Abbiamo raggiunto un traguardo storico per la conservazione della fauna globale: la popolazione del kākāpō (Strigops habroptilus), il celebre pappagallo notturno neozelandese incapace di volare, ha raggiunto i 325 esemplari. Questo risultato straordinario è stato ufficializzato dopo che il pulcino più giovane della stagione, la femmina Awarua-A3 nata il 30 marzo, ha compiuto 150 giorni di vita, la soglia d’età in cui i piccoli completano l’impiumaggio e diventano sufficientemente indipendenti per entrare nel conteggio ufficiale.
Un boom che fa sperare
La stagione riproduttiva del 2026 ha portato un saldo record di 90 pulcini (38 femmine e 52 maschi), segnando un traguardo numerico che non si registrava da almeno 75 anni. L’esplosione demografica di questo volatile, noto per il suo peso che può toccare i 4 kg e per il caratteristico aroma muschiato, è strettamente legata ai cicli naturali della foresta.
I kākāpō si riproducono infatti solo in concomitanza con la spaventosa abbondanza di frutti del rimu (Dacrydium cupressinum), un albero endemico della Nuova Zelanda la cui fruttificazione avviene a intervalli di diversi anni. Come spiegato da Deidre Vercoe, responsabile delle operazioni del Kākāpō Recovery Programme per il Dipartimento della Conservazione (DOC), l’attesa per quest’ultima stagione è durata ben quattro anni, ma i frutti hanno garantito le risorse energetiche necessarie per consentire una nidificazione senza precedenti.
Dalla soglia dell’estinzione alle tre isole rifugio
Il traguardo attuale acquista ancora più valore se rapportato alle condizioni drammatiche in cui versava la specie tre decenni fa. Avviato nel 1995, il programma di tutela coordinato dal DOC insieme a Te Rūnanga o Ngāi Tahu e supportato dal partner nazionale Meridian Energy guidato dal CEO Mike Roan, gestiva una popolazione residua di soli 51 individui (tra cui la celebre femmina Solstice, scomparsa nel 2025).
I devastanti attacchi dei predatori introdotti dall’uomo, come gatti ed ermellini, avevano azzerato la presenza del volatile sul territorio continentale, imponendo il trasferimento di tutti gli esemplari sopravvissuti in tre santuari protetti e privi di minacce esterne: Whenua Hou (Codfish Island), Pukenui (Anchor Island) e Te Kāhaku (Chalky Island).
Attesa per la nuova stagione riproduttiva nel 2028
Attraverso 13 stagioni riproduttive monitorate tramite piccoli trasmettitori radio a zaino, i ricercatori sono riusciti a superare ostacoli complessi come la bassissima diversità genetica, la frequente infertilità e i rischi legati all’imminente minaccia dell’influenza aviaria, per la quale si stanno già testando appositi vaccini.
Come evidenziato da Tāne Davis, rappresentante iwi nel Kākāpō Recovery Group, l’obiettivo a lungo termine sta gradualmente evolvendo: il programma intende ridurre gli interventi umani intensivi, come l’alimentazione supplementare e la manipolazione delle uova, per favorire dinamiche di covata più naturali. Il sogno condiviso rimane la bonifica completa dai predatori di Rakiura (Stewart Island), terra ancestrale da cui provenivano quasi tutti i fondatori della popolazione moderna, con la speranza che le proiezioni attuali trovino conferma in una nuova stagione riproduttiva già prevista per il 2028.
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