Dopo oltre 70 anni di drammatica assenza, il ruggito dei grandi felini torna finalmente a echeggiare nelle sconfinate steppe dell’Asia centrale. Il simbolo di questa straordinaria rinascita ambientale si chiama Umit – termine kazaco che significa Speranza –, una splendida femmina di tigre dell’Amur che è diventata il primo esemplare a riconquistare la libertà nella Riserva Naturale di Ile-Balkhash.
L’esemplare fa parte di un gruppo di quattro tigri siberiane trasferite dalla regione russa di Khabarovsk nell’ambito di uno storico accordo promosso dal presidente russo Vladimir Putin e accolto con entusiasmo dalle autorità locali. L’obiettivo dell’operazione è ricostruire una popolazione selvatica stanziale dove un tempo dominava la ormai estinta tigre di Turan.
Tiger is back in Kazakhstan after seventy years.
It’s a historic release of the first tiger into the wild in over 70 years in Kazakhstan, a landmark achievement in species recovery and ecosystem restoration. pic.twitter.com/412glAXgOR
— Ramesh Pandey (@rameshpandeyifs) August 5, 2026
Un piano di ripopolamento e monitoraggio lungo 50 anni
La liberazione di Umit rappresenta soltanto il primo passo di una strategia a lungo termine guidata dal presidente del Comitato forestale e della fauna selvatica, Daniyar Turgambayev. Il progetto, destinato a svilupparsi nell’arco dei prossimi quarant’anni o cinquant’anni, prevede l’impiego di sofisticati collari GPS satellitari per tracciare ogni singolo spostamento degli animali.
Per garantire la piena sicurezza delle comunità locali, il ministro dell’Ecologia Yerlan Nyssanbayev ha confermato l’attivazione di squadre d’intervento rapido pronte ad agire qualora i felini si avvicinino a meno di cinque chilometri dai centri abitati. Insieme a Umit, il programma coinvolge un maschio adulto, due cuccioli e la coppia formata da Kuma e Bohdana, trasferiti dal centro olandese Stichting Leeuw per supportare l’allevamento protetto.
Ricostruire la catena alimentare: la sfida delle prede
Riportare il più grande felide del pianeta nel suo habitat storico ha richiesto oltre un decennio di complessi interventi preparatori. Una tigre adulta necessita infatti di cacciare tra i cinquanta e i settanta grandi mammiferi ogni anno per garantire la propria sopravvivenza. Per questa ragione, i biologi hanno ripopolato l’area a sud del lago Balkhash e lungo il fiume Ile introducendo 119 esemplari di kulan, i tipici asini selvatici asiatici, oltre a favorire la proliferazione naturale di cinghiali, caprioli e cervi di Bukhara. Soltanto la presenza di un ecosistema ricco e strutturato permetterà ai nuovi nati di crescere forti e indipendenti senza dover ricorrere all’assistenza diretta dell’uomo.
Un primato mondiale per la conservazione della natura
Se la sperimentazione guidata dal governo kazaco e dagli esperti internazionali otterrà i risultati sperati, il Kazakistan conquisterà un primato assoluto a livello globale, diventando la prima nazione capace di ripristinare una popolazione di tigri selvatiche in una zona dove la specie si era del tutto estinta a metà del Novecento.
La stretta parentela genetica tra la tigre siberiana e la scomparsa tigre del Caspio offre la base scientifica perfetta per questo miracolo ecologico. Il percorso verso l’autosufficienza della specie sarà lungo e irto di insidie, ma il viaggio verso la libertà compiuto da Umit dimostra che la determinazione umana può davvero riparare ai danni del passato.
Kazakhstan has released an Amur tiger, Umit, into the wild for the first time in over 70 years
This step forward marks real progress in restoring the species to its historic habitat through a long-term reintroduction program in the Ile–Balkhash State Nature Reserve. … pic.twitter.com/HQssVYnpbK — Kazakh Embassy
to UK (@KazakhEmbassyUK) August 5, 2026
Fonte: Servizio Centrale delle Comunicazioni sotto il Presidente della Repubblica del Kazakistan