Il bancomat conferma il prelievo, il conto viene addebitato e dalla fessura, però, non esce nulla. È il momento in cui il cash trapping funziona meglio, ovvero quello in cui il cliente, convinto di un guasto, si allontana per tornare in banca il giorno dopo.
I fatti
Martedì 1° settembre, nel pomeriggio, i Carabinieri della Stazione di Roma La Storta sono intervenuti in via Marino Dalmonte, nella località di Cesano, dopo una segnalazione arrivata al 112. Sull’erogatore di uno sportello bancomat era stata applicata una placca metallica, con l’obiettivo di trattenere 50 euro appena prelevati da un cliente dell’istituto di credito. I militari hanno bloccato l’indagato, un 49enne romano già noto alle forze dell’ordine, gravemente indiziato di tentato furto aggravato. Gli accertamenti successivi lo hanno identificato come responsabile di altri due episodi analoghi messi a segno di recente nella stessa zona, per i quali è stato denunciato all’autorità giudiziaria. È stato sottoposto agli arresti domiciliari, in attesa del rito direttissimo. Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e, come precisa lo stesso comunicato dell’Arma, l’indagato deve considerarsi innocente fino a un’eventuale condanna definitiva.
Non si tratta di un episodio isolato, dato che appena qualche giorno prima un caso quasi identico, nella zona di Tor di Quinto, era finito diversamente. Un cliente straniero di 49 anni, mentre prelevava a uno sportello ATM dell’ufficio postale di viale di Tor di Quinto, si era accorto che la fessura di erogazione era ostruita da un oggetto. Subito dopo erano arrivati un uomo e una donna che, sotto la minaccia di un paio di forbici, gli avevano sottratto il denaro appena prelevato, fuggendo a piedi. I Carabinieri della Stazione di Roma Ponte Milvio li hanno intercettati e bloccati a poca distanza: si tratta di un 49enne e una 55enne, entrambi italiani e già noti alle forze dell’ordine, gravemente indiziati di rapina.
Come funziona la trappola
Il principio è più semplice di quanto il nome inglese lasci intuire. Sulla fessura da cui escono le banconote viene applicata una placca che ne blocca fisicamente l’uscita. Per la banca, l’operazione risulta comunque completata, perché il cliente digita l’importo e vede a schermo la conferma del prelievo, anche se il denaro non compare. A quel punto, chi ha manomesso lo sportello aspetta soltanto che il cliente si allontani per tornare, rimuovere il dispositivo e recuperare le banconote intrappolate. Non serve clonare una carta né conoscere il PIN, il punto debole sfruttato è tutto psicologico. Davanti a un ATM che sembra non funzionare, l’istinto porta quasi sempre a spostarsi altrove o a rivolgersi in filiale, lasciando ai truffatori il tempo che serve.
Un fenomeno in crescita in Europa
I numeri raccontano un fenomeno tutt’altro che episodico. Secondo il report sulle frodi ai terminali di pagamento pubblicato ad aprile 2026 dalla European Association for Secure Transactions (EAST), gli attacchi di cash trapping registrati in Europa nel 2024 sono più che raddoppiati rispetto all’anno precedente: da 4.795 a 9.811 casi, un incremento del 105%. Nello stesso periodo sono cresciuti anche il card trapping (+66%, un dispositivo blocca la carta nel lettore per poi recuperarla dopo l’allontanamento del cliente), la transaction reversal fraud (+367%, manomissione che fa risultare fallita un’operazione in realtà riuscita, ottenendo sia il contante sia il riaccredito) ed i relay attack (+505%, i dati del chip vengono intercettati e ritrasmessi in tempo reale per clonare la transazione su un altro sportello), mentre le perdite economiche complessive sono scese a 71 milioni di euro, in calo del 59% rispetto ai 173 milioni del 2023, soprattutto per la contrazione del classico skimming (clonazione della banda magnetica o del chip tramite un lettore sovrapposto, spesso abbinato ad una microcamera per il PIN). Per i criminali la convenienza è evidente, perché le tecniche più datate come lo skimming richiedono competenze tecniche e tempi di preparazione più lunghi, mentre il cash trapping, al contrario, si limita ad intercettare le transazioni autentiche, eseguite da clienti reali.
Come difendersi
Le raccomandazioni restano sempre le stesse. Prima di inserire la carta, conviene osservare lo sportello: residui di colla, placchette sovrapposte o componenti che sembrano fuori posto sono segnali d’allarme. Meglio preferire ATM situati in luoghi presidiati e illuminati, evitando quelli isolati soprattutto di sera e nei giorni festivi. Se il conto risultasse addebitato ma le banconote non dovessero uscire, la regola più importante sarebbe non allontanarsi dallo sportello, perché restando sul posto impedisce al truffatore di recuperare il denaro intrappolato. Conviene contattare subito la propria banca e, se necessario, il 112, evitare di forzare la fessura con oggetti che rischiano di danneggiare il macchinario e alterare le prove, e documentare l’accaduto fotografando sia schermo che erogatore.
Fonte: Arma dei Carabinieri