Un gatto che resta solo può dormire per ore e accoglierci al ritorno con la stessa espressione di chi non aveva minimamente notato la nostra assenza. Oppure può miagolare a lungo, smettere di mangiare, urinare fuori dalla lettiera, leccarsi compulsivamente o cominciare a demolire quello che trova. Dipende dall’individuo, dall’ambiente, dalle abitudini e anche dal tipo di rapporto costruito con le persone di casa.
Che i gatti possano sviluppare legami molto stretti con gli esseri umani è ormai documentato. Uno studio pubblicato su Current Biology ha osservato nei gatti veri e propri stili di attaccamento verso il caregiver, compreso quello sicuro già studiato nei bambini e nei cani. L’immagine del felino domestico come creatura completamente impermeabile alle nostre partenze, quindi, lascia fuori un bel pezzo della sua vita sociale.
Anche i problemi legati alla separazione sono stati osservati nella ricerca. In uno studio pubblicato su PLOS ONE, 30 dei 223 gatti esaminati, il 13,45% del campione, soddisfacevano almeno uno dei criteri stabiliti dagli autori per identificare possibili problemi correlati alla separazione. Tra i comportamenti segnalati comparivano vocalizzazioni eccessive, eliminazioni inappropriate, agitazione, apatia e comportamenti distruttivi.
La razza non permette di sapere come si comporterà un singolo gatto. Qualche differenza, però, esiste. Un grande studio su 5.726 gatti pubblicato su Scientific Reports ha trovato differenze tra razze in tutti i dieci tratti comportamentali analizzati, tenendo conto anche di età, sesso, accesso all’esterno, presenza di altri gatti ed età dello svezzamento. E per Siamese, Tonkinese e Burmese esistono indicazioni ancora più specifiche sui problemi legati alla separazione.
Siamese: quando il padrone di casa è quello a quattro zampe
Il Siamese difficilmente passa inosservato, anche perché ha parecchie opinioni e tende a comunicarle. La International Cat Association (TICA) lo descrive come molto sociale, orientato verso le persone, intelligente, esigente e decisamente loquace. La compagnia umana occupa una parte importante della sua quotidianità.
Qui abbiamo anche un dato specifico. Uno studio pubblicato nel Journal of Veterinary Behavior ha analizzato 574 gatti di razza attraverso il questionario Fe-BARQ, utilizzato per valutare numerosi aspetti del comportamento felino. Tra le associazioni emerse figurava una maggiore probabilità di problemi da separazione nei gatti con pattern Siamese e Tonkinese.
Il lavoro pubblicato su PLOS ONE richiama inoltre studi precedenti che indicavano proprio Siamese e Burmese tra le razze più predisposte a sviluppare problemi correlati alla separazione. Per il Siamese, quindi, socialità e letteratura scientifica vanno nella stessa direzione.
Un aumento improvviso dei vocalizzi quando usciamo, agitazione intorno ai rituali della partenza o cambiamenti nell’uso della lettiera meritano attenzione. Con un Siamese il problema dei miagolii è semmai capire quando il normale telegiornale quotidiano si è trasformato in un’edizione straordinaria.
Tonkinese: figlio di Siamese e Burmese, e si vede
Il Tonkinese nasce storicamente dall’incrocio tra Siamese e Burmese e ha ereditato una certa passione familiare per la vita sociale. La TICA lo descrive come attivo, intelligente, comunicativo e particolarmente affezionato alla compagnia delle persone. Sono gatti che tendono ad apprezzare poco lunghi periodi di solitudine e, nelle case in cui le persone sono spesso fuori, possono beneficiare della presenza di un altro animale compatibile.
Anche qui il comportamento osservato negli studi offre qualcosa di più della semplice descrizione di razza. Nella ricerca sui 574 gatti registrati, il pattern Tonkinese era associato a una maggiore probabilità di problemi da separazione insieme al Siamese.
