Qual è la migliore macchina da caffè (espresso, macinacaffè, filtro o capsule)?

Capita spesso di imbattersi in macchine per il caffè a costo zero, frutto di promozioni in cui si sottoscrive un contratto per la fornitura del caffè stesso: la macchina è gratis, te la paghi con l’acquisto delle capsule/cialde. Sembra un affare, e per i primi mesi lo è davvero. Poi provi a sommare quello che spendi in capsule, anno dopo anno, e scopri che proprio quella macchina (la più economica da comprare, addirittura “gratis”!) è la soluzione che, nel corso del tempo, ti verrà a costare di più.

Il primo indizio per orientare la scelta di una macchina da caffè riguarda i costi, perché il prezzo in vetrina conta meno di quanto si possa pensare: ciò che conta, pur banale a dirlo, sono le abitudini, l’ammontare di caffè consumato pro capite dal nucleo familiare ed i gusti personali, che possono preferire una specifica tipologia di prodotto. In questa guida vedremo le macchine per il caffe piu comuni, cercando di mettere in evidenza caratteristiche e funzionamento in modo da poter chiarire le idee in vista di un possibile acquisto.

Espresso e macinacaffè: il rituale che si paga in manutenzione

La macchina espresso manuale e quella automatica con macinino integrato condividono lo stesso principio fisico, quindi acqua a 90-96°C spinta a pressione costante per circa 25-30 secondi, ma si dividono il lavoro in modo opposto. Nella manuale, dose e pressatura restano a carico di chi prepara il caffè, e ci vuole un po’ di pratica prima che il risultato sia quello sperato. Nell’automatica se ne occupa la macchina, che macina il chicco al momento: il vantaggio è che gli aromi si disperdono molto più lentamente rispetto al caffè già macinato, a patto che i chicchi vengano conservati bene. Il rovescio della medaglia si chiama manutenzione, che tradotto significa decalcificazione, pulizia del gruppo e svuotamento dei fondi, tutte operazioni da rispettare scrupolosamente.

Vale la pena sfatare anche un piccolo mito da scaffale: quello dei bar di pressione. Che una macchina dichiari 15, 19 o 20 bar non significa un caffè migliore di quello a 9 bar, anzi, è bene che non lo sia, perché una valvola interna riporta comunque la pressione intorno ai 9 bar prima che l’acqua tocchi il caffè. Un principio che risale alle prime macchine a pompa degli anni ’60, e che i produttori conoscono benissimo. Il numero più alto in scatola resta, il più delle volte, marketing.

Capsule: la comodità che si allunga nel conto

Un pulsante ed un caffè sempre identico a sé stesso è la promessa delle capsule, ed è anche il motivo per cui c’è chi se ne stanca dopo qualche mese. Il prezzo d’acquisto della macchina è quasi sempre il più basso, ma sul lungo periodo il sistema resta il più costoso per fare caffè in casa, a meno di passare alle capsule compatibili, che attenuano il problema senza risolverlo. C’è poi un capitolo tornato d’attualità in questi giorni. Dal 12 agosto entra in vigore il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi (PPWR), che classifica le capsule monodose come vero e proprio packaging, facendole rientrare nel perimetro della differenziata. Finora il riciclo passava soprattutto da circuiti dedicati come Da Chicco a Chicco, che dal 2011 ha recuperato oltre 12.000 tonnellate di capsule esauste. Un sistema efficace, benché legato a punti di raccolta specifici: con la nuova norma il gesto si semplifica, anche se la capsula resta comunque un rifiuto in più a ogni tazzina.

Moka e filtro, le due soluzioni meno raccontate

La moka non è un espresso in miniatura, per quanto in molte cucine venga trattata come tale. Lavora a pressione più bassa, generata dal vapore, e a temperature che superano i 100°C nella caldaietta: il risultato è concentrato, meno cremoso, ma anche il più economico in assoluto, un sistema pressoché eterno, se non fosse per le guarnizioni da sostituire ogni tanto.

Il filtro segue una logica opposta, quindi nessuna pressione, percolazione lenta e macinatura più grossa. Il caffè è più leggero, anche se la vera forza risiede in quantità e velocità: dieci tazze pronte insieme, senza attesa.

La domanda giusta da porsi

Più che cercare la macchina migliore in assoluto, converrebbe forse chiedersi quanto caffè si beve davvero ogni giorno, e quanta voglia ci sia di occuparsene. Con uno o due caffè al giorno, le capsule restano una scelta ragionevole, purché se ne accetti il costo nel tempo; oltre le tre-quattro tazzine, l’investimento in un’automatica o in un buon espresso manuale si ripaga in fretta, e in gusto ancora di più. Nelle famiglie numerose il filtro vince per pura logistica, mentre la moka resta il jolly più economico ed affidabile, sempre pronto, pur dovendo preparare la cremina a parte.

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