Se ultimamente l’insalata in busta sembra meno disponibile del solito al supermercato, c’è una ragione precisa. Il comparto della quarta gamma, quello degli ortaggi freschi già lavati, tagliati e confezionati, sta attraversando una fase particolarmente difficile.
A fare il punto è Confcooperative, che spiega che la situazione più critica riguarda le insalate coltivate in pieno campo, dove la stagione è ormai compromessa e le perdite del raccolto arrivano fino al 40%. Per le produzioni in serra, invece, servirà ancora circa un mese per tornare ai quantitativi abituali e riportare gradualmente la disponibilità ai livelli standard.
A pesare sono state soprattutto le condizioni climatiche dell’estate: caldo estremo, siccità prolungata e disponibilità irregolare dell’acqua hanno messo sotto pressione le produzioni, compromettendone quantità, qualità e continuità.
Il problema potrebbe continuare anche nei prossimi mesi
Le difficoltà non riguardano però soltanto quello che è già successo nei campi. Secondo Confcooperative, anche la prossima campagna invernale potrebbe presentare delle criticità.
Il motivo è legato alle scelte degli agricoltori. Dopo una stagione così complicata, alcune aziende potrebbero decidere di destinare una parte delle superfici alle verdure di prima gamma, che quest’anno sono riuscite a ottenere prezzi e ricavi più elevati, invece di coltivare prodotti destinati alla quarta gamma.
Questo potrebbe tradursi in meno superfici disponibili per le insalate da confezionare proprio mentre il settore deve fare i conti con una produzione già messa a dura prova dal clima.
Anche i prezzi sono un problema
Alle difficoltà nei campi si aggiunge poi un problema economico. Secondo Confcooperative, mentre durante l’estate la grande distribuzione ha adeguato i prezzi di altri prodotti freschi, la quarta gamma ha avuto meno possibilità di trasferire gli aumenti dei costi. Per le aziende del settore questo significa dover fare i conti con una produzione più difficile e costosa, senza riuscire sempre a recuperare questi maggiori costi attraverso i prezzi.
E c’è un altro rischio per i prossimi mesi. Come già detto, alcuni agricoltori potrebbero scegliere di destinare i terreni a verdure di prima gamma, che hanno garantito prezzi e ricavi più elevati, riducendo così le superfici dedicate alle produzioni destinate alle insalate in busta.
Per Confcooperative diventa quindi necessario trovare un nuovo equilibrio con la grande distribuzione, intervenendo su programmazione delle produzioni, volumi, assortimenti, promozioni e prezzi. Una questione che va oltre la temporanea scarsità di prodotto provocata dal caldo e che potrebbe influenzare anche la disponibilità di insalate di quarta gamma nei prossimi mesi.
Anche altri ortaggi scarseggiano
Il problema, poi, non riguarda soltanto le insalate di quarta gamma. Le difficoltà nei raccolti e negli approvvigionamenti stanno interessando anche pomodori, melanzane, peperoni e carote, mentre tra le verdure a foglia vengono segnalate criticità per spinaci, bietole, rucola e songino. Anche zucchine e cetrioli hanno registrato una riduzione delle quantità disponibili in alcuni mercati.
Anche in questo caso, a pesare sono soprattutto il caldo prolungato, la siccità e gli eventi atmosferici estremi, come grandine, vento e temporali, che hanno colpito le coltivazioni in diverse zone d’Italia.
A confermare che le difficoltà di approvvigionamento si stanno facendo sentire ci sono anche gli avvisi comparsi in alcuni supermercati di diverse catene della grande distribuzione, tra cui Esselunga, Conad, Pam e Tigre, dove ai clienti viene spiegato che la disponibilità di alcuni prodotti ortofrutticoli può essere ridotta a causa delle condizioni climatiche nelle zone di produzione.
Il cambiamento climatico si vede anche al supermercato
Quando pensiamo agli effetti del cambiamento climatico, immaginiamo spesso fenomeni lontani: ghiacciai che si ritirano, mari che si scaldano, eventi estremi dall’altra parte del mondo.
Ma la crisi climatica si sta facendo sentire anche molto più vicino a noi, anche tra gli scaffali del supermercato. Un’estate di caldo estremo, siccità e acqua sempre più difficile da gestire può tradursi in raccolti compromessi, meno prodotto disponibile e maggiori difficoltà per chi lo coltiva e lo porta sulle nostre tavole.
L’insalata in busta è solo uno degli esempi. E forse è proprio questo il punto: il cambiamento climatico non è più qualcosa che riguarda soltanto paesaggi lontani o scenari futuri. Sta entrando, lentamente ma concretamente, anche nelle nostre abitudini quotidiane e nella filiera del cibo che acquistiamo ogni giorno.
Fonte: Confcooperative