Demaniali Mauro della Valle, l’intervento risponde a una forte carenza di personale qualificato: il solo comune di Melendugno ha manifestato l’esigenza di reclutare ulteriori 20 unità. Le attività didattiche sono state integrate anche dalla proposta del direttore generale dell’ASL Stefano Rossi, che ha messo a disposizione un’imbarcazione a vela sequestrata per reati di immigrazione clandestina.
Prospettive di ampliamento e il valore del riscatto umano
Il piano di reinserimento ha registrato l’apprezzamento del garante dei diritti dei detenuti Maria Mancarella e della professoressa Marta Vignola dell’Università del Salento, le quali hanno evidenziato l’importanza del legame fiduciario costruito tra gli enti territoriali e le persone in esecuzione pena. L’esperienza dimostra come la formazione professionale possa trasformarsi in un presidio di sicurezza pubblica per i turisti e i gestori dei lidi. Visto l’esito positivo riscontrato nell’area pugliese, l’intenzione delle istituzioni è ora quella di esportare questo format a livello nazionale. Il modello operativo ideato in Salento potrebbe essere presto esteso ad altri comparti economici che soffrono di carenza organica, come il settore alberghiero e la filiera agricola.