A 2.256 metri d’altitudine, sul confine tra la Val Venosta e la Svizzera, il Rifugio Sesvenna ha scelto di andare in direzione ostinata e contraria rispetto alla trasformazione dei presidi alpini in hotel a cinque stelle. Dopo un’importante ristrutturazione conclusasi a novembre e che ha richiesto lo stop delle attività per l’intera stagione estiva del 2025, la struttura gestita dai giovani Indira Habicher e Georg Messner per conto dell’Alpenverein Südtirol (sezione di Malles) ha ridotto la propria capienza da 78 a 58 posti letto. Come spiegato da Elmar Knoll, vicepresidente del club alpino di lingua tedesca e coordinatore del progetto di rinnovamento, la scelta di sottrarre venti posti letto nasce dalla precisa volontà di evitare il sovraffollamento in un territorio fragile, segnato dall’overtourism che colpisce duramente la provincia autonoma di Bolzano.
Sostenibilità energetica e ritorno all’essenzialità
L’intervento architettonico volutamente non ha puntato sull’aggiunta di attrattive turistiche commerciali come saune a infrarossi, carte di vini pregiati o piatti gourmet. La vera innovazione ha riguardato il raggiungimento dell’efficienza energetica attraverso l’eliminazione completa del gas propano, sostituito da un impianto di pannelli solari sul tetto e da un sistema termico alimentato da una centralina idroelettrica locale i cui boiler d’acqua funzionano come vere e proprie batterie termiche.
L’esperienza proposta punta a recuperare lo spirito originario dell’alpinismo e per questo i gestori hanno mantenuto lo stile tradizionale della struttura, valorizzando il legno, la pietra e la storica stube. Per consentire il passaggio dei mezzi durante i lavori è stato necessario ampliare temporaneamente il sentiero che sale da Slingia, frazione del comune di Malles Venosta, ma Elmar Knoll ha rassicurato che entro l’autunno il tracciato tornerà alle sue dimensioni originarie.
La convivialità della tavola unica contro il modello alberghiero
La gestione degli spazi comuni rifiuta la rigidità dei ristoranti di fondovalle: gli ospiti cenano insieme attorno a un unico grande tavolo, trasformando il momento del pasto in un’occasione di socialità collettiva. Questa filosofia si inserisce nel dibattito sollevato da Antonio Montani, presidente nazionale del CAI, e confermato dalle ricerche del professor Riccardo Beltramo dell’Università di Torino.
Lo studio evidenzia come molti turisti pretendano in vetta gli stessi comfort dei resort di fondovalle, con il rischio di snaturare la funzione sociale e di emergenza dei rifugi. Il Rifugio Sesvenna, invece, dimostra che la vera attrattiva d’alta quota risiede nell’essenzialità e nel rispetto dei limiti dell’ambiente alpino.
Fonte: Sesvennahütte