Sì all’educazione sessuo-affettiva a scuola, in meno di un mese raccolte 500mila firme contro la legge Valditara

La mobilitazione popolare per inserire nuovamente l’educazione affettiva e sessuale a scuola è stata un vero e proprio successo travolgente, capace di polverizzare ogni record in tempi strettissimi. In poco più di un mese, grazie a una straordinaria spinta popolare tra raccolta online e banchetti, sono state raccolte ben 526.866 firme, superando nettamente la soglia delle 500.000 adesioni necessaria per presentare ufficialmente il referendum abrogativo. Al centro dell’iniziativa c’è la ferma volontà di cancellare la Legge 9 giugno 2026, n. 104, nota come la legge Valditara, che ha introdotto pesanti restrizioni e paletti rigidi all’interno degli istituti scolastici italiani.

Cosa prevede la Legge Valditara

L’attuale quadro normativo vieta esplicitamente di trattare temi legati alla sessualità nelle scuole dell’infanzia e primarie, estendendo i divieti anche alle medie, e impone un rigido consenso informato scritto da parte delle famiglie con sette giorni di preavviso, obbligando i docenti ad allontanare gli studenti sprovvisti di autorizzazione. I promotori del referendum spiegano che l’obiettivo primario è restituire alle scuole la libertà di avere l’educazione affettiva e sessuale all’interno dei Piani triennali dell’Offerta Formativa (PTOF), equiparandola ad altre attività extracurriculari e garantendo un’istruzione inclusiva, priva di discriminazioni e adatta a ogni fascia d’età.

Cosa chiedono i ragazzi

La spinta verso questa rivoluzione culturale trova fondamento nelle reali esigenze dei giovanissimi, messe in luce anche dai dati del progetto Anlaids incontra studenti e studentesse. L’indagine evidenzia che quasi il 47% dei giovani chiede spazi di confronto a scuola per approfondire emozioni, rispetto, consenso e identità di genere, colmando un vuoto che spesso spinge gli adolescenti a cercare risposte insicure online o tra coetanei. Il report ricorda inoltre che circa un terzo degli studenti nutre forti timori legati a gravidanze indesiderate, infezioni sessualmente trasmesse e senso di inadeguatezza, evidenziando l’urgenza di una corretta prevenzione sanitaria.

I prossimi passaggi istituzionali

Superato lo scoglio della raccolta firme, il comitato promotore sottolinea che la battaglia entra ora nel vivo con il delicato vaglio di ammissibilità da parte della Corte costituzionale. L’intento condiviso è quello di aumentare ulteriormente la pressione politica, dimostrando che il Paese richiede a gran voce una scuola capace di parlare apertamente di consenso, rispetto e prevenzione della violenza.

L’Italia si trova attualmente in controtendenza rispetto agli standard europei, dove la gran parte dei Paesi membri prevede percorsi formativi obbligatori in materia e visti i recenti – e meno recenti – fatti di cronaca non possiamo assolutamente rimanere indietro. Ricordiamo che è ancora possibile firmare a questo link.

Fonte: Referendum

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