Lo hanno sistemato sulla barella come un escursionista da recuperare, solo che dalla coperta spunta un enorme cappello marrone. Il porcino gigante è finto, l’immagine è stata realizzata con l’intelligenza artificiale da Denis Lunardi, capostazione del Soccorso Alpino dell’Altopiano dei Sette Comuni. Il messaggio che il Soccorso Alpino e Speleologico Veneto ha affidato a questa piccola “operazione porcino in barella”, invece, arriva nel momento giusto: piove, i funghi tornano e con loro aumentano le persone che si infilano nei boschi con gli occhi puntati a terra.
Per una volta, dunque, sulla barella c’è il bottino. Meglio così.
Il porcino si cerca guardando a terra. Ed è anche così che ci si perde
Quando si parla dei pericoli della raccolta dei funghi il pensiero corre subito alle specie velenose. Nel bosco il problema può presentarsi parecchio prima della cena: cadute, scivolate e perdita dell’orientamento sono una parte molto concreta del lavoro dei soccorritori.
I dati nazionali del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico aiutano a dare una misura. Nel 2024 sono state effettuate 12.063 missioni di soccorso; cadute e scivolate rappresentavano il 43,2% delle cause degli interventi. La ricerca dei funghi compariva nel 3,4% delle attività praticate dalle persone soccorse. Sono categorie diverse e i due dati non vanno sommati o sovrapposti, ma spiegano bene perché una passeggiata con il cestino meriti qualche attenzione in più.
Il meccanismo è piuttosto intuitivo. Chi cerca funghi tende ad abbandonare i percorsi più lineari, procede lentamente, cambia spesso direzione e concentra l’attenzione sul terreno immediatamente davanti a sé. E proprio sui cercatori che si perdono nei boschi è appena arrivato uno studio sorprendentemente specifico.
Uno studio ha seguito 300 cercatori dispersi: il 93% stava raccogliendo funghi
Nel 2026 Albert Martínez, Angel Blanch e Carles Comas hanno pubblicato su Transactions in GIS lo studio Lost Gatherers in the 21st Century: Probability of Area, Spatial Behavior, Risk Factors and Vulnerability. I ricercatori hanno analizzato 248 operazioni di ricerca che hanno coinvolto 300 persone disperse in Catalogna tra il 2010 e il 2022. Nel 93% dei casi si trattava proprio di cercatori di funghi.
Il campione è catalano, quindi non descrive automaticamente chi va a porcini sulle montagne venete. Alcuni dettagli, però, sembrano scritti apposta accanto alla foto del fungo in barella. L’età media delle persone cercate era di circa 66 anni e nell’81,6% dei casi il cercatore risultava disperso da solo, anche quando era partito insieme ad amici. L’88,4% degli episodi riguardava semplicemente persone che avevano perso l’orientamento.
C’è poi il telefono, oppure la sua assenza. Nel campione analizzato il 43% non aveva con sé un cellulare e l’85% non disponeva di geolocalizzazione. Gli autori definiscono per questo il profilo osservato ad alto rischio e poco tecnologico. Ancora più concreto il dato sul tempo: superate le 24 ore dalla scomparsa, aumentava la probabilità che la persona fosse ritrovata con una grave ipotermia o deceduta. Lo studio non dice che andare a funghi sia pericoloso in sé; mostra quanto l’orientamento e la possibilità di localizzare rapidamente una persona possano pesare quando qualcosa va storto.
Stivali di gomma e posto segreto: due tradizioni da maneggiare con cura
Il CNSAS insiste da anni su una serie di accortezze molto meno affascinanti del porcino perfetto, ma più utili quando il terreno diventa viscido: calzature adatte, abbigliamento visibile, itinerario pianificato, controllo delle condizioni meteorologiche e qualcuno che sappia almeno in quale zona ci siamo diretti.
Gli stivali di gomma, amatissimi perché tengono lontani acqua e fango, possono offrire scarso sostegno alla caviglia e poca aderenza su alcuni terreni ripidi e bagnati. Meglio scarponi adeguati all’ambiente che si intende percorrere. Anche torcia, fischietto, acqua, un indumento caldo e il telefono carico occupano una porzione dello zaino decisamente inferiore a quella che speriamo di riempire con i funghi.
C’è infine la tradizione più sacra del fungaiolo: il posto dei porcini non si dice a nessuno. Comprensibile se lo scopo è proteggere il raccolto dalla concorrenza. Molto meno brillante se nessuno sa dove iniziare a cercarci. Comunicare almeno la zona e l’orario previsto per il rientro può accorciare parecchio un eventuale intervento.
Lo stesso studio catalano segnala che i cercatori tendono per natura dell’attività a muoversi fuori dai sentieri e indica tra le misure preventive proprio pianificazione, uscite in compagnia, mappe o GPS, controllo del meteo e attrezzatura sufficiente.
In caso di emergenza si chiama il 112 e si seguono le indicazioni ricevute senza continuare a vagare per il bosco nel tentativo di ritrovare la strada. Il CNSAS spiega anche quali informazioni fornire durante una richiesta di soccorso: luogo, condizioni della persona coinvolta, numero di telefono e tutti i riferimenti utili a restringere l’area di ricerca.
Il porcino gigante può quindi godersi il suo viaggio in barella, che almeno esiste soltanto in digitale. Quelli veri rimangono dove sono anche se il pendio è troppo ripido, sta facendo buio o abbiamo perso il sentiero da qualche minuto. Il porcino può ricrescere. La caviglia ha una stagione decisamente più lunga.