Il Tonkinese ama partecipare, seguire, giocare, stare vicino alle persone e supervisionare le attività umane con la discrezione tipica di chi è convinto che quelle attività lo riguardino comunque. Per un gatto così, giornate molto lunghe e povere di interazioni possono diventare particolarmente pesanti.
Burmese: molto affettuoso e poco entusiasta della solitudine
Il Burmese compare direttamente anche nella letteratura sui problemi correlati alla separazione. Gli autori dello studio pubblicato su PLOS ONE ricordano che lavori precedenti avevano indicato Siamese e Burmese come maggiormente predisposti e citano inoltre evidenze relative ai pattern Burmese, Siamese e Tonkinese.
Il suo profilo comportamentale aiuta a capire perché. La TICA descrive il Burmese come fortemente orientato verso le persone, sociale e bisognoso di compagnia. È anche un gatto intelligente e giocoso, che beneficia di puzzle, giochi interattivi e attività condivise. Se passa da una casa piena di persone a otto o dieci ore quotidiane di silenzio, il cambiamento riguarda contemporaneamente compagnia, gioco e routine.
Sacro di Birmania: affettuoso e parecchio appiccicoso
Il Sacro di Birmania ha modi generalmente più pacati del Siamese, ma la sua calma non va confusa con il desiderio di essere lasciato per conto proprio. La TICA lo descrive come un gatto affettuoso e molto legato alle persone, amante del contatto e della compagnia umana. È una delle razze alle quali viene associata l’immagine del gatto velcro: tende a seguire le persone per casa e ad apprezzare parecchio la loro presenza.
Nel grande studio finlandese sulle differenze comportamentali fra razze, il Sacro di Birmania era presente come gruppo autonomo, quindi il suo profilo è stato effettivamente studiato insieme a quello di altre razze. Se comincia a mangiare meno, cambia improvvisamente abitudini o diventa insolitamente vocale durante lunghi periodi trascorsi da solo, c’è materiale sufficiente per drizzare le famose orecchie.
Sphynx: il gatto velcro, stavolta senza neanche il pelo
Lo Sphynx ha una caratteristica evidente, ma quella che interessa qui si vede un po’ meno. È una razza estremamente sociale. La TICA descrive lo Sphynx come molto affettuoso, attivo e interessato alla compagnia delle persone. Cerca frequentemente la vicinanza del proprietario, dorme volentieri sotto le coperte insieme agli esseri umani e tende a partecipare parecchio alla vita familiare.
A questa ricerca di contatto si aggiunge un livello di attività elevato. Lo Sphynx esplora, gioca, si arrampica e ha bisogno di utilizzare parecchio sia il corpo sia la testa. Una casa vuota e senza stimoli gli sottrae quindi due cose insieme: interazione sociale e attività.
Puzzle alimentari, luoghi caldi dove riposare, possibilità di arrampicarsi e giochi sicuri possono rendere le ore di assenza meno vuote. Considerato il personaggio, lasciare un assortimento ragionevole di attività può anche essere una forma di tutela preventiva per l’arredamento.
Bengal: otto ore senza niente da fare sono parecchie
Con il Bengal entra in gioco soprattutto l’intensità. Nel grande studio pubblicato su Scientific Reports era tra le razze con la probabilità più alta di presentare livelli elevati di attività. Anche la TICA descrive il Bengal come un gatto ad alta energia, intelligente, curioso e fortemente coinvolto nella vita della famiglia. Ha bisogno di arrampicarsi, esplorare, inseguire, utilizzare puzzle, giocare e interagire. Se vive come unico animale, la presenza umana può assumere ancora più peso perché buona parte della stimolazione quotidiana dipende dalle persone.
Per il Bengal le lunghe assenze possono quindi tradursi facilmente in una carenza di stimoli. Un animale che ha bisogno di investigare il mondo continuerà comunque a cercare qualcosa da investigare. La differenza è che, in assenza di alternative, quel qualcosa potrebbe essere una mensola, una tenda o quell’oggetto che avevamo ingenuamente considerato fuori portata.
