Per operarla hanno dovuto mettere insieme due tavoli operatori, fino a ottenere uno spazio grande quasi quanto un letto matrimoniale. Poi coperte riscaldate, aria calda e novanta minuti di intervento. Jodie Foster pesa circa 50 chili, misura 15 piedi – poco più di 4,5 metri – ed è un pitone reticolato del Chester Zoo, nel Regno Unito. Dopo che un tumore alla mandibola era tornato e aveva iniziato a distruggere l’osso, i veterinari hanno tentato qualcosa che, per quanto ne sappiano gli specialisti coinvolti, non era mai stato fatto prima su un serpente: l’elettrochemioterapia. A distanza di mesi, gli ultimi controlli non mostrano segni di recidiva e Jodie è tornata a mangiare normalmente.
Anche il nome ha una storia degna del personaggio. Quando arrivò allo zoo, sui suoi documenti compariva la sigla “JF”, abbreviazione di juvenile female, giovane femmina. Qualcuno decise che JF poteva benissimo significare Jodie Foster. È rimasto quello.
© University of Liverpool
Il tumore era tornato e stava distruggendo la mandibola
I primi segnali erano stati piuttosto semplici: Jodie mangiava meno e trascorreva più tempo inattiva. Gli esami hanno poi individuato un fibrosarcoma alla mandibola, un tumore maligno dei tessuti connettivi. Una prima operazione aveva permesso di rimuoverlo, ma la massa si era formata di nuovo e aveva cominciato a invadere l’osso.
Per un pitone il problema era particolarmente serio. Questi serpenti possiedono un cranio e mandibole estremamente mobili, indispensabili per afferrare e inghiottire prede molto più larghe della loro testa. Il pitone reticolato, Malayopython reticulatus, è inoltre il serpente più lungo al mondo e può raggiungere dimensioni notevoli. Una mandibola compromessa significa quindi colpire direttamente una funzione essenziale per l’animale.
Ian Ashpole, veterinario del Chester Zoo, ha spiegato che un altro intervento chirurgico, da solo, probabilmente non sarebbe bastato. Il tumore stava rendendo sempre più difficile l’alimentazione e il rischio di perdere Jodie era diventato concreto. Da qui la collaborazione con gli specialisti oncologici della University of Liverpool.
L’operazione è cominciata già nell’habitat del pitone, dove Jodie è stata anestetizzata prima del trasferimento nella struttura veterinaria. Durante i 90 minuti di intervento sono state utilizzate coperte e aria riscaldata per mantenerne stabile la temperatura corporea. Ashpole ha rimosso la massa e una parte della mandibola malata con una emimandibulectomia. Poi è arrivata la parte nuova.
Come funziona l’elettrochemioterapia
Il nome sembra quello di una terapia particolarmente aggressiva. Il principio è invece abbastanza preciso: prima viene somministrato un farmaco antitumorale, nel caso di Jodie la bleomicina; subito dopo vengono applicati brevi impulsi elettrici nella zona da trattare.
Gli impulsi rendono temporaneamente più permeabili le membrane delle cellule tumorali e facilitano l’ingresso del farmaco. In questo modo la chemioterapia può agire localmente con maggiore efficacia e con quantità di principio attivo inferiori rispetto a quelle che sarebbero necessarie senza elettroporazione. È una tecnica già utilizzata anche in oncologia umana per alcune indicazioni: il britannico NICE, per esempio, dispone di linee guida dedicate all’elettrochemioterapia per alcuni tumori cutanei.
Neppure l’oncologia veterinaria partiva da zero. Esistono già linee guida veterinarie sull’elettrochemioterapia e la tecnica è stata sperimentata su diverse specie. Il primato di Jodie riguarda quindi specificamente i serpenti, secondo quanto dichiarato dal team, e non tutti i rettili: casi di elettrochemioterapia sono stati pubblicati, per esempio, anche nelle tartarughe.
Adattare il trattamento a un pitone lungo quanto un’utilitaria abbondante, con un tumore nella mandibola e necessità anestesiologiche molto diverse da quelle di un cane o di un essere umano, richiedeva però un protocollo nuovo.
Jodie è tornata a cacciare e mangiare
La parte più concreta arriva mesi dopo l’intervento. Nonostante la rimozione di una porzione della mandibola, Jodie continua ad afferrare e inghiottire il cibo senza difficoltà. È tornata attiva, esplora normalmente il suo habitat e lo staff dello zoo la descrive di nuovo come “bright and feisty”, vivace e battagliera. Un controllo effettuato nella settimana precedente all’annuncio del 21 agosto ha confermato l’assenza di segni visibili di ritorno del tumore.
C’è però un passaggio scientifico ancora da completare. Il caso è stato annunciato dal Chester Zoo e dall’Università di Liverpool, mentre il resoconto dettagliato della procedura deve ancora essere pubblicato formalmente. José Alvarez Picornell, del Dipartimento di Small Animal Clinical Science dell’università, ha spiegato che il team intende mettere a disposizione protocollo e risultati affinché altri veterinari possano studiarli e svilupparli ulteriormente.
Per ora rimane una paziente di 50 chili che qualche mese fa rischiava di non riuscire più a nutrirsi e oggi è tornata a fare ciò che un pitone reticolato sa fare piuttosto bene: mangiare. Per arrivarci sono serviti oncologi, veterinari, impulsi elettrici e due tavoli operatori appiccicati insieme. Il reparto, evidentemente, non aveva previsto la taglia Jodie Foster.
