Quanto dovrebbe essere facile capire se uno smartphone è davvero riparabile? In teoria, nell’Unione europea oggi abbiamo uno strumento in più per farlo: dal 20 giugno 2025 smartphone e tablet devono rispettare nuovi requisiti di progettazione ecocompatibile, tra cui un punteggio di riparabilità e informazioni accessibili su pezzi di ricambio e procedure di riparazione.
Peccato che, a un anno dall’introduzione delle regole, qualcosa non torni. Un’analisi condotta da iFixit e Right to Repair Europe su migliaia di registrazioni presenti nel database europeo EPREL ha rilevato che, nella stragrande maggioranza dei casi, le informazioni che dovrebbero aiutare i consumatori a capire quanto sarà semplice e conveniente riparare il telefono sono assenti, incomplete o difficili da utilizzare.
La normativa europea ha introdotto, insieme all’etichetta energetica, anche un indice di riparabilità da A a E. Il punteggio è dichiarato direttamente dal produttore e tiene conto di diversi aspetti legati alla possibilità di intervenire sul dispositivo.
Leggi anche: Diritto alla riparazione, da oggi in vigore in tutta Europa: cosa cambia per lavatrici, smartphone e elettrodomestici
Non si tratta però soltanto di sapere quanto sia facile aprire o riparare un telefono. Per poter fare una scelta realmente consapevole sarebbe importante conoscere anche quanto costano i ricambi e dove trovare le istruzioni necessarie per effettuare la riparazione. Per questo le nuove regole prevedono che produttori e importatori mettano a disposizione gratuitamente online sia le istruzioni sia i prezzi dei pezzi di ricambio.
Sulla carta, dunque, il consumatore dovrebbe avere più strumenti per confrontare due smartphone non soltanto in base alla fotocamera, alla memoria o al prezzo di acquisto, ma anche considerando cosa potrebbe succedere quando la batteria si deteriorerà o quando un componente si romperà.
Cosa ha scoperto l’indagine
Per capire quanto le nuove disposizioni vengano effettivamente rispettate, iFixit e Right to Repair Europe hanno esaminato 2.334 modelli di smartphone registrati nell’ultimo anno nel Registro europeo dei prodotti per l’etichettatura energetica, EPREL.
Il risultato è piuttosto sorprendente: solo circa il 18% dei modelli analizzati presenta un collegamento che permette di trovare facilmente informazioni sui prezzi dei ricambi o sulle procedure di riparazione. Per quasi la metà delle registrazioni, invece, il campo destinato all’indirizzo web risulta semplicemente vuoto.
In altri casi il collegamento porta a una generica pagina del prodotto o dell’assistenza, senza però fornire le informazioni richieste. E c’è persino chi indica intervalli di prezzo talmente ampi da risultare poco utili per il consumatore: nell’analisi viene citato, ad esempio, il caso di una batteria Acer indicata con un costo compreso fra 14 e 128 euro.
Un ulteriore 8% circa delle registrazioni analizzate si limita a indicazioni generiche come “consultare il manuale”, mentre quasi il 5% rimanda a Temu o AliExpress per reperire ricambi o informazioni sulla riparazione.
Questo rende evidente un problema: avere formalmente un campo compilato non significa necessariamente mettere a disposizione del consumatore informazioni realmente utilizzabili.
E c’è un paradosso ancora più eclatante. Secondo l’analisi, alcuni dispositivi che presentano informazioni mancanti o collegamenti non utili arrivano comunque ad attribuirsi il massimo punteggio, la classe A, proprio per la disponibilità dei ricambi e delle informazioni sulla riparazione.
Il problema sollevato da iFixit e Right to Repair Europe non riguarda quindi soltanto qualche link mancante ma punta il dito sul meccanismo di controllo. Il punteggio di riparabilità è infatti autodichiarato dai produttori, mentre non esiste, secondo l’analisi, l’obbligo di rendere pubblico l’intero calcolo utilizzato per arrivare al risultato finale. Questo rende difficile per consumatori, associazioni e organizzazioni indipendenti verificare autonomamente la correttezza del dato.
E così uno strumento nato per rendere il mercato più trasparente rischia di diventare molto meno efficace proprio nel momento in cui il consumatore dovrebbe utilizzarlo per confrontare i prodotti.
C’è poi un’altra questione meno evidente. Anche nei casi in cui il produttore fornisce effettivamente il collegamento richiesto, non è detto che trovare l’informazione sia semplice. Per alcuni grandi marchi, come Apple e Samsung, l’utente deve attraversare diverse pagine e selezionare varie opzioni prima di arrivare ai prezzi dei ricambi.
Ma se per capire quanto costerà sostituire una batteria bisogna fare una piccola caccia al tesoro online, quanto è realistico pensare che quella informazione influenzi davvero la scelta d’acquisto?
È proprio per questo che Right to Repair Europe sostiene che inserire anche i costi dei pezzi di ricambio direttamente nel punteggio di riparabilità potrebbe rendere l’indice più utile e immediato per i consumatori.
Servono controlli più efficaci
Ciò che emerge dall’indagine non significa che le nuove norme europee siano inutili. Al contrario, l’introduzione di un indice di riparabilità e dell’obbligo di fornire informazioni sui ricambi rappresenta un passo importante verso prodotti progettati per durare più a lungo.
Ma una regola funziona davvero soltanto se viene rispettata e controllata.
Secondo i promotori dell’analisi, servirebbero quindi maggiori risorse per la vigilanza del mercato, insieme a sistemi più semplici e trasparenti attraverso cui consumatori, associazioni e riparatori possano segnalare i prodotti non conformi.
Tra le proposte c’è anche quella di rendere obbligatoria la pubblicazione del calcolo completo che porta al punteggio di riparabilità, così da permettere verifiche indipendenti.
Perché sapere che uno smartphone ha preso una A è certamente meglio che non avere alcuna informazione. Ma se non possiamo capire facilmente perché ha preso quella A, quali ricambi sono disponibili e quanto ci costeranno, quella lettera rischia di dirci molto meno di quanto dovrebbe.
E soprattutto, davanti a un telefono che magari dopo pochi anni avrà bisogno di una nuova batteria o di un componente sostitutivo, la vera domanda resta sempre la stessa: potremo davvero ripararlo, oppure saremo costretti a comprarne uno nuovo?
Fonte: Right to Repair Europe