Persiano: tranquillo sul divano, meno semplice quando sparisce la compagnia
Il Persiano non ha l’energia del Bengal né la parlantina del Siamese. È generalmente un gatto tranquillo, poco incline alle acrobazie e molto affezionato a una quotidianità fatta di ambienti calmi, persone conosciute e lunghi periodi trascorsi comodamente vicino alla famiglia. Proprio per questo le assenze possono pesare più di quanto suggerisca quell’aria da sovrano annoiato.
Qui c’è anche un dato interessante. Uno studio pubblicato sulla rivista Animals ha confrontato il comportamento dei gatti brachicefali, soprattutto Persiani ed Exotic Shorthair, con quello di gatti non brachicefali utilizzando anche il questionario Fe-BARQ. Nel gruppo dei gatti dal muso schiacciato sono comparsi punteggi significativamente più alti nei comportamenti legati alla separazione.
Anche un precedente caso clinico aveva descritto una gatta Persiana di quattro anni che, dopo la separazione dalla proprietaria, aveva sviluppato in poche ore defecazione inappropriata, inappetenza, vocalizzazioni e depressione. Un singolo caso non permette ovviamente di stabilire quanto sia frequente il problema nella razza, ma mostra quanto evidente possa diventare il cambiamento nel singolo animale. A volte quello sguardo leggermente offeso non è soltanto il suo volto naturale.
Come si manifesta il disagio quando il gatto resta solo
Uno dei lavori più interessanti sul tema precede di parecchio gli studi recenti. Nel 2002 la veterinaria Stefanie Schwartz analizzò 136 casi di gatti con comportamenti compatibili con una sindrome da ansia da separazione, selezionando animali che mostravano quei comportamenti quando venivano separati dalla propria figura di attaccamento.
Il segnale più frequente era la minzione inappropriata, osservata in 96 gatti. Seguivano defecazione fuori dalla lettiera in 48 animali, vocalizzazioni eccessive in 16, comportamenti distruttivi in 12 e grooming psicogeno in 8. Tra i gatti che urinavano in luoghi inappropriati, il 75% sceglieva esclusivamente il letto del proprietario.
Nello studio PLOS ONE del 2020, tra i 30 gatti classificati come possibili casi di problemi correlati alla separazione, il 66,7% mostrava comportamenti distruttivi, il 63,3% vocalizzazioni eccessive e il 60% urinava in posti inappropriati. Comparivano anche apatia, agitazione, aggressività e defecazione fuori dalla lettiera.
Un comportamento nuovo merita comunque un passaggio dal veterinario, soprattutto davanti a inappetenza, vomito, diarrea, eliminazioni inappropriate o grooming eccessivo: diversi problemi medici possono produrre segnali simili. Prima di accusare il gatto di soffrire perché siamo usciti, conviene assicurarsi che non stia cercando di dirci qualcosa di molto più corporeo.
Anche la casa conta
Nello studio pubblicato su PLOS ONE i problemi correlati alla separazione erano associati anche ad alcune caratteristiche dell’ambiente domestico. Tra quelle considerate comparivano l’assenza di giocattoli e di altri animali in casa, oltre alla quantità di tempo trascorsa da soli e ad altre caratteristiche della routine. Gli autori richiamano quindi l’importanza dell’arricchimento ambientale: giochi, possibilità di esplorare, superfici verticali, nascondigli e attività che permettano al gatto di esprimere comportamenti naturali anche quando nessuno è disponibile per intrattenerlo.
La presenza di un secondo gatto richiede invece qualche cautela in più. Alcuni animali possono beneficiare molto di un compagno compatibile, soprattutto tra le razze fortemente sociali; mettere insieme due gatti a caso per risolvere la solitudine rischia però di produrre un problema condominiale con baffi e coda. Temperamento, spazio e introduzione graduale restano fondamentali. Poi bisogna guardare il gatto che abbiamo davanti. Se ogni volta che usciamo comincia a vocalizzare, mangia meno, si lecca in modo insistente o sceglie il nostro letto al posto della lettiera, quel cambiamento racconta molto più del pedigree.