Il Teatro Brancaccio di Roma ha fatto da cornice a un evento profondamente toccante per la musica italiana, segnato dal ritorno sul palco di Roberto Vecchioni. Il cantautore si è esibito davanti a una platea in trepidante attesa, reduce da un calvario medico che lo aveva costretto a sospendere i suoi spettacoli a causa di gravi problemi di salute insorti a marzo, quando un’improvvisa emergenza lo aveva portato in ospedale con un tubo nella gola e un decorso post-operatorio particolarmente complesso.
Ancora in fase di convalescenza, il professore ha voluto fortemente mantenere l’impegno romano per riabbracciare i suoi fan, aprendo lo show con parole di profonda gratitudine e commozione:
Statemi vicino. Mille di qua e mille di qua, perché io sono molto emozionato dopo mesi e mesi che non canto.
Un legame viscerale con il proprio pubblico che ha trovato conferma nel monito lanciato durante la serata, in cui ha chiarito che questa esibizione potrebbe rappresentare un episodio isolato prima di un nuovo e necessario periodo di stop:
Questa forse sarà l’ultima volta perché per altrettanti mesi non potrò cantare.
Il ricordo dei momenti più bui trascorsi in corsia è emerso con tutta la sua crudezza ironica quando il cantautore ha rievocato un dialogo avuto con il personale sanitario a cui aveva chiesto se stesse per morire. La risposta laconica ricevuta dall’infermiera era stata:
Eh, prima o poi tutti dobbiamo morire.
Tra ironia sull’attualità, polemiche e il ricordo dell’amico Francesco Guccini
La serata romana non è stata soltanto un momento di intenso trasporto emotivo, ma si è trasformata nel classico spazio di riflessione culturale e civile che da sempre contraddistingue i concerti del cantautore. Tra una canzone e l’altra, Roberto Vecchioni non ha risparmiato stoccate al vetriolo nei confronti della politica e dell’attualità, ironizzando sulla decisione del Campidoglio di conferire un premio alla cultura a Vanna Marchi e Stefania Nobile, e interrogandosi sulle sorti di un’umanità costretta a fare i conti con figure di primo piano come Donald Trump e Vladimir Putin.
Già pochi giorni prima, in occasione del live al Teatro Dal Verme di Milano, il musicista aveva voluto omaggiare l’equipe medica del Fatebenefratelli invitando ben 23 operatori sanitari, tra cui quei 3 cardiologi che gli avevano sconsigliato di cantare, sfidati apertamente seguendo il parere del quarto medico.
Dopo aver dovuto rinunciare a tappe successive come il Premio Charlot a Salerno, l’artista si prepara dunque a un nuovo periodo di lontananza dalle scene, non prima di aver dedicato un commosso pensiero all’amico e collega Francesco Guccini, scomparso il 6 agosto scorso.