Secondo lupo abbattuto in Alto Adige in due mesi, le associazioni: “nessuna misura preventiva prima dell’uccisione”  

La gestione della fauna selvatica in Alto Adige riaccende uno scontro politico e giurisprudenziale senza esclusione di colpi. Il presidente della Provincia Autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher, ha firmato lo scorso 28 agosto un nuovo decreto di prelievo per un esemplare di lupo nell’area compresa tra i comuni di Marebbe, Braies e Valdaora.

La misura è stata eseguita dal Corpo Forestale provinciale in seguito alle ripetute aggressioni ai danni del patrimonio zootecnico registrate presso la malga Fojedöra e la malga Sennes. L’episodio segue a distanza di poche settimane la prima uccisione autorizzata, avvenuta lo scorso 5 luglio sempre nella medesima località. I dati raccolti dalle autorità locali evidenziano come, tra il 1° luglio e il 28 agosto, siano state accertate ulteriori 11 predazioni con la perdita di 9 pecore e 2 capre, portando l’amministrazione provinciale a fissare per il 2026 un tetto massimo di prelievo pari a 3 esemplari nel territorio altoatesino.

La reazione delle associazioni

L’esecuzione del decreto ha provocato l’immediata e durissima reazione delle principali organizzazioni ambientaliste. Il responsabile specie e habitat di WWF Italia, Gianluca Catullo, ha contestato duramente la fondatezza scientifica della decisione presa dalla giunta provinciale:

Se dopo la rimozione di un lupo le predazioni proseguono, è evidente che l’abbattimento non è una soluzione efficace per risolvere il problema.

La replica della LAV non si è fatta attendere, affidando il proprio attacco formale alle parole di Federico Crisetig, rappresentante dell’area animali selvatici:

Entrambi i decreti emanati quest’anno dal Presidente Kompatscher sono evidentemente illegittimi, in quanto presuppongono l’abbassamento dello stato di protezione conferito ai lupi, sebbene questa specie sia ancora strettamente protetta in Italia dalla Legge 157/1992.

Non sono state attuate misure preventive

Al centro delle contestazioni sollevate dagli attivisti vi è la sostanziale assenza di strategie di protezione incruente da mettere in campo prima di imbracciare le armi. Gli accertamenti condotti sulle strutture di alpeggio interessate dagli attacchi hanno confermato la presenza di due pastori per la vigilanza diurna e il ricovero notturno di parte del bestiame, ma non hanno rilevato l’impiego di recinzioni elettrificate o di cani da guardiania.

Il testo del provvedimento provinciale sostiene la legittimità dell’atto richiamando la necessità di salvaguardare la continuità dell’economia agropastorale e il paesaggio culturale, inteso come valore primario tutelato dalla Costituzione. Tuttavia, WWF Italia e LAV ribadiscono come la giurisprudenza e la Direttiva 92/43/CEE consentano la deroga alla protezione della specie esclusivamente a seguito del fallimento comprovato delle misure preventive.

Il ricorso alla Commissione Europea preannunciato da LAV

Le modalità temporali di attuazione dei decreti, eseguiti a brevissima distanza dalla loro pubblicazione, hanno impedito alle associazioni di ricorrere in tempo utile alla magistratura amministrativa per richiedere la sospensiva dei provvedimenti. Di fronte a questo blocco procedurale, la LAV ha confermato l’intenzione di investire della questione le istituzioni comunitarie per denunciare la condotta dell’amministrazione locale.

Questi lupi fucilati devono assolutamente avere giustizia, e porteremo all’attenzione della Commissione Europea la pessima gestione della coesistenza con i lupi attuata dalla Provincia di Bolzano attenendosi al deleterio modello austriaco. La tutela degli animali non umani è un principio fondamentale della Costituzione italiana che non può essere sacrificato per l’interesse economico degli allevatori né, tantomeno, per il consenso elettorale di qualche politicante.

Fonte: LAV / WWF Italia

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