Il mondo del cinema e della scuola si uniscono per un appuntamento di profonda sensibilizzazione civile con l’arrivo sul grande schermo di Se domani non torno, la pellicola drammatica diretta da Paola Randi e sceneggiata da Lisa Nur Sultan insieme alla stessa regista. Il lungometraggio, prodotto da Notorious Pictures in collaborazione con la Fondazione Giulia Cecchettin e Sky Italia, trae ispirazione dal libro Cara Giulia ed è pronto a scuotere le coscienze del pubblico a partire dall’uscita ufficiale nelle sale fissata per il 5 novembre 2026.
Ancora prima dell’esordio commerciale, però, il progetto cinematografico riserverà un momento speciale dedicato alle nuove generazioni: il 3 novembre 2026 alle ore 10.00, i cinema aderenti in tutta Italia ospiteranno un evento in anteprima per le scuole secondarie di primo e secondo grado, arricchito da un incontro in diretta nazionale a cui parteciperanno Gino Cecchettin e i membri del cast. Le prenotazioni, aperte per gruppi di minimo 80 studenti, possono essere gestite contattando Circuito Cinema Scuole tramite l’indirizzo email [email protected] o il numero verde 800 931105.
La trama e il percorso di trasformazione di una famiglia tra dolore, memoria e denuncia sociale
La narrazione cinematografica prende il via l’11 novembre 2023, giorno in cui la vita della famiglia Cecchettin viene spezzata per sempre dalla scomparsa di Giulia. Prima di quella data tragica, la famiglia composta da Gino Cecchettin e dai figli Elena, Davide e la stessa Giulia viveva una normale quotidianità, seppure già segnata dal lutto per la recente perdita della madre. La pellicola non punta a spettacolarizzare la cronaca nera, ma scava in profondità sotto la pelle di una famiglia catapultata in un incubo mediatico e pubblico. Sul grande schermo l’interpretazione dei personaggi è affidata a Filippo Timi nel ruolo di Gino, Sabrina Martina in quello di Giulia, Tecla Bossi nei panni della sorella Elena e Tommaso Allione in quelli del fratello minore Davide.
Attraverso il loro percorso, il film mostra la metamorfosi di un dolore privato che si trasforma in un grido collettivo di consapevolezza. Elena rifiuta la retorica del mostro e chiama le cose con il loro nome, parlando apertamente di femminicidio, patriarcato e responsabilità collettiva, mentre Gino sceglie la via dell’ascolto e del dialogo con la società, e il giovane Davide vive il proprio dolore proteggendo la sua intimità. La visione dell’opera offre a docenti, studenti ed educatori uno strumento prezioso per aprire un dialogo urgente sul controllo nelle relazioni affettive, sulla gestione delle emozioni e sulla necessità di decostruire una cultura che genera violenza, ricordando a tutti che il cambiamento riguarda l’intera comunità.