Il nostro viaggio nel cuore del Salento è iniziato quando le ombre della sera hanno cominciato ad allungarsi, accendendo di energia i vicoli di quella che è la capitale del barocco in Italia: Lecce. Quando la pietra leccese, quel calcare dorato noto come leccisu, smette di riflettere il sole accecante del pomeriggio, Lecce si trasforma in un teatro a cielo aperto. La vita notturna si risveglia tra le risate, i tavolini all’aperto e il ritmo della pizzica che risuona nell’aria. Abbiamo camminato a passo lento, lasciandoci guidare dal calore di una città che offre un’esperienza sensoriale unica, capace di fondere la grande storia antica alle sue più intime tradizioni culinarie.
Le fortificazioni storiche e i monumentali ingressi della città vecchia
La nostra esplorazione è partita dal quadrante nord, lungo i cinquecento metri superstiti delle imponenti mura urbiche. Questo sistema difensivo, eretto dall’imperatore Carlo V d’Asburgo contro le incursioni ottomane, regala un camminamento di guardia visitabile con guide esperte. Da qui ci siamo mossi verso le storiche porte d’accesso.
La monumentale Porta Napoli, con il suo arco trionfale dedicato a Carlo V e il vicino obelisco per Ferdinando I di Borbone illuminato, dialoga con Porta Rudiae, la più antica, sormontata dai busti dei mitici fondatori tra cui il re Idomeneo, nei cui pressi sorge un albero antico di cinquecento anni. Infine, abbiamo varcato Porta San Biagio, l’accesso meridionale alto 17 metri che introduce alla movida serale tra via dei Pertoni e via Federico d’Aragona.
@RebeccaManzi/GreenMe
Il salotto di Sant’Oronzo e i segreti militari del castello
In pochi minuti ci siamo ritrovati nel fulcro sociale della vita cittadina: Piazza Sant’Oronzo. Al centro svetta la colonna votiva di 29 metri eretta per aver salvato la città dalla peste. Il pavimento mostra il mosaico dello stemma leccese, ma a dominare la scena sono i resti dell’Anfiteatro Romano. Riportato alla luce nel 1901 sotto la Banca d’Italia, questo catino del II secolo d.C. ospitava fino a 25.000 spettatori per le venationes.
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Accanto sorge il Sedile, antico padiglione municipale rinascimentale, e la chiesa di Santa Maria della Grazia. A breve distanza si staglia il Castello di Carlo V, fortificato dall’ingegnere Gian Giacomo dell’Acaja; i suoi sotterranei e il Salone della Duchessa ospitano oggi eventi e il Museo della cartapesta, arte tipica del Salento.
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I palcoscenici barocchi di Piazza Duomo e Santa Croce
Sotto la luce dei lampioni serali, l’ingresso di Via Giuseppe Libertini e Via Vittorio Emanuele II ci ha proiettati nello spettacolo di Piazza del Duomo. Questo spazio monumentale, chiuso su tre lati, toglie il fiato: la Cattedrale di Maria SS. Assunta mostra una facciata laterale finemente scolpita dai maestri Zimbalo, Cino e Manieri, affiancata da un campanile di 72 metri, dal Vescovado e dall’Antico Seminario con il chiostro e la Cappella di San Gregorio.
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Ma il culmine del virtuosismo lo abbiamo toccato davanti alla Basilica di Santa Croce. La facciata è un ricamo prodigioso in cui l’architetto Cesare Penna ha inserito il proprio autoritratto nel rosone centrale. All’interno spicca l’altare di San Francesco da Paola firmato da Giuseppe Zimbalo, adiacente al sontuoso Palazzo dei Celestini, oggi sede della Prefettura.
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Enigmi archeologici e architetture sacre tra le vie del gusto
Il nostro itinerario è proseguito ammirando la Chiesa di San Matteo, celebre per la sua facciata convessa borrominiana e la leggenda della colonna incompleta per l’invidia del diavolo, e la Chiesa di Santa Chiara, con un sontuoso soffitto in cartapesta e una piazza circostante gremita di giovani.
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Alle spalle emerge il Teatro Romano, scoperto nel 1929 e incastrato tra i palazzi con la sua arena da 5.000 posti. Abbiamo concluso la notte percorrendo Via Palmieri, Via Libertini e Via Vittorio Emanuele II, assi ideali per scoprire le botteghe artigiane e assaporare street food come pucce, pittule e orecchiette al sugo.
Il fascino intramontabile di una notte salentina
Lecce non è semplicemente una meta da visitare: lasciarsi alle spalle la pietra dorata del centro significa portare con sé il calore di una città accogliente e fiera, capace di trasformare ogni vicolo in un racconto e ogni incontro in un’emozione duratura. Nel silenzio che precede il mattino, mentre l’eco della movida sfuma lentamente, resta la certezza di aver vissuto un viaggio sensoriale indimenticabile, sospeso tra il fasto eterno del barocco e la magia senza tempo di una notte salentina.
