Questa è la prima città in UK a vietare le pubblicità di fast fashion e sul Black Friday

Basta cartelloni che spingono a comprare di più, a prendere più aerei, a guidare SUV supersonici o a riempire il carrello perché “l’offerta scade stasera”. E, soprattutto, basta moda ultra veloce. Bristol diventa la prima città in UK a mettere un limite alla pubblicità dei prodotti e dei servizi più inquinanti negli spazi di proprietà comunale.

La città inglese ha infatti appena approvato una nuova misura che esclude dagli impianti pubblicitari controllati dal Comune le campagne per combustibili fossili, SUV, auto non elettriche, compagnie aeree, aeroporti, crociere e fast fashion. E nel mirino ci sono anche le promozioni legate al Black Friday.

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La misura riguarda, tra gli altri spazi, anche le pensiline degli autobus e alcuni schermi pubblicitari cittadini. Il Comune può intervenire soltanto sugli impianti di cui controlla direttamente la concessione o la gestione (quindi non si tratta di un divieto generalizzato della pubblicità privata in tutta Bristol). La decisione amplia una politica già esistente: nel 2021 il consiglio aveva introdotto restrizioni per pubblicità di cibo non salutare, gioco d’azzardo, alcol e prestiti ad alto costo.

Niente più SUV, voli e crociere sui cartelloni comunali

L’obiettivo dichiarato è ridurre l’esposizione dei cittadini alla promozione di prodotti e servizi ad alta intensità di carbonio. Per le automobili, le linee guida distinguono i veicoli elettrici a batteria dagli altri: benzina, diesel, ibride e plug-in hybrid rientrano tra le categorie da escludere.

bristol pubblicità

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Lo stesso principio viene applicato alle aziende che operano prevalentemente nella produzione, distribuzione e vendita di combustibili fossili.

Fuori anche la pubblicità di voli, aeroporti e crociere, mentre l’impostazione del Comune punta a lasciare maggiore spazio alla promozione di forme di mobilità considerate meno impattanti, come il treno e il turismo di prossimità.

Non vogliamo che Bristol diventi un cartellone pubblicitario per gli inquinatori mentre lavoriamo per migliorare la salute, la qualità dell’aria e la natura in città, dichiara la viceleader del Consiglio comunale, Heather Mack.

Il punto, dunque, è anche la coerenza delle politiche pubbliche: se un’amministrazione investe nella riduzione delle emissioni e nella qualità dell’aria, si chiede il Comune, ha senso utilizzare contemporaneamente i propri spazi per promuovere prodotti che vanno nella direzione opposta?

Basta con l’ultra-fast fashion e il Black Friday

Bristol diventa di fatto la prima amministrazione locale del Regno Unito a introdurre nelle proprie regole pubblicitarie restrizioni specifiche contro l’ultra-fast fashion.

Più precisamente, non viene vietata indistintamente la pubblicità di qualsiasi marchio di abbigliamento, ma vengono prese di mira soprattutto le campagne costruite intorno a meccanismi di consumo accelerato: maxi-ribassi, codici sconto, “flash sale”, offerte a tempo, collezioni disponibili per periodi brevissimi, promozioni degli influencer e vendite di massa.

Dentro questa categoria finiscono esplicitamente anche le campagne del Black Friday. Un passaggio significativo, che non riguarda solo ciò che compriamo, ma il modo in cui veniamo spinti a comprarlo: velocemente, in grandi quantità e spesso con la sensazione che perdere un’offerta equivalga a perdere un’occasione irripetibile.

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Bristol non parte da zero. Più di venti amministrazioni britanniche hanno già adottato forme di restrizione alla pubblicità di prodotti e servizi considerati particolarmente inquinanti, mentre Sheffield ed Edimburgo hanno introdotto misure che riguardano auto e viaggi. Adfree Cities cita inoltre esperienze analoghe già avviate in diverse città europee.

La particolarità di Bristol sta nell’aver aggiunto esplicitamente l’ultra-fast fashion e le campagne di Black Friday al perimetro delle restrizioni. E il percorso potrebbe non fermarsi qui. Il Consiglio ha già indicato l’intenzione di valutare in futuro anche limitazioni alla pubblicità di alimenti considerati non sostenibili, una volta definito con maggiore precisione quali prodotti debbano rientrare nella categoria.

Il tema, del resto, va ben oltre qualche cartellone in meno.

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