Un piatto sotto le braccia incrociate, un altro tra le cosce. Poco più in là, dentro una sola camera funeraria, 560 piccole figure in faience aspettavano ancora di mettersi al lavoro al posto dei morti. È così che si presenta la nuova unità funeraria scoperta nella necropoli di Tell Quesna, nel Delta del Nilo. Nessuna storia dell’Egitto da riscrivere durante la notte: il ritrovamento aggiunge qualcosa di più utile, dettagli molto concreti sui rituali funerari e sugli scambi che collegavano questa zona al Mediterraneo.
Lo scavo è condotto da una missione egiziana del Consiglio Supremo delle Antichità nel governatorato di Menoufia, a nord del Cairo. Gli archeologi hanno individuato una sala principale collegata a diverse camere attraverso ingressi voltati ancora conservati. Le stanze dovevano avere a loro volta coperture a volta: abbastanza perché gli studiosi possano ricostruire almeno in parte la forma originaria del complesso. La scoperta è stata annunciata dal Ministero egiziano del Turismo e delle Antichità.
Dentro le camere sono state trovate diverse sepolture umane, conservate in condizioni differenti e sistemate nella posizione detta osiriaca, con le braccia incrociate sul corpo. Il Ministero collega il complesso e i suoi reperti al Periodo Tardo e all’epoca greco-romana, senza fornire ancora una datazione precisa per ciascuna deposizione. Mancano anche i nomi dei defunti. La tomba ha restituito parecchio, ma non le didascalie.
Il personale dell’aldilà era numeroso
In una delle camere erano raccolti due grandi gruppi formati complessivamente da 560 ushabti. Le statuette, diverse per forma e dimensioni, riproducono il corpo mummiforme associato a Osiride; alcune conservano iscrizioni tratte dal Libro dei Morti. Sono realizzate in faience, un materiale vetroso molto usato nell’antico Egitto e riconoscibile spesso dalle tonalità azzurre o verdi.
Gli ushabti avevano una mansione precisa: sostituire il proprietario della tomba qualora, nell’aldilà, fosse stato chiamato a coltivare campi, irrigare il terreno o svolgere altri lavori manuali. Il capitolo 6 del Libro dei Morti, inciso su molti esemplari, serviva proprio a convocarli. Una forza lavoro ultraterrena pronta alla chiamata, senza ferie né contrattazione. Il Metropolitan Museum of Art conserva diversi ushabti iscritti con questa formula e ne descrive la funzione di sostituti del defunto.
Accanto alle statuette sono emersi amuleti ricavati da pietre semipreziose: un dito, l’Occhio wedjat, conosciuto anche come Occhio di Horus, il Nodo di Iside e piccole immagini di divinità egizie. Oggetti legati alla protezione, alla forza e alla rinascita. Gli archeologi hanno recuperato anche grandi quantità di perline di faience blu e verde, probabilmente appartenute a una rete o a una copertura funeraria deposta sopra uno dei corpi. La disposizione originaria dovrà essere ricostruita.
©Ministry Tourism Antiquities
Un piatto sotto le braccia, l’altro tra le cosce
Tra ciotole, recipienti e due lucerne, alcune ceramiche erano state collocate direttamente sulle sepolture. Un piatto si trovava sotto le braccia incrociate di un corpo; un secondo era stato sistemato tra le cosce. La direttrice della missione, Nermin El-Morsi, ha definito queste deposizioni fenomeni funerari insoliti per la necropoli di Tell Quesna e ancora sottoposti a studio.
Alcuni recipienti conservano residui di sostanze che potrebbero essere state utilizzate durante la mummificazione o nei rituali legati alla sepoltura. Al momento si tratta di un’ipotesi avanzata dagli archeologi, in attesa delle analisi. Dare subito a quei piatti una funzione precisa renderebbe la scena più ordinata, con il piccolo inconveniente di aggiungere alla tomba qualcosa che gli scavi ancora non hanno detto.
Dentro la tomba è arrivato anche un vaso di Rodi
Tra la ceramica locale compare un oggetto che ha percorso molta più strada: parte del manico di un recipiente importato dall’isola greca di Rodi, sul quale è ancora leggibile il nome del produttore. È una testimonianza materiale dei rapporti commerciali tra l’Egitto e il Mediterraneo durante il Periodo Tardo e l’età greco-romana.
Un solo frammento non basta per disegnare un’intera rotta. Mostra però che Tell Quesna partecipava a reti di scambio capaci di portare nel Delta merci, contenitori e persone provenienti dal Mediterraneo orientale. Un oggetto nato a centinaia di chilometri di distanza era arrivato fin dentro una tomba privata, destinato ad accompagnare qualcuno che di viaggi non avrebbe dovuto farne più.
La necropoli di Tell Quesna, scoperta nel 1991, contiene unità funerarie appartenenti a epoche successive ed è uno dei principali siti per lo studio delle sepolture private nel Delta centrale. Gli scavi appena annunciati lasciano ancora aperte la datazione delle singole deposizioni, l’identità dei defunti e la natura dei residui trovati nei vasi.
