Richiamato questo integratore a base di caffè per rischio intossicazione (dopo un ricovero): cosa si rischia

Un consumatore ungherese finisce in ospedale dopo aver bevuto un integratore a base di caffè e funghi. Bastano poche ore perché la segnalazione arrivi al sistema di allerta europeo, e pochi giorni perché il Ministero della Salute disponga il richiamo anche in Italia.

Cosa è successo

Il caso nasce in Ungheria, dove le autorità sanitarie locali hanno registrato il ricovero di un uomo dopo l’assunzione dell’integratore Coffee 2.0, venduto con il marchio Tasty Dose. I sintomi riportati, vomito e diarrea persistenti, hanno fatto sospettare un’intossicazione alimentare, tanto da rendere necessarie le cure ospedaliere. Da qui è partito, venerdì 11 settembre, un avviso urgente attraverso il RASFF, il sistema di allerta rapido per alimenti e mangimi che collega le autorità sanitarie dei Paesi dell’Unione Europea. La Commissione europea ha girato la segnalazione a tutti gli Stati membri e, poiché il prodotto viene commercializzato anche online, l’Italia non ha fatto eccezione ed il Ministero della Salute ha pubblicato il proprio avviso di sicurezza nella sezione dedicata ai richiami alimentari.

Il prodotto e il lotto interessato

Coffee 2.0 è un integratore alimentare in polvere che combina caffè, estratti di funghi medicinali, tra cui Lion’s Mane, Cordyceps, Reishi, Shiitake e Maitake, sostanze adattogene e collagene. Viene realizzato per conto di Kaching d.o.o., con sede a Lubiana, in Slovenia, e commercializzato anche in confezioni da 288 grammi. Il lotto oggetto del richiamo è il numero BI0720602, con data di scadenza fissata al 2/7/2028.

Le indicazioni per chi lo ha acquistato

Il prodotto risulta già ritirato dagli scaffali, anche se il Ministero raccomanda comunque, a scopo precauzionale, di non consumare eventuali confezioni recanti quel numero di lotto. Chiunque ne sia ancora in possesso potrà restituirle al punto vendita presso cui le ha acquistate, anche nel caso in cui l’acquisto fosse avvenuto online.

Fonte: salute.gov.it

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